Il Papa in Bulgaria, tra migrazioni e futuro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:03

E'iniziato da Sofia la due giorni di Papa Francesco nell'Est Europa, dove in mattianta è arrivato iniziando la sua visita dalla Bulgaria, per poi proseguire in Macedonia del Nord. Ricevuto dalle autorità civili bulgare, il Santo Padre si è detto lieto di trovari in un “luogo d’incontro tra molteplici culture e civiltà, ponte tra l’Europa dell’est e quella del sud, porta aperta sul vicino oriente; una terra in cui affondano antiche radici cristiane, che alimentano la vocazione a favorire l’incontro sia nella regione sia nella comunità internazionale”. Un Paese, ha detto Papa Francesco, dove “la diversità, nel rispetto delle specifiche peculiarità, è vista come un’opportunità, una ricchezza, e non come motivo di contrasto”. E nel salutare le autorità del Paese, il Pontefice non ha dimenticato di ricordare lo statista Atanas Burov, a cui è dedicata la piazza dove il Santo Padre è stato ricevuto, un uomo che “subì i rigori di un regime che non poteva accettare la libertà di pensiero”.

Migrazione

Ed è proprio a trent'anni dalla cessazione del comunismo “che imprigionava la libertà e le iniziative” del Paese, che Papa Francesco effettua il suo viaggio apostolico, riconoscendo come la Bulgaria si trovi ora “ad affrontare le conseguenze dell’emigrazione, avvenuta negli ultimi decenni, di più di due milioni di suoi concittadini alla ricerca di nuove opportunità di lavoro”. Allo stesso tempo, ha spiegato, “come tanti altri Paesi del vecchio continente deve fare i conti con quello che può essere considerato come un nuovo inverno: quello demografico, che è sceso come una cortina di gelo su tanta parte dell’Europa, conseguenza di una diminuzione di fiducia verso il futuro”. Una piaga che, assieme all'intensificazione dei flussi migratori, ha portato lo spopolamento di villaggi e città. Ma non solo: “La Bulgaria si trova a confrontarsi con il fenomeno di coloro che cercano di fare ingresso all’interno dei suoi confini, per sfuggire a guerre e conflitti o alla miseria, e tentano di raggiungere in ogni modo le aree più ricche del continente europeo, per trovare nuove opportunità di esistenza o semplicemente un rifugio sicuro”.

L'impegno per i giovani

A questo, però, fa da contraltare “l’impegno con cui i governanti di questo Paese, da anni, si sforzano di creare le condizioni affinché, soprattutto i giovani, non siano costretti a emigrare”, rivolgendo loro un augurio e un incoraggiamento a proseguire su questa strada “per promuovere condizioni favorevoli affinché i giovani possano investire le loro fresche energie e programmare il loro futuro personale e familiare, trovando in patria condizioni che permettano una vita degna”. La Bulgaria, d'altronde, “si è sempre distinto come un ponte fra est e ovest, capace di favorire l’incontro tra culture, etnie, civiltà e religioni differenti, che da secoli hanno qui convissuto in pace. Lo sviluppo, anche economico e civile, della Bulgaria passa necessariamente attraverso il riconoscimento e la valorizzazione di questa sua specifica caratteristica”.

San Giovanni XXIII

Ma Papa Francesco non dimentica le precedenti visite nel Paese dei santi Giovanni Paolo II, che qui arrivò come Papa, e Giovanni XXIII, che visse qui quando ancora non era stato eletto Sommo Pontefice: “Questi portò sempre nel cuore sentimenti di gratitudine e di profonda stima per la vostra Nazione, al punto da affermare che, dovunque si fosse recato, la sua casa vi sarebbe stata sempre aperta, senza bisogno di dire se cattolico o ortodosso, ma solo: fratello di Bulgaria”. San Giovanni XXIII, ha detto il Santo Padre, “lavorò instancabilmente per promuovere la fraterna collaborazione tra tutti i cristiani e con il Concilio Vaticano II, da lui convocato e presieduto nella sua prima fase, diede grande impulso e incisività allo sviluppo dei rapporti ecumenici”.

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