Il Papa fra grattacieli e baraccopoli

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:17

Cosa va a fare il Papa in un Paese, come la Thailandia, al 96% buddhista, dove i Cattolici rasentano l'1%? “Anzitutto, visiterà tutti i thailandesi” è la risposta di monsignor Vissanu Thanya-anan, vice segretario della Conferenza episcopale cattolica thailandese dalle colonne del quotidiano Avvenire.

In terra missionaria

Nel suo 32esimo viaggio apostolico, Papa Francesco ricorda il significato dell'essere Pontefice, cioè “costruttore di ponti”, avendo a mente le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI durante la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi a “La Aparecida”: “La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per 'attrazione'”. In questo modo si concilia la visita del Capo della Chiesa Cattolica in un Paese dove i Cristiani sono sì 380.000 su 70 milioni, ma radicati in una tradizione feconda, segno dell'imperturbabilità dello Spirito. Quest'anno in Thailandia ricorrono, infatti, i 350 anni dell'istituzione del Vicariato Apotolico di Siam: un nucleo importante, reso saldo dai missionari. Il motto di questa prima tappa del viaggio è, infatti, “Discepoli di Cristo, discepoli missionari“, dove la ha una forma di Croce, richiamando in questo modo alle sorgenti dell'afflato evangelico e missionario. Intervistato a L'Osservatore Romano e a Vatican News, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha ricordato, al centro della missione, Papa Francesco voglia ricordare che “il protagonista della missione è lo Spirito Santo, che la missione non è proselitismo ma che la missione si compie da una pienezza che si traduce in attrazione e in testimonianza. Credo che questo viaggio in Thailandia, proprio anche in questo contesto – chiamiamolo di esigua minoranza della presenza cattolica – vuole essere proprio una ulteriore sottolineatura di questa dimensione della missione dell’evangelizzazione, che dev’essere costitutiva, che è costitutiva e deve diventarlo sempre di più, nella consapevolezza di ogni battezzato, di tutta la Chiesa”.

Il programma

Papa Francesco partirà questa sera da Roma e raggiungerà Bangkok alle 12:30 (ora locale) – 6:30 ora italiana. Il giorno 21, visiterà il patriarca dei buddisti e, in seguito, celebrerà la Santa Messa nello stadio nazionale. La giornata del 22 novembre si aprirà con l'incontro con i sacerdoti, i religiosi, seminaristi e catechisti e si concluderà con la Santa Messa con i giovani presso la Cattedrale dell'Assunzione. Il giorno successivo, il Pontefice partirà da Bangkok alla volta di Tokyo. Gioca sulla metafora della missione e sul richiamo al Vicariato di Siam, istituito nel 1669, il simbolo scelto per questa tappa del viaggio: una nave con una croce che fa da albero maestro e tre vele, che richiamano la forza dello Spirito Santo infusa nei primi missionari. Fra le onde, emerge la mano della Vergine Maria che, quale protettrice dei missionari, dona fecondità alla Parola. Sostiene tutti questi elementi la Bibbia, simbolo vivente del Verbo di Dio. 
Di seguito il programma ufficiale.

Il Papa nelle periferie

Ma la Thailandia è anche una “periferia” del mondo. L'economia del Paese si basa principalmente sull'agricoltura e sul turismo e, fra le piaghe radicate nella società, c'è quella del turismo sessuale. In Thailandia la prostituzione è illegale, eppure raggiunge livelli numerici allarmanti. Sono i contesti della “cultura dello scarto”, quelli contro i quali il Pontefice si batte animosamente da tempo. Padre Alessio Crippa è missionario saveriano. Vatican News racconta della dicotomia fra i grattacieli futuristici di Bangokok e le baraccopoli del quartiere Khlong Toey. Qui, pur essendo una minoranza, le comunità cattoliche, la Caritas in primis si battono per il recupero dei poveri. Recupero che, in una realtà così complessa come quella thailandese, non coincide solo con la battaglia per la fame, ma anche attraverso il reinserimento sociale ed educativo di tanti di loro. Risuonano ancora le parole pronunciate da Papa Francesco dieci giorni fa: “È più facile reprimere che educare, negare l’ingiustizia presente nella società e creare questi spazi per rinchiudere nell’oblio i trasgressori, che offrire pari opportunità di sviluppo a tutti i cittadini”. Parole pronunciate all'Incontro internazionale per i responsabili regionali e nazionali della pastorale carceraria. Segno che la prigionia non è mai limitatamente fisica. 

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