“Il cristiano ama anche quando l’amore pare aver smarrito le sue ragioni”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:00

“La forza della risurrezione rende i cristiani capaci di amare anche quando l’amore pare aver smarrito le sue ragioni”. Papa Francesco prosegue le sue catechesi sul tema della speranza. Lo fa partendo dall'esempio di San Francesco d'Assisi, di cui la Chiesa ne celebra oggi il ricordo. Nel Santo patrono d'Italia, Bergoglio vede un grande “missionario di speranza“, testimone gioioso della risurrezione di Cristo. Il Pontefice traccia poi l'identikit del vero cristiano: “non lamentoso e arrabbiato, ma convinto, per la forza della risurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’amore”. E al termine dell'Udienza, in una piazza San Pietro gremita di fedeli e baciata dal sole, annuncia una “Riunione pre-sinodale” alla quale parteciperanno giovani cristiani, di altre religioni e non credenti, provenienti da ogni parte del mondo. E afferma: “La Chiesa deve ascoltare i giovani“.

Annunciatori di speranza

Papa Bergoglio ricorda che “il cristiano non è un profeta di sventura“; al contrario, “l’essenza del suo annuncio è è Gesù, morto per amore e che Dio ha risuscitato”. Questo, sottolinea, “è il nucleo della fede cristiana”. Infatti, “se i Vangeli si fermassero alla sepoltura di Gesù, la storia di questo profeta andrebbe ad aggiungersi alle tante biografie di personaggi eroici che hanno speso la vita per un ideale”. Se così fosse, il Vangelo sarebbe solo un libri “edificante e consolatorio“. Ma questi testi vanno oltre il venerdì: “ed è proprio questo frammento ulteriore – prosegue il Pontefice – a trasformare le nostre vite”. La pietra rotolata davanti al sepolcro aveva “chiuso tutti gli entusiasmi dei discepoli – fa notare il Santo Padre -. Sembrava che tutto fosse finito, e alcuni, delusi e impauriti, stavano già lasciando Gerusalemme”. Ma Gesù risorge, aggiunge: “Questo fatto inaspettato rovescia e sovverte la mente e il cuore dei discepoli“.

Annuncio e testimonianza

La caratteristica principale della risurrezione di Cristo, sottolinea il Papa, è che “Gesù non risorge solo per sé stesso“, “la sua rinascita” non è “una prerogativa di cui” è “geloso”. Al contrario, “ascende verso il Padre” proprio “perché vuole che la sua risurrezione sia partecipata ad ogni essere umano”, “trascinando in alto ogni creatura”. E, grazie alla Pentecoste,  i discepoli “non avranno solamente una bella notizia da portare a tutti, ma saranno loro stessi diversi da prima, come rinati a vita nuova”. L'annuncio della risurrezione, ricorda il Pontefice, non si fa solo a parole, “ma con i fatti e con la testimonianza della vita”. Per Bergoglio, “Gesù non vuole discepoli capaci solo di ripetere formule imparate a memoria”, bensì vuole “testimoni”, ovvero “persone che propagano speranza con il loro modo di accogliere, di sorridere, di amare”. Francesco si sofferma poi su quest'ultima capacità, “perché – spiega – la forza della risurrezione rende i cristiani capaci di amare anche quando l’amore pare aver smarrito le sue ragioni“. Chi crede possiede un “di più” “che non si spiega semplicemente con la forza d’animo o un maggiore ottimismo”: “è come se i credenti fossero persone con un 'pezzo di cielo' in più sopra la testa”.

L'identikit del vero cristiano

In questa prospettiva, il compito dei cristiani al giorno d'oggi è “quello di aprire spazi di salvezza, come cellule di rigenerazione capaci di restituire linfa a ciò che sembrava perduto per sempre”. Poi aggiunge: “Quando il cielo è tutto nuvoloso, è una benedizione chi sa parlare del sole”. Papa Francesco traccia quindi l'identikit del vero cristiano: “non è lamentoso e arrabbiato, ma convinto, per la forza della risurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’amore“.

L'importanza dei martiri

“Qualche volta – prosegue il Pontefice – i discepoli pagheranno a caro prezzo questa speranza donata loro da Gesù”. Il pensiero di Bergoglio va ai “tanti cristiani che non hanno abbandonato il loro popolo quando è venuto il tempo della persecuzione”, a tutti quelli che “sono rimasti sperando in Dio”. “Sono cristiani che portano il cielo nel cuore”, aggiunge a braccio. “I martiri di ogni tempo, con la loro fedeltà a Cristo, raccontano che l’ingiustizia non è l’ultima parola nella vita – prosegue -. In Cristo risorto possiamo continuare a sperare”. Per il Papa, “gli uomini e le donne che hanno un 'perché' vivere resistono più degli altri nei tempi di sventura”. E “chi ha Cristo al proprio fianco davvero non teme più nulla”. E' questo il motivo per cui “i cristiani non sono mai uomini facili e accomodanti“: “la loro mitezza – spiega – non va confusa con un senso di insicurezza e di remissività”. I cristiani sono missionari di speranza perché, conclude il Papa, “quando cadono si rialzano sempre“.

Il ricordo di San Francesco

Nel salutare i tanti pellegrini italiani che affollano piazza San Pietro, Papa Bergoglio ricorda San Francesco: “Il suo esempio di vita rafforzi in ciascuno di voi, cari giovani, l’attenzione verso il creato; sostenga voi, cari ammalati, alleviando la vostra fatica quotidiana; e sia di aiuto a voi, cari sposi novelli, nel costruire la vostra famiglia sull’amore caritativo“.

L'annuncio della “Riunione pre-sinodale”

Infine, annuncia una Riunione pre-sinodale, che si svolgerà in Vaticano dal 19 al 24 marzo 2018 “a cui sono invitati giovani cattolici, di diverse confessioni cristiane e altre religioni, o non credenti”, provenienti da ogni parte del mondo. Un'iniziativa, spiega il Papa, che “si inserisce nel cammino di preparazione della prossima Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi che avrà per tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, nell’ottobre 2018. Con tale cammino la Chiesa vuole mettersi in ascolto della voce, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani”. “Dobbiamo ascoltare i giovani“, dice a braccio. “Per questo, le conclusioni della Riunione di marzo saranno trasmesse ai Padri sinodali”.

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