Il Papa ai lasalliani: “L'insegnamento è una missione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:55

Si esorto ad approfondire e imitare la sua passione per gli ultimi e gli scartati. Nel solco della sua testimonianza apostolica, siate protagonisti di una “cultura della risurrezione”, specialmente in quei contesti esistenziali dove prevale la cultura della morte”. Con queste parole Papa Francesco si è rivolto ai 300 Fratelli delle Scuole cristiane, arrivati in Vaticano come rappresentanti di una congregazione diffusa in tutto il mondo e che conta oltre 3 mila reilgiosi e 90 mila educatori laici in 82 Paesi, noti come “Fratelli lasalliani”, a 300 anni esatti dalla morte di san Giovanni Battista de La Salle, fra i più importanti promotori della regolarizzazione dell'istruzione scolastica in Francia,”che ideò nella sua epoca un innovativo sistema educativo”. Nella Sala Clementina, il Santo Padre ha incontrato solo una piccola parte dell'enorme comunità, alla quale ha augurato che “lo slancio per la missione educativa, che rese il vostro Fondatore maestro e testimone per tanti suoi contemporanei, e il suo insegnamento, possano ancora oggi alimentare i vostri progetti e la vostra azione”.

Non solo un mestiere

Una vera e propria rivoluzione pedagogica quella introdotta da La Salle a cavallo fra il XVII e XVIII secolo, condotta attraverso la matura consapevolezza di “individuare una nuova concezione dell’insegnante. Era convinto, infatti, che la scuola è una realtà seria, per la quale occorre gente adeguatamente preparata; ma aveva davanti agli occhi tutte le carenze strutturali e funzionali di una istituzione precaria che necessitava di ordine e forma”. La Salle riuscì a intuire che “l’insegnamento non può essere solo un mestiere, ma è una missione”, circondandosi di “persone adatte alla scuola popolare, ispirate cristianamente, con doti attitudinali e naturali per l’educazione” e “adoperandosi alacremente per promuovere quella che lui definiva la 'dignità del maestro'”.

Rispondere alle attese

La figura “sempre attuale” del santo francese è ben inquadrabile in tutte le sue riforme adoperate affinché il sistema d'istruzione francese fosse migliore: “Sostituì la lingua francese a quella latina, che normalmente si utilizzava nell’insegnamento; divise gli alunni per gruppi omogenei di apprendimento in vista di un lavoro più efficace; istituì i Seminari per i maestri di campagna, cioè per i giovani che volevano diventare insegnanti senza entrare a far parte di alcuna istituzione religiosa; fondò le Scuole domenicali per gli adulti e due Pensionati, uno per i giovani delinquenti e l’altro per il recupero di carcerati”. Questo perché “sognava una scuola aperta a tutti”, non esitando nell'affrontare “anche le necessità educative estreme, introducendo un metodo di riabilitazione attraverso la scuola e il lavoro”. Le forme dell’annuncio del Vangelo, ha ricordato Papa Francesco “richiedono di essere adeguate alle situazioni concrete dei diversi contesti, ma ciò comporta anche uno sforzo di fedeltà alle origini, affinché lo stile apostolico che è proprio della vostra Famiglia religiosa possa continuare a rispondere alle attese della gente”.

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