Il Papa: “Il Vescovo non è un principe”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:58

Papa Francesco ha celebrato la messa mattutina a Casa Santa Marta e nell'omelia ha preso spunto dalla Lettera di San Paolo a Tito. Nel testo, l'apostolo traccia l'identikit del vescovo ideale: “irreprensibile, non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé, attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono”.

Il disordine non deve spaventare

Il Pontefice ha detto che la Chiesa non è nata nell'ordine: “Mai la Chiesa è nata tutta ordinata, tutto a posto, senza problemi, senza confusione, mai. Sempre è nata così. E questa confusione, questo disordine, va sistemato. È vero, perché le cose devono mettersi in ordine“. Il Papa ha esortato a non spaventarsi di fronte al disordine: Paolo aveva lasciato Tito a Creta proprio per sistemare la situazione e gli aveva presentato il modello da seguire per essere un buon pastore: “La definizione che dà del vescovo – ha ricordato Francesco – è un 'amministratore di Dio',  non dei beni, del potere, delle cordate, no; di Dio”. Cosa deve fare per evitare questi rischi? Secondo il Papa, “deve correggere se stesso e domandarsi; 'Io sono amministratore di Dio o sono un affarista?'. Il vescovo è amministratore di Dio. Deve essere irreprensibile; questa parola è la stessa che Dio ha chiesto ad Abramo; 'Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile'. È parola fondante, di un capo“.

Vescovi, non principi

Per Bergoglio, riprendendo quanto dice Paolo, il vescovo non deve essere nè arrogante nè attaccato i soldi: “Quando si fanno le indagini per l’elezione dei vescovi, sarebbe bello fare queste domande all’inizio per sapere se si può andare avanti in altre indagini”. “Deve essere – ha ribadito Francesco – mite, non principe“. Secondo il Pontefice, questa linea “non è una novità postconciliare” ma ci sarebbe “dall’inizio, quando la Chiesa si è accorta che doveva mettere in ordine con vescovi del genere”. Francesco ha concluso la sua omelia chiedendo preghiere affinchè ci siano sempre più pastori che seguano l'esempio indicato da Paolo nella lettera a Tito.

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