Il Papa: “L'incontro con Cristo è un cammino in salita”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:53

Al centro del Vangelo di Luca (Lc 17,19), letto in questa XXVIII Domenica del Tempo Ordinario, ci sono i lebbrosi, gli esclusi della società giudaica perché ritenuti “impuri”: “Vediamo infatti che, quando vanno da Gesù, 'si fermano a distanza' – dice Papa Francesco. Eppure gridano a Dio, “ad alta voce” come sottolinea il Vangelo: gli esclusi non si curano delle convenzioni sociali, anzi si appellano a Dio e “accorciano le distanze, perché – sottolinea il Pontefice – il Signore ascolta il grido di chi è solo […] Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno”. Cosa significa l'episodio dei lebbrosi per noi? Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri. Il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo, se gli diciamo: “Signore, io credo che puoi risanarmi; guariscimi dalle mie chiusure, liberami dal male e dalla paura, Gesù”. Nel grido dei poveri, Francesco colloca il sema della saggezza di conoscere il Cristo, perché invocandolo a gran voce, i malati riconoscono il significato profondo del nome di Gesù, che significa “Dio salva”: “Dio salva – sottolinea – Ripetiamolo: è pregare. La preghiera è la porta della fede, la preghiera è la medicina del cuore.”

Il segreto della guarigione

Papa Francesco si sofferma anche su un aspetto singolare della Lettura: “I lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano: “Mentre essi andavano furono purificati” sottolinea: la guarigione come un “cammino di fede”, innanzitutto, non un processo statico. Il Pontefice sottolinea il dinamismo dell’incontro con Gesù e ne traccia la natura “in salita”. Spesso, infatti, la strada dell’incontro col Cristo non è facile: “ È nel cammino della vita che si viene purificati”. In tale ostacolo si situa il vero miracolo, perché – ricorda Francesco – la fede  […] fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli”. L’amore dell’incontro è, quindi, una strada verso l’umiltà. Su un piano concreto, esso si traduce nel ringraziamento. Il Papa domanda ai partecipanti: “Rimaniamo in noi stessi o ringraziamo?”, ricordando che “Ringraziare non è questione di galateo, ma di fede. Dire grazie al Signore è l’antidoto all’invecchiamento del cuore. Perché il cuore s’invecchia”

Custodi dei fratelli lontani

La fede è un percorso che non si fa da soli. Infatti, il Pontefice sottolinea l’amarezza di Cristo quando vede che torna a ringraziarLo soltanto uno: “E gli altri nove dove sono? Sembra quasi che chieda conto degli altri nove all’unico che è tornato. È vero, è compito nostro – di noi che siamo qui a “fare Eucaristia”, cioè a ringraziare –, è compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada: siamo custodi dei fratelli lontani. Siamo intercessori per loro, siamo responsabili per loro, chiamati cioè a rispondere di loro, a prenderli a cuore. Vuoi crescere nella fede? – domanda il Papa -. Prenditi cura di un fratello lontano, di una sorella lontana”.

I nuovi santi del quotidiano

Esempi di questo percorso corale sono i nuovi santi, quattro donne e un uomo: “Tre di loro sono suore – sottolinea il Papa – e ci mostrano che la vita religiosa è un cammino d’amore nelle periferie esistenziali del mondo. Santa Marguerite Bays, invece, era una sarta e ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa”. Per il Papa, i nuovi santi sono modelli di quella che è la santità del quotidiano e cita le parole del santo cardinale Newman: “Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. […] Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese, […] il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria”. Il Papa auspica che questi santi siano per tutti i credenti: “luci gentili fra le oscurità mondo”.

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