Il Papa: “Mediterraneo ed Egeo nuovi cimiteri d'Europa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:23

All’Istituto Patristico Augustinianum di Roma è andato in scena l'incontro per il dialogo intergenerazionale tra giovani e anziani. Papa Francesco ha partecipato all'evento ed ha risposto ad alcune domande dei presenti. 

Aprirsi per rifiutare la cultura della competizione

Come essere felici in questo mercato della competizione? Papa Francesco ha risposto così: “Spesso si appare in un modo, ma dentro c'è il vuoto o l'affanno per arrivare. La competizione a volte annienta. Bisogna aprirsi, in cammino. Chi è competitivo non si mette in gioco, chi è maturo invece si mette in gioco. Si sporca le mani perchè ha la mano tesa per salutare ed abbracciare”. Secondo il Pontefice, “I giovani più maturi sono quelli che rischiano”. Il Santo Padre ha così concluso la sua riflessione: “La cultura della competizione non guarda mai la fine, ma il fine che ci si è posti nel proprio cuore. Invece la cultura della fraternità è una cultura di servizio, che si apre e si sporca le mani“.

L'importanza dei nonni

L'incontro di oggi all'Augustinianum è stato pensato proprio come occasione di far conoscere e dialogare i giovani con gli anziani. Il Pontefice ha sottolineato il ruolo fondamentale di questi ultimi nella trasmissione della fede: “Nelle dittature del secolo scorso erano i nonni che di nascosto insegnavano i nipoti a pregare e li portavano a battezzarsi” questo perchè “i genitori erano coinvolti nella filosofia del partito e quindi se si sapeva del battesimo dei figli, avrebbero perso il lavoro o sarebbero diventati vittime di persecuzioni”. Il Santo Padre ha evocato una testimonianza diretta: “Una maestra di uno di questi Paesi mi raccontava che il venerdì dopo Pasqua dovevano chiedere ai bambini cosa avevano mangiato e chi rispondeva le uova metteva nei guai la famiglia”. Un appello finale sull'argomento: “La fede va trasmessa sempre in dialetto”. I nonni lo fanno facendo ricorso a due grandi virtù, il silenzio e la tenerezza.

I sogni e la storia

Papa Francesco ha esortato i giovani a prendere su di sè i sogni degli anziani per portarli avanti: “Il sogno che noi riceviamo dagli anziani è una responsabilità, dobbiamo portarli avanti. Prendete su di voi i sogni degli anziani e portateli avanti, questo vi farà maturare”. Il Santo Padre ha parlato dell'importanza della memoria, ricordando i due conflitti mondiali del Novecento: “La guerra lascia milioni di morti, una grande strage”. “La Seconda Guerra Mondiale l'ho conosciuta a Buenos Aires con tanti migranti che sono venuti. Sentendo loro, tutti capivamo cosa fosse una guerra perchè da noi non si conosceva. E' importante che i giovani conoscano il risultato delle due guerre del secolo scorso; è un tesoro negativo ma che permette di creare coscienze. Un tesoro che ha fatto crescere l'arte italiana, ad esempio il cinema del dopoguerra”. “E' importante che loro – ha detto il Papa riferendosi ai giovani – conoscano come cresce un populismo; pensiamo al 1932-33 di Hitler, quel ragazzo che aveva promesso lo sviluppo della Germania dopo un governo che era fallito”. Toccando un tema di attualità, il Pontefice ha ribadito l'importanza che i giovani “sappiano come cominciano i populismi”. Un affondo, poi, contro l'odio e chi lo diffonde con un riferimento anche alla Riforma e al Concilio Vaticano II: “Non si può – ha detto Francesco – vivere seminando odio. Abbiamo seminato odio da ambedue le parti, cattolici e protestanti. E adesso da 50 anni, lentamente, ci siamo accorti che non era la strada e stiamo cercando di seminare gesti di amicizia e non di divisione”. Francesco ha ripetuto un concetto già espresso nel corso di una recente udienza generale: “Seminare odio è facile e non solo sulla scena internazionale ma anche nel quartiere. Seminare odio con i commenti, con le chiacchiere è uccidere, uccidere la fama altrui, la pace, la concordia, far crescere le gelosie”.

Mediterraneo ed Egeo cimitero d'Europa

Papa Francesco ha poi risposto ad una domanda sulle tante tragedie nei mari che ci sono state in questi anni per l'esplosione del fenomeno migratorio. Di fronte a queste scene, il Papa ha detto: “Io soffro, prego, parlo“. “Oggi – ha osservato ripetendo un'espressione già usata in passato – c'è la terza guerra mondiale a pezzetti”. A causarla, secondo il Santo Padre, c'è la “mancanza di umanità, l'aggressione, l'odio fra culture” ma anche “una deformazione della religione per poter odiare meglio e questa è la strada del suicidio dell'umanità”. Dopo aver citato Einstein, Bergoglio ha continuato esprimendo un concetto forte: “Seminare odio è un cammino di distruzione. Si può coprire con la libertà. Quel ragazzo del secolo scorso (Hitler) lo copriva con la purezza della razza, oggi con i migranti“. Il Papa ha poi ribadito la necessità di aprire le porte: “Accogliere il migrante è un mandato biblico perchè tu stesso sei stato migrante in Egitto. L'Europa è stata fatta dai migranti. Le culture sono mischiate. L'Europa ha coscienza che nei momenti brutti, altri Paesi dell'America hanno ricevuto i migranti europei e sanno cosa significa. Noi dobbiamo riprendere la nostra storia, prima di dare un giudizio sull'immigrazione“. Citando la sua esperienza familiare, il Santo Padre ha ricordato: “Io sono figlio di un migrante che è andato in Argentina. Migranti col cognome italiano sono stati ricevuti col cuore e la porta aperta”. Il Papa ha poi sentenziato: “La chiusura è l'inizio del suicidio”. Accogliere non basta, però; secondo Francesco i migranti “si devono accompagnare ma soprattutto integrare”. Ripetendo quanto già detto nel volo di ritorno dall'Irlanda, il Pontefice ha affermato: “Se noi accogliamo così non facciamo un bel servizio”. Va fatto, dice il Papa, un lavoro dell'integrazione. “La Svezia – ha sostenuto il Pontefice – è stato un esempio da più di 40 anni. L'ho vissuto da vicino con gli argentini fuggiti dalla dittatura militare che sono andati in Svezia e subito hanno trovato scuola e lavoro”. La necessità dell'integrazione richiede dai governanti la prudenza “per dire fino a questo punto posso poi non posso più”. “Per questo – ha detto il Papa – è importante che tutta l'Europa si metta d'accordo su questo problema”. Infine, il riconoscimento ai Paesi che hanno fatto di più per salvare le vite in mare: “Il peso più grosso se lo portano l'Italia, la Grecia, la Spagna e un pò anche Cipro“. Il Santo Padre ha concluso, dicendo: “Il nuovo cimitero europeo si chiama Mediterraneo ed Egeo”

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