Il Papa: “La liturgia non è 'il campo del fai-da-te'”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:06

Si concluderà domani a Roma l’Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Oggi Papa Francesco, dopo la cerimonia alla sede della Fao dell'Aventino, ha ricevuto in Udienza gli 80 partecipanti, tra cui 22 Cardinali, 8 Arcivescovi e 11 Vescovi

La liturgia

Nel discorso pronunciato, Francesco ha rievocato l'istituzione della Congregazione nel 1969: “La tradizione orante della Chiesa – ha detto – aveva bisogno di espressioni rinnovate, senza perdere nulla della sua millenaria ricchezza, anzi riscoprendo i tesori delle origini. Nei primi mesi di quell’anno sbocciarono così le primizie della riforma compiuta dalla Sede Apostolica a beneficio del Popolo di Dio”. Facendo accenno alla promulgazione del Messale Romano, Bergoglio ha detto: “Sappiamo che non basta cambiare i libri liturgici per migliorare la qualità della liturgia. Fare solo questo sarebbe un inganno. Perché la vita sia veramente una lode gradita a Dio, occorre infatti cambiare il cuore”. 

Il compito della Congregazione

Il lavoro della Congregazione, ha osservato nel discorso, è “volto ad aiutare il Papa a compiere il suo ministero a beneficio della Chiesa in preghiera sparsa su tutta la terra”. “Nella comunione ecclesiale – ha aggiunto – operano sia la Sede Apostolica che le Conferenze dei Vescovi, in spirito di cooperazione, dialogo, sinodalità. La Santa Sede, infatti, non sostituisce i Vescovi, ma collabora con loro per servire, nella ricchezza delle varie lingue e culture, la vocazione orante della Chiesa nel mondo”. Bergoglio si è poi concentrato sul tema dell'Assemblea: “Parlando di formazione, non possiamo dimenticare anzitutto che la liturgia è vita che forma, non idea da apprendere. È utile in proposito ricordare che la realtà è più importante dell’idea”. Una precisazione, poi: “Ed è bene perciò, nella liturgia come in altri ambiti della vita ecclesiale, non andare a finire in sterili polarizzazioni ideologiche, che nascono spesso quando, ritenendo le proprie idee valide per tutti i contesti, si arriva ad assumere un atteggiamento di perenne dialettica nei confronti di chi non le condivide”. “Così – ha continuato – partendo magari dal desiderio di reagire ad alcune insicurezze del contesto odierno, si rischia poi di ripiegarsi in un passato che non è più o di fuggire in un futuro presunto tale“.

No alla liturgia fai-da-te

La strada giusta, secondo Francesco, non sarebbe quella del ripiegamento nel passato: “Il punto di partenza è invece riconoscere la realtà della sacra liturgia, tesoro vivente che non può essere ridotto a gusti, ricette e correnti, ma va accolto con docilità e promosso con amore, in quanto nutrimento insostituibile per la crescita organica del Popolo di Dio”. In tal senso, “la liturgia non è 'il campo del fai-da-te', ma l’epifania della comunione ecclesiale”. Un discorso diretto in particolare a indirizzi giudicati sbagliati: “Quando si rimpiangono nostalgicamente tendenze passate o se ne vogliono imporre di nuove, si rischia invece di anteporre la parte al tutto, l’io al Popolo di Dio, l’astratto al concreto, l’ideologia alla comunione e, alla radice, il mondano allo spirituale”. Parlare della formazione consente di “prendere coscienza del ruolo insostituibile che la liturgia riveste nella Chiesa e per la Chiesa”. 

Il valore del silenzio

Francesco ha fatto accenno anche ad un tema particolarmente caro al prefetto della Congregazione, il Cardinale Robert Sarah: “Affinché la liturgia possa adempiere la sua funzione formatrice e trasformatrice, occorre che i Pastori e i laici siano introdotti a coglierne il significato e il linguaggio simbolico, compresi l’arte, il canto e la musica al servizio del mistero celebrato, anche il silenzio”. Francesco ha concluso: “La liturgia è infatti la via maestra attraverso cui passa la vita cristiana in ogni fase della sua crescita. Avete perciò davanti un compito grande e bello; lavorare perché il Popolo di Dio riscopra la bellezza di incontrare il Signore nella celebrazione dei suoi misteri e, incontrandolo, abbia vita nel suo nome”.

 

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