Il Papa indice l’Anno di Giuseppe e concede l’indulgenza plenaria

Lettera Apostolica “Patris Corde” di Francesco in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa Universale. Decreto per concedere il dono di speciali Indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe indetto dal Pontefice

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:00
Giuseppe

“Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti“, sostiene Jorge Mario Bergoglio. “Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in ‘seconda linea’ hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine“.

Distacco

Il Pontefice concede l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Papa) ai fedeli che, “con l’animo distaccato da qualsiasi peccato”, parteciperanno all’Anno di San Giuseppe nelle occasioni e con le modalità indicate dalla Penitenzieria Apostolica. “Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi. Mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la
nostra debolezza“, si legge nella Lettera Apostolica “Patris Corde” pubblicata da Francesco in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa Universale. La Santa Sede ha reso pubblica anche il Decreto per concedere il dono di speciali indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe indetto dal Pontefice.Giuseppe

Giuseppe patrono della Chiesa universale

Il Papa concede il dono di speciali indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe, indetto per celebrare il 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale. “Oggi ricorrono i 150 anni del Decreto ‘Quemadmodum Deus‘, con il quale il Beato Pio IX, mosso dalle gravi e luttuose circostanze in cui versava una Chiesa insidiata dall’ostilità degli uomini, dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica- chiarisce la Penitenzieria Apostolica-. Al fine di perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù, Papa Francesco ha stabilito che, dalla data odierna, anniversario del Decreto di proclamazione nonché giorno sacro alla Beata Vergine Immacolata e Sposa del castissimo Giuseppe, fino all’8 dicembre
2021, sia celebrato uno speciale Anno di San Giuseppe. Nel quale ogni fedele sul suo esempio possa rafforzare quotidianamente la propria vita di fede nel pieno compimento della volontà di Dio. Tutti i fedeli avranno così la possibilità di impegnarsi, con preghiere e buone opere. Per ottenere con l’aiuto di San Giuseppe, capo della celeste Famiglia di Nazareth, conforto e sollievo dalle gravi tribolazioni umane e sociali che oggi attanagliano il mondo contemporaneo”.Giuseppe

Devozione

Prosegue il decreto: “La devozione al Custode del Redentore si è sviluppata ampiamente nel corso della storia della Chiesa. Che non solo gli attribuisce un culto tra i più alti dopo quello per la Madre di Dio sua Sposa. Ma gli ha anche conferito molteplici patrocini. Il Magistero della Chiesa continua a scoprire antiche e nuove grandezze in questo tesoro che è San Giuseppe, come il padrone di casa del Vangelo di Matteo ‘che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche’ (Mt 13,52). Al perfetto conseguimento del fine preposto gioverà molto il dono delle indulgenze che la Penitenzieria Apostolica, attraverso il presente decreto emesso in conformità al volere di Papa Francesco, benignamente elargisce durante l’Anno di San Giuseppe“. E “San Giuseppe, autentico uomo di fede, ci invita a riscoprire il rapporto filiale col Padre, a rinnovare la fedeltà alla preghiera, a porsi in ascolto e corrispondere con profondo discernimento alla volontà di Dio”. Si concede l’Indulgenza plenaria a quanti mediteranno per almeno 30 minuti la preghiera del Padre Nostro, oppure prenderanno parte a un ritiro spirituale di almeno una giornata che preveda una
meditazione su San Giuseppe.

Uomo giusto

Inoltre “il Vangelo attribuisce a San Giuseppe l’appellativo di ‘uomo giusto’ (Mt 1,19). Egli, custode del ‘segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all’animo’, depositario del mistero di Dio e pertanto patrono ideale del foro interno, ci sprona a riscoprire il valore del silenzio, della prudenza e della lealtà nel compiere i propri doveri. La virtù della giustizia praticata in maniera esemplare da Giuseppe è piena adesione alla legge divina, che è legge di misericordia, ‘perché è proprio la misericordia di Dio che porta a compimento la vera giustizia’. Pertanto coloro i quali, sull’esempio di San Giuseppe, compiranno un’opera di misericordia corporale o spirituale, potranno ugualmente
conseguire il dono dell’indulgenza plenaria. L’aspetto principale della vocazione di Giuseppe fu quello di essere custode della Santa Famiglia di Nazareth, sposo della Beata Vergine Maria e padre legale di Gesù. Affinché tutte le famiglie cristiane siano stimolate a ricreare lo stesso clima di intima comunione, di amore e di preghiera che si viveva nella Santa Famiglia, si concede l’indulgenza plenaria per la recita del Santo Rosario nelle famiglie e tra fidanzati. Evidenzia Francesco nella Lettera Apostolica “Patris Corde”: “Ebbe il coraggio di assumere la paternità legale di Gesù, a cui impose il nome rivelato dall’Angelo: ‘Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati’ (Mt 1,21). Come è noto, dare un nome a una persona o a una cosa presso i popoli antichi significava  conseguirne l’appartenenza, come fece Adamo nel racconto della Genesi (2,19-20)”.

La profezia

Sottolinea il Pontefice: “Nel Tempio, quaranta giorni dopo la nascita, insieme alla madre Giuseppe offrì il Bambino al Signore e ascoltò sorpreso la profezia che Simeone fece nei confronti di Gesù e di Maria (Lc 2,22-35). Per difendere Gesù da Erode, soggiornò da straniero in Egitto (Mt 2,13-18). Ritornato in patria, visse nel nascondimento del piccolo e sconosciuto villaggio di Nazaret in Galilea – da dove, si diceva, ‘non sorge nessun profeta’ e ‘non può mai venire qualcosa di buono‘ (Gv 7,52; 1,46)–, lontano da Betlemme, sua città natale, e da Gerusalemme, dove sorgeva il Tempio. Quando, proprio durante un
pellegrinaggio a Gerusalemme, smarrirono Gesù dodicenne, lui e Maria lo cercarono angosciati e lo ritrovarono nel Tempio mentre discuteva con i dottori della Legge (Lc 2,41-50). Dopo Maria, Madre di Dio, nessun Santo occupa tanto spazio nel Magistero pontificio quanto Giuseppe, suo sposo”.

 

 

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