Il Papa: “Dio non si conforma ai pregiudizi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:45

E'sul ritorno di Gesù a Nazareth che, partendo dal brano evangelico odierno, il Santo Padre Francesco ha incentrato la sua riflessione per l'Angelus domenicale: “Da quando se ne era andato – ha spiegato – e si era messo a predicare per le borgate e i villaggi vicini, non aveva rimesso più piede nella sua patria. Pertanto, ci sarà stato tutto il paese ad ascoltare questo figlio del popolo, la cui fama di maestro sapiente e di potente guaritore dilagava ormai per la Galilea e oltre”. Eppure, dice il Pontefice, non tutto andò per il meglio: “Quello che poteva profilarsi come un successo, si tramutò in un clamoroso rifiuto, al punto che Gesù non poté operare lì nessun prodigio, ma solo poche guarigioni”. Su cosa accadde si esprime ancora l'evangelista: “La gente di Nazareth dapprima ascolta, e rimane stupita; poi si domanda perplessa: 'Da dove gli vengono queste cose', questa sapienza? E alla fine si scandalizza, riconoscendo in lui il falegname, il figlio di Maria, che loro hanno visto crescere. Perciò Gesù conclude con l’espressione divenuta proverbiale: 'Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria'”.

Lo scandalo dell'incarnazione

I concittadini di Gesù passano dunque dalla meraviglia all'incredulità, un passaggio che, spiega ancora Papa Francesco, è frutto di un accostamento: “Essi fanno un confronto tra l’umile origine di Gesù e le sue capacità attuali: è un falegname, non ha fatto studi, eppure predica meglio degli scribi e opera miracoli. E invece di aprirsi alla realtà, si scandalizzano. Secondo gli abitanti di Nazareth, Dio è troppo grande per abbassarsi a parlare attraverso un uomo così semplice”. Un processo, questo, che il Santo Padre definisce “lo scandalo dell’incarnazione: l’evento sconcertante di un Dio fatto carne, che pensa con mente d’uomo, lavora e agisce con mani d’uomo, ama con cuore d’uomo, un Dio che fatica, mangia e dorme come uno di noi”. Questo, dice, “è motivo di scandalo anche oggi”, perché “non sono i discepoli che hanno lavato i piedi al Signore, ma è il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli”.

Il filo conduttore della carità

Per questo “il capovolgimento operato da Gesù impegna i suoi discepoli di ieri e di oggi a una verifica personale e comunitaria. Anche ai nostri giorni infatti può accadere di nutrire pregiudizi che impediscono di cogliere la realtà. Ma il Signore oggi ci invita ad assumere un atteggiamento di ascolto umile e di attesa docile, perché la grazia di Dio spesso si presenta a noi in modi sorprendenti, che non corrispondono alle nostre aspettative”. Dio, spiega il Santo Padre, “non si conforma ai pregiudizi. Dobbiamo sforzarci di aprire il cuore e la mente, per accogliere la realtà divina che ci viene incontro. Si tratta di avere fede: la mancanza di fede è un ostacolo alla grazia di Dio. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, ma ad essi non corrisponde una reale adesione alla persona di Gesù e al suo Vangelo. Ogni cristiano invece è chiamato ad approfondire questa appartenenza fondamentale, cercando di testimoniarla con una coerente condotta di vita, il cui filo conduttore è la carità”.

E, a tal proposito, ricorda la Santa Madre Teresa di Calcutta: “una suorina piccolina. Nessuno dava dieci lire per lei che andava per le strade per prendere i moribondi affinché avessero una morte degna. E questa piccola suorina con la preghiera e il suo o perato ha fatto meraviglie. la piccolezza di una donna ha rivoluzionato l'operato della carità nella Chiesa”.

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