Il Papa: “Paolo VI fu profeta di una Chiesa estroversa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:07

Papa Francesco ha proclamato sette nuovi santi tra cui Paolo VI e monsignor Oscar Romero, arcivescovo di El Salvador ucciso nel 1980 dagli squadroni della morte. Folla delle grandi occasioni in Piazza San Pietro per la messa di canonizzazione di Papa Montini e di altri sei beati. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato alla cerimonia. Numerosi i fedeli provenienti dalla provincia bresciana, terra d'origine di Paolo VI, da El Salvador e dalla Campania in cui sono particolarmente amate le figure di don Vincenzo Romano e il fabbro Nunzio Sulprizio. Presenti in piazza anche i fratelli di monsignor Romero e la sorella del mandante del suo omicidio.

L'omelia del Papa

Nella sua omelia, Papa Francesco ha commentato le letture ed il Vangelo di oggi: “Nella seconda lettura – ha esordito il Pontefice – si è detto che la Parola di Dio è viva efficace e tagliente, non è solo un insieme di verità o un edificante racconto spirituale; è parola viva che tocca la vita e la trasforma”. “Gesù in persona – ha commentato il Santo Padre – Parola vivente di Dio, parla ai nostri cuori”. Francesco ha invitato ad una riflessione sul brano tratto dal Vangelo di Marco di oggi: “Ci invita all'incontro con il Signore, sull'esempio di quell'uomo che gli corse incontro, di cui il testo non dice il nome quasi a suggerire che possa essere oguno di noi“. Il protagonista del brano chiede a Gesù come avere la vita eterna ma, ha evidenziato il Santo Padre, “la chiede come un'eredità da avere, un bene da avere, da conquistare con le sue forze. Per possedere questo bene ha osservato i comandamenti fin dall'infanzia”. Il Papa ha commentato: “La risposta di Gesù lo spiazza; fissa lo sguardo su di lui e lo ama“. Si passa, quindi, “dai precetti per avere ricompense, all'amore totale”, “dall'osservanza delle leggi al dono di sè”. Papa Francesco ha fatto notare come quella che arriva da Gesù sia una “proposta di vita tagliente” in quanto dice all'uomo: “Vendi quello che hai e dallo ai poveri, vieni e seguimi”. “Anche a te – ha detto il Pontefice rivolgendosi ad ogni fedele – dice vieni e seguimi” perchè “non basta non fare nulla di male per essere di Gesù”. “Non basta – ha continuato il Papa – andare dietro a Gesù solo quando ti va, ma bisogna cercarlo ogni giorno. Non accontentarti di fare l'elemosina e dire qualche preghiera; trova in Lui la forza della tua vita, vendi quello che hai e dallo ai poveri”.

L'amore totale di Gesù

Nel Vangelo, ha ricordato il Santo Padre, il Signore “non fa teorie su povertà e ricchezze“. L'intento è un altro: “Egli va diretto alla vita e chiede di lasciare quello che appesantisce il cuore, di svuotarti dei beni per fare posto a Lui, unico bene“. Questo perchè, ha detto il Pontefice, “se il cuore è affollato di beni non ci sarà spazio per il Signore che diventerà uno degli altri”. L'uomo protagonista del brano del Vangelo di Marco è probabilmente ricco e indisposto a liberarsi dei suoi beni per seguire Gesù. Da qui, la riflessione del Papa: “La ricchezza è pericolosa perchè rende difficile salvarsi, non perchè Dio sia severo ma perchè il troppo avere e volere ci soffocano e ci rendono incapaci di amare”. “Lo vediamo – ha detto Francesco – dove si mettono al centro i soldi non c'è posto per Dio nè per l'uomo“. Il Santo Padre ha rafforzato il suo concetto: “Gesù è radicale, dà tutto e chiede tutto, dà un amore totale e chiede un cuore indiviso”. Il Papa ha chiesto ai fedeli: “Gesù ci dà pane vivo, possiamo dargli in cambio le briciole? A Lui fattosi servo in croce per noi non possiamo rispondere solo con l'osservanza di qualche precetto”. Il Signore, dunque, ci chiede un amore totale. Papa Francesco lo ha ribadito: “Gesù non si accontenta di una percentuale di amore; o tutto, o niente. Il nostro cuore è come una calamita, si lascia attirare dall'amore ma può piegarsi su una parte sola e deve scegliere; o ama Dio o ama la ricchezza del mondo”. Chi crede è posto, quindi, davanti ad una scelta: “Da che parte stiamo? A che punto stiamo nella nostra storia d'amore per Dio? Ci accontentiamo di qualche precetto o seguiamo Gesù da innamorati? Ci basta Gesù o cerchiamo le sicurezze del mondo?” Il Santo Padre ha dunque esortato a chiedere “la grazia di saper lasciare ricchezze, nostalgie di ruoli e poteri, strutture non più adeguate all'annuncio del Signore, i lacci che ci legano al mondo”. Una lezione che deve valere anche per la Chiesa. Francesco ha spiegato: “Senza slancio verso l'amore del Signore anche la nostra Chiesa si ammala di egocentrismo. Ci si racchiude nel chiacchiericcio sterile, in una vita cristiana monotona in cui il narcisismo copre la tristezza”. Il Papa è poi ritornato sul brano odierno di Marco: “Fu così che quel tale che dice il Vangelo se ne andò rattristato. Si era ancorato ai precetti e ai suoi molti beni, non aveva dato il cuore. Pur avendo incontrato Gesù e ricevuto il suo sguardo d'amore, se ne andò triste”. “La tristezza – ha osservato il Pontefice – è la prova dell'amore incompiuto, segno di un cuore tiepido”. Al contrario, “un cuore che ama il Signore diffonde sempre la gioia di cui oggi c'è grande bisogno”.

Il ricordo di Paolo VI 

Nella parte finale dell'omelia, Papa Francesco ha dedicato il suo pensiero alle figure dei sette nuovi santi. In particolare, ha ricordato il suo predecessore Paolo VI, evocando una sua citazione: “È nel cuore delle loro angosce che i nostri contemporanei hanno bisogno di conoscere la gioia, di sentire il suo canto“. Sul suo esempio, Papa Francesco ha fatto notare che: “Gesù ci invita a ritornare alle sorgenti con la gioia, a fare la scelta coraggiosa di rischiare per seguirlo. “I santi – ha detto il Papa – hanno percorso questo cammino, lo ha fatto Paolo VI sull'esempio dell'apostolo di cui scelse il nome”. Papa Montini, ha detto Bergoglio, “ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri“. Ricordando le difficoltà e le critiche subite durante il pontificato del santo bresciano, Papa Francesco ha detto: “Anche nella fatica e nell'incomprensione ha testimoniato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente”. Un riferimento, poi, al suo ruolo nel Vaticano II: “Egli, come il Concilio di cui fu sapiente timoniere, oggi ci esorta a vivere la nostra vocazione universale alla santità, non alle mezze sicure”.

Gli altri santi

Papa Francesco non ha mancato di sottolineare il collegamento di Paolo VI con l'arcivescovo di El Salvador: “E' bello che insieme a lui ci sia monsignor Romero che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria l'incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo”. Senza dimenticare gli altri cinque nuovi santi: “Lo stesso – ha detto il Papa – potremmo dire degli altri”. Soffermandosi, in particolare, sulla figura del giovane fabbro Nunzio Sulrpizio: “Il nostro ragazzo napoletano, giovane,coraggioso, umile, che ha saputo incontrare Gesù nella sofferrenza, nel silenzio, in offerta di se stesso ed ha tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, calcoli, con l'ardore di rischiare e di lasciare”. “Il Signore – ha concluso Bergoglio – ci aiuti a seguire il loro esempio”.

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