Il Papa agli agricoltori: “No agli affari prima di tutto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:50

In un mondo in cui il problema della fame è ben lontano dall’essere sradicato, “viviamo il paradosso di un’agricoltura non più considerata settore primario dell’economia, ma che mantiene una evidente rilevanza nelle politiche di sviluppo, negli squilibri della sicurezza alimentare come pure nella vita delle comunità rurali”. Lo ha sottolineato il Papa ricevendo nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico i partecipanti alla riunione dell’Associazione Rurale Cattolica Internazionale. Nell’apprezzare un “lavoro a volte molto faticoso, ma compiuto nella consapevolezza di fare qualcosa per gli altri”, il Papa ha fatto riferimento al tema della “cura del creato” che tanto gli sta a cuore e agli insegnamenti della Laudato Si’: “Con l’attenzione posta al mondo rurale radicata nella visione dell’insegnamento sociale della Chiesa, voi rappresentate bene quell’imperativo di «coltivare e custodire il giardino del mondo» a cui siamo chiamati se vogliamo dare continuità all’azione creatrice di Dio e proteggere la casa comune”. Poi Francesco è tornato a condannare senza mezzi termini le speculazioni che mettono a rischio la sopravvivenza di milioni di persone: “In alcune aree geografiche – ha affermato – lo sviluppo agricolo resta la principale risposta possibile alla povertà e alla scarsità di cibo. Questo però significa rimediare alla carenza degli apparati istituzionali, all’iniqua acquisizione di terre la cui produzione è sottratta ai legittimi beneficiari, ad ingiusti metodi speculativi o alla mancanza di politiche specifiche, nazionali e internazionali. Guardando il mondo rurale oggi, emerge il primato della dimensione del mercato, che orienta azioni e decisioni. Gli affari, anzitutto! Anche a costo di sacrificare i ritmi della vita agricola, con i suoi momenti di lavoro e di tempo libero, del riposo settimanale e della cura della famiglia. Per quanti vivono la realtà rurale questo significa constatare che lo sviluppo non è uguale per tutti, come se la vita delle comunità dei campi avesse un valore più basso. La stessa solidarietà, largamente invocata come rimedio, è insufficiente se non è accompagnata dalla giustizia nell’attribuzione delle terre, nei salari agricoli o nell’accesso al mercato. Per i piccoli contadini la partecipazione alle decisioni resta lontana, per l’assenza delle istituzioni locali e la mancanza di regole certe che riconoscano come valori l’onestà, la correttezza e la lealtà”.
Quale la strada da seguire per cercare di imprimere una svolta a questa deriva e risollevare le sorti di tanti lavoratori sfruttati e lasciati nell’indigenza? Secondo il Pontefice “la storia dell’ICRA mostra che è possibile coniugare l’essere cristiani con l’agire da cristiani nella realtà del mondo agricolo, dove il significato della persona umana, la dimensione familiare e sociale, il senso della solidarietà sono valori essenziali, anche nelle situazioni di maggiore sottosviluppo e povertà” Serve, però, “un supplemento di umanità, fatto anzitutto di scelte coraggiose e di competenza costantemente aggiornata, per cooperare con le istituzioni statali e internazionali nel predisporre le tecniche e nel dare soluzione ai problemi, sempre in chiave umanizzante. Un ruolo propositivo, dunque, che aiuti il mondo rurale a non rimanere ai margini delle decisioni politiche, dei piani normativi o dell’azione nei diversi settori della vita sociale e dell’economia. Nei vostri progetti di formazione, voi siete giustamente critici sul modello orientato all’agribusiness, ma ponete l’accento piuttosto sui bisogni reali, secondo le condizioni delle persone e dei luoghi. Questo permette di evitare non solo perdite e sprechi nella produzione, ma anche l’incauto ricorso a tecniche che, in nome di un abbondante raccolto, possono eliminare la varietà delle specie e la ricchezza della biodiversità”. Il Papa ha concluso ricordando che “nel contribuire all’azione delle istituzioni internazionali, il ruolo di una ONG saldamente ancorata alla dottrina sociale della Chiesa è anzitutto quello di costruire ponti, partendo da una conoscenza approfondita delle proprie radici, non limitandosi a partecipare ai processi, ma operando per un cambiamento di strategie e di progetti. Per questo è necessaria una competenza che si sostituisca all’improvvisazione, anche quella che esprime una buona volontà o un senso spiccato di altruismo. Come membri dell’ICRA siete chiamati a proporre uno stile di vita sobrio e una cultura del lavoro agricolo che ha i suoi fondamenti, come pure i suoi obiettivi, nella centralità della persona, nella disponibilità all’altro e nella gratuità”. Il Papa ha concluso il suo discorso raccontando un aneddoto a braccio: “Pochi mesi fa, ho incontrato un contadino che mi ha raccontato come potava gli ulivi (…) ho visto lì la tenerezza: aveva quel rapporto con la natura, e potava i suoi alberi come se fosse un papà, con tenerezza. Che non si perda questo rapporto con la natura umana, con il creato: ci edifica tutti”.

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