Il Papa a Ostia: “Abbattere il muro dell'omertà”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:27

Papa Francesco fa proprie le sofferenze di Ostia, quartiere marittimo di Roma divenuto tristemente noto per gli episodi di violenza legati al crimine organizzato. Territorio scelto per celebrare le messa del Corpus Domini, nella quale si fa memoria dell'istituzione dell'Eucaristia. Ostia chiama Ostia si potrebbe dire. Dal Vangelo, dai valori di amore e misericordia condensati nel sacrificio di Cristo, arriva la speranza per chi è ostaggio della paura. 

Il dolore di Ostia

“Gesù desidera che siano abbattuti i muri dell’indifferenza e dell’omertà divelte le inferriate dei soprusi e delle prepotenze, aperte le vie della giustizia, del decoro e della legalità – scandisce il Pontefice dal palco allestito sulla piazza antistante la parrocchia di Santa Monica – . L’ampio lido di questa città richiama alla bellezza di aprirsi e prendere il largo nella vita. Ma per far questo occorre sciogliere quei nodi che ci legano agli ormeggi della paura e dell’oppressione“. Ostia, ricorda, “richiama proprio l’ingresso, la porta”. E allora, “Signore, quali porte vuoi che ti apriamo qui? Quali cancelli ci chiami a spalancare, quali chiusure dobbiamo superare?” si chiede Bergoglio. L’Eucaristia, sottolinea, “invita a lasciarsi trasportare dall’onda di Gesù, a non rimanere zavorrati sulla spiaggia in attesa che qualcosa arrivi, ma a salpare liberi, coraggiosi, uniti. I discepoli, conclude il Vangelo, 'dopo aver cantato l’inno, uscirono' (v. 26). Al termine della Messa, saremo anche noi in uscita. Cammineremo con Gesù, che percorrerà le strade di questa città. Egli desidera abitare in mezzo a voi. Vuole visitare le situazioni, entrare nelle case, offrire la sua misericordia liberatrice, benedire, consolare. Avete provato situazioni dolorose; il Signore vuole esservi vicino”.

Il Vangelo

Nel Vangelo odierno, evidenzia, “è narrata l’Ultima Cena, ma sorprendentemente l’attenzione è posta più sui preparativi che sulla cena stessa. Ritorna più volte il verbo 'preparare'. I discepoli domandano, ad esempio: 'Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?'. Gesù li invia a preparare con precise indicazioni ed essi trovano 'una grande sala, arredata e già pronta'. I discepoli vanno a preparare, ma il Signore aveva già preparato”. Qualcosa di simile, osserva, “avviene dopo la risurrezione, quando Gesù appare ai discepoli per la terza volta: mentre pescano, egli li attende a riva, dove già prepara del pane e del pesce per loro. Ma al tempo stesso chiede ai suoi di portare un po’ del pesce che hanno appena preso e che lui stesso aveva indicato come pescare. Anche qui, Gesù prepara in anticipo e chiede ai suoi di collaborare. Ancora, poco prima della Pasqua, Gesù aveva detto ai discepoli: 'Vado a prepararvi un posto perché dove sono io siate anche voi'. È Gesù che prepara, lo stesso Gesù che però con forti richiami e parabole, prima della sua Pasqua, chiede a noi di prepararci, di tenerci pronti. Gesù, insomma, prepara per noi e chiede anche a noi di preparare”.

I doni di Gesù

Ma cosa prepara per noi, si chiede Francesco? “Un posto e un cibo. Un posto, molto più degno della 'grande sala arredata' del Vangelo. È la nostra casa spaziosa e vasta quaggiù, la Chiesa, dove c’è e ci dev’essere posto per tutti. Ma ci ha riservato anche un posto lassù, in paradiso, per stare insieme con lui e tra di noi per sempre. Oltre al posto ci prepara un cibo, un pane che è lui stesso: 'Prendete, questo è il mio corpo'”. Questi due doni, sottolinea “sono ciò che ci serve per vivere. Sono il vitto e l’alloggio definitivi. Entrambi ci vengono dati nell’Eucaristia. Qui Gesù ci prepara un posto quaggiù, perché l’Eucaristia è il cuore pulsante della Chiesa, la genera e la rigenera, la raduna e le dà forza. Ma l’Eucaristia ci prepara anche un posto lassù, nell’eternità, perché è il Pane del cielo. Viene da là, è l’unica materia su questa terra che sa davvero di eternità. È il pane del futuro, che già ora ci fa pregustare un avvenire infinitamente più grande di ogni migliore aspettativa. È il pane che sfama le nostre attese più grandi e alimenta i nostri sogni più belli. È, in una parola, il pegno della vita eterna: non solo una promessa, ma un pegno, cioè un anticipo concreto di quello che ci sarà donato. L’Eucaristia è la 'prenotazione' del paradiso; è Gesù, viatico del nostro cammino verso quella vita beata che non finirà mai”.

Un alimento semplice

Nell’Ostia consacrata, spiega ancora, “oltre al posto, Gesù ci prepara il cibo, il nutrimento. Nella vita abbiamo continuamente bisogno di nutrirci, e non solo di alimenti, ma anche di progetti e affetti, di desideri e speranze. Abbiamo fame di essere amati. Ma i complimenti più graditi, i regali più belli e le tecnologie più avanzate non bastano, non ci saziano mai del tutto. L’Eucaristia è un alimento semplice, come il pane, ma è l’unico che sazia, perché non c’è amore più grande. Lì incontriamo Gesù realmente, condividiamo la sua vita, sentiamo il suo amore; lì puoi sperimentare che la sua morte e risurrezione sono per te. E quando adori Gesù nell’Eucaristia ricevi da lui lo Spirito Santo e trovi pace e gioia”.

Affamati di Dio

Poi l'esortazione: “Cari fratelli e sorelle, scegliamo questo cibo di vita: mettiamo al primo posto la Messa, riscopriamo l’adorazione nelle nostre comunità! Chiediamo la grazia di essere affamati di Dio, mai sazi di ricevere ciò che Egli prepara per noi. Ma, come ai discepoli allora, anche a noi oggi Gesù chiede di preparare. Come i discepoli domandiamogli: 'Signore, dove vuoi che andiamo a preparare?'. Dove: Gesù non predilige luoghi esclusivi ed escludenti. Egli ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza. In quei luoghi scomodi desidera andare e chiede a noi di fargli i preparativi. Quante persone sono prive di un posto dignitoso per vivere e del cibo da mangiare. Ma tutti conosciamo delle persone sole, sofferenti, bisognose: sono tabernacoli abbandonati. Noi, che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli. Egli si è fatto pane spezzato per noi; chiede a noi di donarci agli altri, di non vivere più per noi stessi, ma l’uno per l’altro. Così si vive eucaristicamente: riversando nel mondo l’amore che attingiamo dalla carne del Signore. L’Eucaristia nella vita si traduce passando dall’io al tu. I discepoli, dice ancora il Vangelo, prepararono dopo essere 'entrati in città'.

 

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