Una recente ricerca del Censis evidenzia il distacco tra la società italiana e la Chiesa, con un calo dei cattolici praticanti, specialmente tra i giovani. Il cardinale vicario Baldo Reina, riflettendo sulla parabola del padre misericordioso, invita i cristiani a interrogarsi sull’accoglienza dei luoghi di culto. Giulio De Rita, ricercatore del Censis sottolinea il bisogno della società di una “vocazione”, specialmente in tempi di crisi. La “zona grigia” tra fede e pratica è vista come un’opportunità mancata per la Chiesa di essere un punto di riferimento. Si auspica una Chiesa più attrattiva e capace di rispondere alle aspirazioni umane.
I dati della ricerca
Da un lato gli italiani che si definiscono cattolici sono il 71,1% della popolazione — di cui il 15,3% praticante, il 20,9% “non praticante” e il 34,9% dichiara di partecipare solo occasionalmente alle attività della Chiesa —, ma dall’altro questo numero scende al 58,3% nella fascia 18-34 anni e il 56,1% di coloro che si definiscono cattolici non frequentano o frequentano poco la Chiesa perché vivono «interiormente» la fede.
La zona grigia
“Quello che emerge dalla lettura di questa inchiesta su Roma – ha detto Andrea Riccardi – è che la Chiesa in uscita esiste, una parte della Chiesa forse si è rifiutata di uscire, ma c’è un gran numero di uomini e di donne, quella che il fondatore del Censis Giuseppe De Rita chiama ‘l’area grigia’, che vivono nella città, nella società, che hanno valori cristiani, ma in un certo senso non si ritrovano, non rispondono all’appello della campana e non rispondono simultaneamente. Allora io credo che questa inchiesta indica una strada di conoscenza. Diceva un mistico del Novecento, Giovanni Vannucci: “per amare bisogna conoscere”.

Testimoni per una “Chiesa in uscita”
Sulla Chiesa in uscita ha riflettuto anche il cardinale vicario per la Diocesi di Roma Mons. Baldo Reina. “C’è una forte adesione ai valori del cattolicesimo, ai valori del Vangelo – ha dichiarato – quindi il dato che emerge è un terreno fertile, con cui si deve lavorare. Ecco quella chiesa in uscita alla quale tante volte ci ha richiamato Papa Francesco, esattamente questa è la missione che ci attende, una missione di ricerca, di ascolto, di accoglienza di tutti coloro che ancora credono nei valori del Vangelo e si identificano con essi per una vita piena”.
In questa fase diventa fondamentale trovare gli strumenti necessari per trasmettere questa consapevolezza alle nuove generazioni.
“Io penso – ha aggiunto il Cardinale – che il primo strumento sia quello della prossimità, non è tempo di puntare il dito contro nessuno né di marcare le distanze, è tempo di manifestare una sincera amicizia, una sincera vicinanza a tutti, metterci in ascolto di tutti, insieme alla prossimità la testimonianza. La testimonianza è un valore aggiunto perché, ce lo ricordava già Paolo VI, questo è un mondo che ha bisogno di testimoni e di maestri e su questo come Diocesi di Roma, dobbiamo fare la nostra parte”.
L’alternativa ragionevole della Chiesa
Il filosofo e saggista Massimo Cacciari, riprendendo Max Weber, ha sottolineato la necessità di un “lavoro dello spirito” per contrastare il dominio dell'”homo technicus”. Cacciari, da non credente, ha evidenziato la crisi della politica e l’importanza di un’alleanza tra “pensanti”, credenti e non credenti. La Chiesa cattolica, secondo il filosofo, ha mantenuto una ragionevolezza che manca altrove, offrendo un’alternativa al paradigma tecnocratico. La fine dell’uomo politico e della vocazione comunitaria richiede una “grande politica” e un’alleanza per contrastare l’individualismo. Nella Chiesa quindi c’è un potenziale alleato per indicare fini trascendenti e comunitari. L’obiettivo è combattere insieme il paradigma tecnocratico, in cui tutti siamo immersi.
La speranza nel tempo contemporaneo
Che cosa significa quindi essere discepoli di Cristo nel nostro mondo così turbolento quando verrebbe la tentazione di usare solo immagini apocalittiche? Come si fa a non essere travolti dalle onde del mondo presente? Il gesuita padre Antonio Spadaro torna a parlare della speranza un tema centrale di questi tempi che sono tragici, che vivono delle tensioni molto forti. “In un momento come questo – ha detto a Interris – la Chiesa qui a Roma intende fare una riflessione più ampia con persone di pensiero ma anche di popolo che siano in grado di dire qualcosa, una parola che sia consapevole di quello che stiamo vivendo ma sia in grado di dare delle indicazioni per il futuro. Un percorso che si articolerà e continua in questo anno giubilare su cui tutti siamo chiamati un po’ a riflettere”.

