I sei cardinali e la riforma di Francesco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:34

Il testo c'è, ma non tutte le Conferenze episcopali lo hanno ricevuto. Primi intoppi all'orizzonte della lunga fase preparatoria che porterà alla nuova bozza della Costituzione apostolica, il documento di riforma della Curia romana, dal titolo provvisorio “Praedicate evangelium”, che andrà a sostituire l'attuale Costituzione apostolica Pastor bonus varata da San Giovanni Paolo II il 28 giugno 1988: “Non è un dramma” ha spiegato mons. Marcello Semeraro, Segretario del Consiglio dei cardinali, alla conferenza stampa di quest'oggi presso la Sala Stampa della Santa Sede, parlando di “disguidi postali”. La bozza del testo, approvata dal Consiglio dei Cardinali, è stata inviata ai presidenti delle Conferenze episcopali nazionali, ai Sinodi delle Chiese Orientali, ai Dicasteri della Curia Romana, alle Conferenze dei Superiori e delle Superiori Maggiori e ad alcune Università Pontificie a cui è stato richiesto di inviare osservazioni e suggerimenti. Se alcuni aspetti della riforma sono già in implementazione, come quelli relativi al Dicastero della Comunicazione, altri meritano ancora un'analisi approfondita.

Scadenze e consultazioni

Il documento, elaborato prima di Pasqua e inviato prontamente a Dicasteri ed enti come le Conferze episcopali, necessitava di un prima risposta che fosse esminata da parte del Consiglio dei cardinali. Tuttavia, alcune Conferenze episcopali hanno dovuto attendere i consigli permanenti locali, altre hanno avuto problemi sulla corretta ricezione delle bozze. Sul lavoro che si sta svolgendo, mons. Semeraro ha ricordato  che “è in atto una intensa attività di consultazione, tutti i dicasteri della Curia romana hanno dato una prima risposta. Sulla base di queste prime risposte”, specificando che “durante questo periodo di  formulazione delle proposte, anche i singoli prefetti dei dicasteri  sono venuti a interloquire, anche dove ci sono stati accorpamenti”, come nel caso dei Dicasteri dei laici, famiglia e vita o il Dicastero della  promozione dello sviluppo umano integrale. Ai giornalisti che hanno chiesto quanti canonisti sono al lavoro sulla Costituzione, facendo un raffronto sull'equipe tecnica della Pastor Bonus, il Segretario ha specificato che diversi ne sono stati consultati, precisando, tuttavia, che l'organo a cui “si rivolgerà” Papa Franesco, bozza alla mano, sarà il Pontificio consiglio per i testi legislativi.

I cardinali del Papa

A un giornalista del quotidiano Avvenire, che ha chiesto se la Santa Sede preveda un'integrazione del Consiglio dei Cardinali, mons. Semeraro ha risposto che “il numero lo deciderà il Santo Padre”. Chiamato ufficiosamente C9, dal 2013 l'organo ha perso tre dei suoi componenti: l'ultimo uscente, il cardinale George Pell, ha presentato le sue dimissioni per potersi dedicare al processo intentato contro di lui su presunti casi di pedofilia: “Essendo però ora arrivati a conclusione di un tipo di attività che riguarda la riforma della Curia, il Papa ha ritenuto opportuno continuare il discorso con chi c'era in origine senza aggiungere ex novo”. Come ha ricordato il segretario, nel pirografo costitutivo non è menzionato un numero di prelati. Il criterio scelto dal Santo Padre è stato, invece, quello della provenienza: una realtà che, col tempo, si è andata modificando, perché due cardinali hanno preso altre funzioni: “Adesso l'intenzione del Papa – ha ricordato mons. Semerario – è quella di concludere un'attività riguardante la Curia romana con chi c'era già”. Attualmente, i membri sono: Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, coordinatore del Consiglio, Giuseppe Bertello, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, Patrick O'Malley, arcivescovo di Boston e responsabile della Commissione vaticana per la tutela dei minori, e Pietro Parolin, Segretario di Stato.

I temi

Durante la riunione di aprile erano stati affrontati alcuni temi spinosi: l’orientamento missionario della Curia alla luce della nuova Costituzione Apostolica, l’impegno a rafforzare il processo di sinodalità nella Chiesa a tutti i livelli, la necessità di una maggiore presenza delle donne in ruoli dirigenziali negli organismi della Santa Sede. La riforma della Curia, ha spiegato ancora il segretario del Consiglio dei cardinali, non può non tener conto dei profondi cambiamenti della nostra società: “Il Papa parla di evoluzione missionaria della Chiesa. Si parla di post-modernità, e in questo contesto non si può  non pensare ad una Curia in un mondo che è cambiato. La Curia è una struttura di servizio, quindi i cambiamenti sono necessari perché il  suo servizio sia ecclesiale e anche in risposta alle domande del mondo”. Come anticipato ad aprile, la riforma darà maggiore spazio alle donne. Il Segretario non ha, tuttavia, mancato di sottolineare che già i documenti del Conclio Vaticano II parlano di donne: anche se non sono citate con una locuzione specifica, nei testi, alla menzione di “persona umana”, includendo anche loro. 

Nuovi dicasteri

La Costituzione Apostolica rivela il suo carattere di “riforma in costruzione” nell'ambito relativo alla costituzione di nuovi dicasteri. Già in precedenza, era emersa la possibilità di costituzione di un Dicastero della Carità che si occupi di tutte le questioni relative ai più fragili della società. Nelle consultazioni è emersa la possibilità di spartire dei temi in dicasteri più appropriati. Il Segretario ha ricordato, con un esempio, l'esigenza di attenzione del Consiglio ai tempi attuali: nel caso dello sport, la “Pastor bonus” assegnò la questione al Pontificio Consiglio dei Laici. Oggi, che lo sport coinvolge anche le suore ed è stata creata in Vaticano una società sportiva ad hoc, l'Atheltica Vaticana, il Consiglio considera come luogo più consono il Dicastero per la Cultura. Un'ipotesi ventilata è anche quella di un accorpamento tra i diversi enti che si occupano di missioni, come la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e il Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione.

Il Papa emerito e la Curia

A un giornalista che ha chiesto se la riforma prevedesse un “inquadramento” della figura di Papa emerito in termini giuridici, mons. Semeraro ha risposto che, nelle recenti consultazioni, non è emerso nulla a tal proposito. E se delineare i tratti di una figura come quella ricoperta da Papa Benedetto XVI può caldeggiare l'ipotesi di futuri “Papi emeriti” – come, d'altronde, Papa Francesco non ha detto di escludere – il Segretario ha dichiarato che “la figura del Papa emerito non fa parte della Curia”, pertanto non è oggetto delle prossime consultazioni.

Verso settembre

Allo stato attuale, la bozza non è ancora stata approvata dal Santo Padre. Mons. Semeraro ha ribadito che fissare un termine cronologico sarebbe una forzatura, sebbene il Consiglio di Cardinali “speri” di consegnare la bozza entro settembre, comunque “entro quest'anno”. Questo, se non altro, resta l'auspicio.

 

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