Il Papa: “Il diavolo entra dalle tasche”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:15

Con i vescovi orientali cattolici il papa Francesco ripercorre e sintetizza le tappe del dialogo ecumenico, richiamando il senso della missione episcopale. Il Pontefice ricorda tappe importanti nelle quali si è fatto “un cammino insieme ai fratelli non cattolici”. E specifica che “con loro ho avuto la grazia di condividere diversi momenti forti: penso alla preghiera per la pace in Terra Santa nei Giardini Vaticani, all’incontro con i profughi nell’isola di Lesvos, al dialogo per la pace in Medio Oriente a Bari, preceduto dalla preghiera comune nel segno di San Nicola e della Santa Madre di Dio che mostra la via”. Perciò “sento che la via che ci viene indicata dall’Alto è fatta di preghiera, umiltà e carità“, sostiene Francesco.

Dialogo nella carità

Il Papa chiede il dialogo nella carità, nel chinarsi “insieme davanti al fratello che soffre”, perché così “ci prepariamo ad abitare insieme l’unico Cielo al quale siamo chiamati: il Signore non ci chiederà conto di quali e quanti territori sono rimasti sotto la nostra giurisdizione e nemmeno di come abbiamo contribuito allo sviluppo delle nostre identità nazionali. Ci chiederà quanto siamo stati capaci di amare il prossimo, ogni prossimo, e di annunciare il Vangelo di salvezza a chi abbiamo incontrato sulle strade della vita”. E “troppe disuguaglianze e divisioni minacciano la pace”. L'unità cristiana “non è uniformità”. L'uniformità è la distruzione dell'unità e la verità cristiana “non è monocorde, ma sinfonica, altrimenti non verrebbe dallo Spirito Santo”. Francesco ha ricevuto in udienza i vescovi orientali cattolici in Europa, convenuti a Roma in occasione del consueto incontro annuale organizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali di Europa (Ccee).

Particolarismi nazionali

“Tra voi vedo molti rappresentanti di diverse Chiese di tradizione bizantina, tanti dalla cara Ucraina, ma anche presenze dal Medio Oriente, dall'India e da altre regioni, che hanno trovato accoglienza nei Paesi europei – precisa il Pontefice-. Come afferma il Concilio Vaticano II, la varietà non solo non nuoce all'unità della Chiesa, ma anzi la manifesta”. Il Papa mette in guardia dai populismi. “La comunione cattolica fa parte della vostra identità particolare ma non le toglie nulla, anzi contribuisce a realizzarla pienamente, ad esempio proteggendola dalla tentazione di chiudersi in sé stessa e di cadere in particolarismi nazionali o etnici escludenti”. E questo  è un “pericolo di questo tempo della nostra civiltà: i particolarismi che diventano populismi e vogliono comandare e uniformare tutto”.

Martiri romeni

Nel corso del discorso, il Papa ha ripercorso il viaggio apostolico in Romania dove ha presieduto la beatificazione di sette vescovi martiri della Chiesa greco-cattolica romena. “È stata un’occasione – afferma il Pontefice – per manifestare quanto l’intera Chiesa cattolica e il Successore di Pietro vi siano grati per la testimonianza di fedeltà alla comunione col vescovo di Roma più volte offerta nella storia, talora fino all’effusione del sangue”. E “questa fedeltà è una gemma preziosa del vostro patrimonio di fede, un segno distintivo indelebile, come ci ricorda uno dei martiri romeni che, davanti a chi gli chiedeva di abiurare la propria comunione cattolica, disse: “la mia fede è la mia vita”.

I soldi sono un veleno

È amando che “vengono in primo piano le uniche che restano per sempre: Dio e il prossimo”, precisa il Pontefice. È amando che “passano in secondo piano quelle realtà secondarie a cui siamo ancora attaccati… anche i soldi che sono un veleno: il diavolo entra dalle tasche, non dimenticatelo!”.  Occorre “mettersi insieme al servizio degli ultimi, degli emarginati, aiuta a sanare le divisioni anche dentro la stessa Chiesa”. E “aiutiamoci a vivere la carità verso tutti. Essa non conosce territori canonici e giurisdizioni”, ha sottolineato il pontefice. “Quando ci chiniamo insieme sul fratello che soffre, quando diventiamo insieme prossimi di chi patisce solitudine e povertà, quando mettiamo al centro chi è emarginato, come i bambini che non vedono la luce: i giovani privati di speranza, le famiglie tentate di disgregarsi, gli ammalati o gli anziani scartati, già camminiamo insieme nella carità che sana le divisioni”.

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