I vescovi si mobilitano per i “dreamers”

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Entro il prossimo 5 marzo il Congresso americano dovrà approverà la legge di riforma dell’immigrazione e i vescovi statunitensi si mobilitano in difesa dei “dreamers“, i figli di immigrati irregolari, molto spesso arrivati negli Usa da quelli che recentemente il presidente Trump ha definito “cessi di Paesi“. Se infatti il Congresso non troverà un accordo, centinaia di migliaia di “dreamers” rischiano di essere espulsi dagli Stati Uniti. Secondo alcune stime, il piano di cui si sta discutendo dovrebbe regolarizzare la posizione di circa 1,8 milioni di giovani. La scorsa settimana, il Senato non era riuscito a raggiungere i 60 voti necessari per proseguire il dibattito sulla nuova legislazione. Così il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale americana, il vicepresidente arcivescovo José Gomez e monsignor Joe Vásquez, vescovo di Austin e presidente del Comitato per le migrazioni, si sono detti delusi per l’incapacità dei senatori “di riunirsi e trovare una soluzione bipartisan a garanzia dei dreamers”. Ora i vescovi statunitensi hanno annunciato per lunedì prossimo, 26 febbraio, una giornata nazionale di mobilitazione a sostegno dei dreamers.

I presuli tornano a chiedere “che i membri del Congresso dimostrino la leadership necessaria nel trovare un soluzione umana per questi giovani, che ogni giorno affrontano un’angoscia e un’incertezza crescenti” e indicono una “National Call-In Day” (giornata nazionale di mobilitazione): “Il prossimo fine settimana, chiederemo ai fedeli di tutta la nazione di convocare i loro rappresentanti del Congresso lunedì 26 febbraio per proteggere i Dreamer dalla deportazione, per fornire loro un percorso verso la cittadinanza e per evitare qualsiasi limitazione alle protezioni esistenti per le famiglie e per i minori non accompagnati”.

L’amministrazione Trump aveva annunciato già in settembre, la fine del programma di protezione di questi ragazzi, autorizzati a rimanere nel Paese grazie al progetto Daca (Deferred Action for Childhood Arrival), il provvedimento varato da Obama nel 2012 che tutela i figli di immigrati giunti negli Usa prima del 2007.  Prima un giudice di San Francisco e poi uno di New York hanno sentenziato che il governo non può cancellare il Daca a partire da marzo ma questo vale solo per chi entro il 5 dovrà rinnovare il permesso di soggiorno. La proposta Trump prevede di arrivare alla cittadinanza per i “dreamers” in cambio, però di fondi per continuare la costruzione del muro con il Messico. Inoltre, viene prevista la messa al bando della lotteria per la “Green card” (il permesso di soggiorno e lavoro negli Usa) e la limitazione del ricongiungimento familiare, oggi esteso a nonni e zii e anche i minori non accompagnati che non rientrano nel programma sono a rischio espulsione. “La nostra fede ci costringe a stare con i più vulnerabili, e tra questi i nostri fratelli e sorelle immigrati. Lo abbiamo fatto continuamente, ma ora dobbiamo mostrare il nostro sostegno e la nostra solidarietà in un modo speciale. Ora – concludono i portavoce dei vescovi – è il momento dell'azione”.

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