Il card. Brenes si appella all'Occidente

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:01

La situazione in Nicaragua è sempre più precaria e si moltiplicano gli appelli perché cessino le violenze nel Paese e si ritorni al dialogo. Il cardinale Leopoldo José Brenes Solorzano, arcivescovo di Managua, attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, lancia una richiesta al mondo occidentale: “Esercitate pressione sul governo, affinché abbia rispetto per i vescovi, per i sacerdoti e per la popolazione”. Gli fa eco il nunzio apostolico in Nicaragua, mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, che a nome di Papa Francesco ha rivolto un forte appello per la fine degli scontri che stanno sconvolgendo il Paese esattamente da tre mesi, dal 18 aprile scorso, e che hanno causato finora oltre 360 morti.

L'attacco a Masaya

Il cardinale Brenes riferisce della difficile situazione a Masaya, località a 30 chilometri a sud di Managua, divenuta simbolo della resistenza al governo del presidente Daniel Ortega, che dalle 6 di mattina (ora locale) di ieri, 17 luglio, è stata assediata “per mano di oltre mille tra militari e agenti di polizia. Al momento non ci sono morti, ma sicuramente i feriti saranno numerosi. La città è stata inondata da una pioggia di proiettili. E' un momento molto difficile per tutto il Paese” ha commentato il porporato. In realtà, come riferiscono media locali, nella notte la città è stata presa dalle forze governative e ci sono almeno tre morti.

Il messaggio del nunzio

“In questo tragico momento – ha detto il nunzio in una dichiarazione diffusa dai media cattolici nicaraguensi – desidero esprimere anche a nome del Santo Padre e della Santa Sede la profonda preoccupazione per la grave situazione che si sta vivendo nel Paese. Logicamente non è accettabile pensare che i morti e le vittime della violenza possano risolvere una crisi politica e garantire un futuro di pace e prosperità in Nicaragua. Piangendo per tutti i morti e pregando per le loro famiglie – prosegue – con tutte le mie forze umane e spirituali lancio un appello alle coscienze di tutti a raggiungere una tregua e consentire un rapido ritorno al tavolo del dialogo nazionale per cercare insieme una soluzione adeguata e risolvere così la crisi. Ci mettiamo tutti umilmente sotto la protezione della Beata Vergine Maria, chiedendo il suo aiuto perché guidi sempre il nostro amato Nicaragua”.

Chiesa sotto attacco

La Chiesa da tempo è nel mirino delle forze paramilitari legate al governo. Il 9 luglio il card. Brenes è stato aggredito nella basilica di San Sebastián, a Diriamba, assieme al suo ausiliare, monsignor José Silvio Báez, e al nunzio Sommertag. Il 16 luglio vescovo di Estelí, Abelardo Mata, si è miracolosamente salvato da un agguato armato attribuito a forze paramilitari. La repressione del governo sandinista di Daniel Ortega è ormai apertamente diretta anche contro la Chiesa. “Ascoltando l’invito di Papa Francesco ad essere un ospedale da campo, molte delle nostre parrocchie hanno dato rifugio a quanti cercavano sicurezza e prestato soccorso ai feriti – spiega l'arcivescovo di Managua – Questo sicuramente non è piaciuto al governo. Così come non è piaciuta la nostra sollecitudine nel tentare di smantellare questa forza paramilitare“. Il porporato rivolge un appello all’Occidente e in particolar modo ai cattolici, affinché il governo Ortega sia richiamato al rispetto verso la Chiesa e il popolo nicaraguense: “Al tempo stesso invito tutti a lanciare una catena di preghiera e a sostenere concretamente i nostri sacerdoti attraverso le intenzioni di Sante Messe. Molti dei ministri infatti, dovendo celebrare in privato, non ricevono offerte e dunque non hanno alcuna forma di sostentamento”. “Siamo molto vicini alla Chiesa e al popolo nicaraguense, ai quali vanno la nostra solidarietà e le nostre preghiere” afferma Marco Mencaglia, responsabile internazionale Acs per i progetti in Nicaragua. “Nelle prossime settimane visiteremo il Paese latinoamericano al fine di individuare le più urgenti necessità e stanziare nuovi aiuti”.

Condanna internazionale

Sul piano internazionale si registra l'intervento del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha duramente criticato “la forza eccessiva di entità legate al governo del presidente Ortega” sottolineando che l'uso della forza contro i civili e gli studenti “rappresenta un ostacolo per ottenere una soluzione politica alla situazione attuale”. L'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato che la legge sul terrorismo recentemente approvata dal Parlamento del Nicaragua può essere usata per criminalizzare le proteste pacifiche nel Paese. Oggi l'Organizzazione degli Stati Americani voterà una risoluzione di condanna delle violenze e chiederà lo smantellamento dei gruppi paramilitari che agiscono impuniti nel Paese.

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