Il Papa in Kazakistan: “Vado a Nu-Sultan perché il mondo ha sete di pace”

Papa Francesco, al termine dell'Angelus, ricorda il suo imminente viaggio: "Sarà un’occasione per incontrare tanti rappresentanti religiosi e dialogare da fratelli"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:45
Papa Francesco Angelus Kazakistan
Foto © VaticanMedia

“Dopodomani partirò per un viaggio di tre giorni in Kazakhstan, dove prenderò parte al Congresso dei Capi delle religioni mondiali e tradizionali. Sarà un’occasione per incontrare tanti rappresentanti religiosi e dialogare da fratelli, animati dal comune desiderio di pace, pace di cui il nostro mondo è assetato”. Papa Francesco, al termine dell’Angelus domenicale prepara il terreno per il suo prossimo viaggio. Atteso, nonostante non sia ancora per lui possibile recarsi a Kiev, anche per tracciare le linee guida per il percorso di pace e di dialogo per gli equilibri mondiali. “Vorrei già da ora rivolgere un cordiale saluto ai partecipanti, così come alle Autorità, alle comunità cristiane e all’intera popolazione di quel vastissimo Paese. Ringrazio per i preparativi e per il lavoro compiuto in vista della mia visita. A tutti chiedo di accompagnare con la preghiera questo pellegrinaggio di dialogo e di pace”.

L’Angelus del Papa

Nella sua riflessione, il Papa ha invitato a soffermarsi sulle tre parabole della misericordia offerte dalla lettura evangelica odierna. Le quali, ricorda, “si chiamano così perché fanno vedere il cuore misericordioso di Dio” e Gesù le racconta in risposta “alle mormorazioni dei farisei e degli scribi”. Essi “si scandalizzavano perché Gesù era tra i peccatori. Se per loro questo è religiosamente scandaloso, Gesù, accogliendo i peccatori e mangiando con loro, ci rivela che Dio è proprio così: Dio non esclude nessuno, tutti desidera al suo banchetto, perché tutti ama come figli, tutti, nessuno escluso, tutti. Le tre parabole, allora, riassumono il cuore del Vangelo: Dio è Padre e ci viene a cercare ogni volta che siamo perduti”.

L’inquietudine della mancanza

I protagonisti delle parabole hanno un aspetto in comune: “Tutti e tre, in fondo, hanno un aspetto comune, che potremmo definire così: l’inquietudine per la mancanza; l’inquietudine della mancanza, tutti e tre in queste parabole sono inquieti perché manca loro qualcosa”. Nel loro cuore “c’è l’inquietudine per quello che manca: la pecora, la moneta, il figlio che è andato via. Chi ama si preoccupa di chi manca, ha nostalgia di chi è assente, cerca chi è smarrito, attende chi si è allontanato. Perché vuole che nessuno vada perduto”. E così, spiega Papa Francesco, “è per Dio: non è ‘tranquillo’ se ci allontaniamo da Lui, è addolorato, freme nell’intimo; e si mette in movimento per venirci a cercare, finché ci riporta tra le sue braccia. Il Signore non calcola le perdite e i rischi, ha un cuore di padre e di madre, e soffre per la mancanza dei figli amati”.

L’attenzione al fratello

Il Pontefice ha invitato a interrogarci sui nostri comportamenti: “Abbiamo nostalgia per chi è assente, per chi si è allontanato dalla vita cristiana? Portiamo questa inquietudine interiore, oppure stiamo sereni e indisturbati tra di noi?”. Non si tratta “solo di essere ‘aperti agli altri’, è Vangelo… Riflettiamo allora sulle nostre relazioni: io prego per chi non crede, per chi è lontano, per chi è amareggiato? Noi attiriamo i distanti attraverso lo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza? Il Padre ci chiede di essere attenti ai figli che più gli mancano. Pensiamo a qualche persona che conosciamo, che sta accanto a noi e che magari non ha mai sentito nessuno che le dica: ‘Sai? Tu sei importante per Dio'”.

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