“Il Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:14

Il Medio Oriente è divenuto terra di gente che lascia la propria terra. E c’è il rischio che la presenza di nostri fratelli e sorelle nella fede sia cancellata, deturpando il volto stesso della regione, perché un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente”. Lo ha detto Papa Francesco nel discorso che ha introdotto la preghiera ecumenica con i patriarchi cattolici, ortodossi e i rappresentanti luterani a Bari. Al suo arrivo il S. Padre è stato accolto dall’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dal Prefetto Marilisa Magno e dal sindaco Antonio Decaro. Dopo la venerazione delle reliquie di San Nicola nella basilica, insieme a tutti gli altri leaders religiosi il Papa ha raggiunto in pullman la Rotonda sul lungomare di Bari dove è stato allestito il palco per la preghiera. “Qui – ha detto il Papa – contempliamo l’orizzonte e il mare e ci sentiamo spinti a vivere questa giornata con la mente e il cuore rivolti al Medio Oriente, crocevia di civiltà e culla delle grandi religioni monoteistiche”. Francesco ha ricordato che “da lì si è propagata nel mondo intero la luce della fede. Lì sono sgorgate le fresche sorgenti della spiritualità e del monachesimo. Lì si conservano riti antichi unici e ricchezze inestimabili dell’arte sacra e della teologia, lì dimora l’eredità di grandi Padri nella fede. Questa tradizione è un tesoro da custodire con tutte le nostre forze, perché in Medio Oriente ci sono le radici delle nostre stesse anime”.

Purtroppo, è sotto gli occhi del mondo intero come “su questa splendida regione si è addensata, specialmente negli ultimi anni, una fitta coltre di tenebre: guerra, violenza e distruzione, occupazioni e forme di fondamentalismo, migrazioni forzate e abbandono, il tutto nel silenzio di tanti e con la complicità di molti“. Per questo il S. Padre ha sottolineato la necessità di pregare “perché la luce divina diradi le tenebre del mondo. Abbiamo già acceso, davanti a San Nicola, la 'lampada uniflamma', simbolo della Chiesa una. Insieme desideriamo accendere oggi una fiamma di speranza” perché “quando si tendono le mani al cielo in preghiera e quando si tende la mano al fratello senza cercare il proprio interesse, arde e risplende il fuoco dello Spirito, Spirito di unità, Spirito di pace”.

“Sia pace – ha concluso il Papa – è il grido dei tanti Abele di oggi che sale al trono di Dio. Per loro non possiamo più permetterci, in Medio Oriente come ovunque nel mondo, di dire: 'Sono forse io il custode di mio fratello?'. L’indifferenza uccide, e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze“.

Al termine del rito il Papa e i patriarchi torneranno nella basilica di S. Nicola per un incontro a porte chiuse che sarà introdotto dall'amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, mons. Pizzaballa.

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