Il Papa: “Non rassegniamoci alla follia del terrorismo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:26

Si apre oggi a Bologna l’Incontro internazionale “Ponti di Pace”, iniziativa organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio e che raccoglie nella città felsinea centinaia di leader religiosi di tutto il mondo ed esponenti della cultura e della società civile. L'appuntamento di questo pomeriggio si è aperto con la lettera di Papa Francesco inviata per l'occasione a monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. 

La lettera

Il Santo Padre ha sottolineato l'efficacia del nome della kermesse. C'è bisogno di ponti di pace, secondo Bergoglio, perchè “è urgente elaborare assieme memorie di comunione che risanino le ferite della storia, è urgente tessere trame di pacifica convivenza per l’avvenire” allo scopo di “congiungere fra loro le persone e i popoli”. Una necessità particolarmente sentita in un'epoca come questa, in cui tornano a soffiare venti di guerra ed il terrorismo non è più un fenomeno archiviato. Papa Francesco lo ha ribadito, dicendo: “Non possiamo rassegnarci al demone della guerra, alla follia del terrorismo, alla forza ingannevole delle armi che divorano la vita. Non possiamo lasciare che l’indifferenza si impadronisca degli uomini, rendendoli complici del male, di quel male terribile che è la guerra, la cui crudeltà è pagata soprattutto dai più poveri e dai più deboli”. Una circostanza che fa sì che chi ha fede non può voltare le spalle e rimanere indifferente: “Non possiamo – ha detto il Pontefice – sottrarci alla nostra responsabilità di credenti, chiamati, a maggior ragione nell’odierno villaggio globale, ad avere a cuore il bene di tutti e a non accontentarsi del proprio stare in pace”.

Il valore dell'ecumenismo

Elogiando lo spirito interreligioso di Assisi, Papa Francesco ha scritto nel suo messaggio: “Le religioni, se non perseguono vie di pace, smentiscono se stesse. Esse non possono che costruire ponti, in nome di Colui che non si stanca di congiungere il Cielo e la terra”. Il Santo Padre, ha poi avvertito: “Le nostre differenze non devono metterci gli uni contro gli altri: il cuore di chi veramente crede esorta ad aprire, sempre e ovunque, vie di comunione”. Bergoglio ha inoltre citato le parole dell'incontro realizzato nella città umbra nel 2016: “Ad Assisi, due anni fa, in occasione del 30º anniversario del primo incontro nella città di san Francesco, sottolineai la nostra responsabilità di credenti nell’edificare un mondo in pace. Come a volermi unire ancora a tutti voi, vorrei far riecheggiare alcune parole di allora; ‘Noi, qui, insieme e in pace, crediamo e speriamo in un mondo fraterno. Desideriamo che uomini e donne di religioni differenti, ovunque si riuniscano e creino concordia, specie dove ci sono conflitti. Il nostro futuro è vivere insieme. Per questo siamo chiamati a liberarci dai pesanti fardelli della diffidenza, dei fondamentalismi e dell’odio. I credenti siano artigiani di pace nell’invocazione a Dio e nell’azione per l’uomo! E noi, come Capi religiosi, siamo tenuti a essere solidi ponti di dialogo, mediatori creativi di pace. Ci rivolgiamo anche a chi ha la responsabilità più alta nel servizio dei Popoli, ai Leader delle Nazioni, perché non si stanchino di cercare e promuovere vie di pace, guardando al di là degli interessi di parte e del momento: non rimangano inascoltati l’appello di Dio alle coscienze, il grido di pace dei poveri e le buone attese delle giovani generazioni!’”

I giovani

Agganciandosi al tema del Sinodo dei vescovi attualmente in corso in Vaticano, Papa Francesco ha concluso la sua lettera, invitando “a coinvolgere, in maniera audace, i giovani, perché crescano alla scuola della pace e diventino costruttori ed educatori di pace”. “Il mondo che abitano – ha concluso il Pontefice – appare spesso ostile al loro futuro e violento con chi è debole; molti non hanno ancora visto la pace e tanti non sanno che cosa sia una vita dignitosa. Come credenti, non possiamo che avvertire l’urgenza di cogliere il forte grido di pace che si leva dai loro cuori e di costruire insieme quel futuro che a loro appartiene. Perciò è necessario costruire ponti tra le generazioni, ponti sui quali camminare mano nella mano e ascoltarci”.

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