Il Papa a Bari nel segno della pace

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La preghiera può fermare le guerre? Difficile da pensare per chi non ha fede. Eppure, come ha spiegato il cardinale Mauro Piacenza in occasione della presentazione del report annuale di Aiuto alla Chiesa che soffre, è l’arma più potente a disposizione di chi crede in Dio. Del resto, i precedenti non mancano. Basta ricordare la solenne veglia promossa in piazza San Pietro da Papa Francesco il 7 settembre 2013, quando si era davvero (e di nuovo…) sull’orlo della Terza Guerra mondiale, con il presidente Obama pronto a bombardare Assad e la Russia schierata in difesa del dittatore siriano.

Appelli per la pace

Certo, fu evitata la catastrofe non fu sufficiente a fermare il conflitto. Per quello serve anche la volontà degli uomini, che hanno pur sempre la loro libertà di scegliere tra il bene e il male. Ma il compito della Chiesa non può essere altro, accanto a una diplomazia discreta, che quello di rilanciare gli appelli alla pace e alla concordia.

L'incontro

Questo è il significato più profondo dell’odierno incontro di preghiera a Bari. Un abbraccio tra i capi delle Chiese cattoliche orientali (e l’amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pizzaballa), quelli delle Chiese ortodosse (mediorientali, russa e di Costantinopoli) e quelli delle Chiese luterane presenti in Terra Santa. Un grido elevato verso il Cielo per chiedere che tacciano le armi e finiscano le persecuzioni dei cristiani ma anche un monito alle potenze mondiali che in Medio Oriente stanno combattendo una guerra per procura.

Tacciano le armi

Come ha ricordato qualche settimana fa alla Gregoriana il nunzio a Damasco, il cardinale Mario Zenari, la guerra in Siria, dove si stanno fronteggiando di fatto i cinque eserciti più potenti del mondo, finirà quando terminerà il conflitto al Palazzo di Vetro dell’Onu. Dunque la preghiera e il confronto di Bari potranno servire anche sul piano politico a richiamare i grandi del mondo a cercare finalmente una strategia diplomatica efficace per mettere fine alla crisi più grave dalla fine della Seconda Guerra mondiale.

Programma

Il programma della visita prevede, dopo l’arrivo nella basilica di San Nicola e la venerazione delle reliquie, il trasferimento del Papa e degli altri religiosi in pullman alla Rotonda sul Lungomare dove si terrà la preghiera. “Su di te sia pace – Cristiani insieme per il Medio Oriente” è il titolo di questa iniziativa senza precedenti al termine della quale Francesco e i Patriarchi torneranno nella basilica di San Nicola dove avranno un incontro a porte chiuse. Una riflessione sulla situazione della regione e delle Chiese in quell’area, culla del Cristianesimo, che sarà introdotta da una relazione di mons. Pizzaballa.

L'impegno del Papa

Al termine dell’incontro non sono previsti comunicati o dichiarazioni. Ma è chiaro, come ha avuto modo di spiegare il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, card. Sandri, durante la presentazione dell’evento, che c’è grande attesa per le parole del Papa, che si è speso in prima persona per questo appuntamento. Saranno sicuramente parole finalizzate a rafforzare l’unità dei cristiani in Medio Oriente ma anche a favorire il dialogo con il mondo islamico e in difesa di tanti cristiani che soffrono persecuzioni, esilio e discriminazioni. Con buona pace di quanti lo accusano spesso di non spendersi abbastanza per chi è costretto a lasciare la propria casa o a perdere la vita pur di non rinunciare alla propria fede.

Ecumenismo

“Si tratta – ha spiegato nei giorni scorsi a Vatican News l’arcivescovo di Bari, mons. Cacucci – di passare da una visione che, sia pure encomiabile, è legata alla nostra Chiesa e al mondo cattolico, per avere un respiro autenticamente ecumenico”. Un ecumenismo che non sia soltanto quello del sangue ma diventi vita concreta e voce unica dei cristiani, a favore del dialogo e della ricostruzione.

Solo così sarà possibile dare una chance in più alla pace.

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