Il Papa: “E' scomodo proteggere i diritti dei più fragili”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:11

Chiediamo perdono per tutte le volte in cui, come Chiesa, non abbiamo dato ai sopravvissuti di qualunque tipo dei abuso compassione, ricerca di giustizia e verità”. Squarcia il silenzio di Phoenix Park la richiesta di perdono di Papa Francesco, arrivata a sorpresa durante l'atto penitenziale che ha preceduto la sua omelia nella messa conclusiva del IX Incontro mondiale delle Famiglie, celebrata nell'immensa distesa verde dublinese. Un momento solenne, toccante, uno dei tanti di questo weekend irlandese, durante il quale il Santo Padre non ha mancato di invocare più volte il perdono del Signore per la sua Chiesa e per i silenzi che hanno coperto il peccato: “Chiediamo perdono per tutte le volte in cui la Chiesa non ha agito con azioni concrete nei confronti di questi abusi e non abbiamo mostrato alle vittime degli abusi la giusta compassione e la giusta attenzione”. E ancora: “Chiediamo perdono per i bambini che sono stati strappati alle loro madri e per tutte quelle volte in cui molte ragazze madri che cercavano di rintracciare i loro figli non sono state aiutate dicendo che era peccato mortale”.

Un dono

L'invocazione del perdono ha reso particolarmente emozionante una domenica che, a Phoenix Park, è stata funestata dalla pioggia e dal vento. Nulla che potesse impedire che, “in questo prezioso momento di comunione gli uni con gli altri e con il Signore” il popolo dei fedeli irlandesi potesse “fare una sosta e considerare la fonte di tutte le cose buone che abbiamo ricevuto”, le parole “di spirito e vita” che il Signore ha donato a tutte le famiglie accorse per incontrarlo in questi due giorni di preghiera: “Quanto ha bisogno il mondo di questo incoraggiamento che è dono e promessa di Dio! Come uno dei frutti di questa celebrazione della vita familiare, possiate tornare alle vostre case e diventare fonte di incoraggiamento per gli altri, per condividere con loro le parole di vita eterna di Gesù. Le vostre famiglie infatti sono sia un luogo privilegiato sia un importante mezzo per diffondere quelle parole come 'buone notizie' per ciascuno, specialmente per quelli che desiderano lasciare il deserto e la “casa di schiavitù per andare verso la terra promessa della speranza e della libertà”.

Amare come Cristo ci ha amati

Alle famiglie presenti a Phoenix Park, Papa Francesco ricorda che “il matrimonio è una partecipazione al mistero della perenne fedeltà di Cristo alla sua sposa, la Chiesa. Tuttavia questo insegnamento, seppure magnifico, può apparire a qualcuno come una 'parola dura'. Perché vivere nell’amore, come Cristo ci ha amato, comporta l’imitazione del suo stesso sacrificio di sé, comporta morire a noi stessi per rinascere a un amore più grande e più duraturo”. Un amore capace di salvare il mondo dall'egoismo e dall'indifferenza, lo stesso amore che abbiamo conosciuto in Gesù Cristo: “Esso si è incarnato nel nostro mondo mediante una famiglia, e mediante la testimonianza delle famiglie cristiane in ogni generazione ha il potere di infrangere ogni barriera per riconciliare il mondo con Dio e fare di noi ciò che da sempre siamo destinati a essere: un’unica famiglia umana che vive insieme nella giustizia, nella santità e nella pace”.

Testimoniare la Buona notizia

Il Santo Padre ha ricordato che “dare testimonianza a questa Buona Notizia non è facile. Tuttavia, le sfide che i cristiani oggi hanno di fronte sono, a loro modo, non meno difficili di quelle che dovettero affrontare i primi missionari irlandesi”, che portarono il Vangelo in Europa quando essa versava in tempi di oscurità. “Fu la loro quotidiana testimonianza di fedeltà a Cristo e tra di loro che conquistò i cuori che desideravano ardentemente una parola di grazia e che contribuì a far nascere la cultura europea”. La vera sfida di oggi è far tesoro di quegli insegnamenti di Gesù che a volte possono sembrare duri: “Che sfida è sempre quella di accogliere il migrante e lo straniero! Com’è doloroso sopportare la delusione, il rifiuto o il tradimento! Quanto è scomodo proteggere i diritti dei più fragili”. Ma è proprio in queste circostanze che dobbiamo accettare l'invito del Signore e, con la forza dello Spirito, rispondere: “Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

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