I salesiani aprono i conventi ai migranti

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Ex collegi, scuole professionali, case di accoglienza, case famiglie; in tutta Italia sono circa dieci le strutture dei salesiani che possono essere destinate all’accoglienza dei migranti in fuga che sbarcano in Italia. Un totale di almeno 240 posti letto. Anche se pochi rispetto alle circa 150mila persone sbarcate quest’anno, “Don Bosco island” vuole partire, il progetto di solidarietà che i salesiani stanno mettendo in atto in seguito all’invito lanciato lo scorso anno da Papa Francesco a destinare ai rifugiati i conventi chiusi o altre strutture religiose inutilizzate. Una disponibilità soprattutto nei confronti dei minori non accompagnati e dei giovani adulti, visto lo specifico carisma di Don Bosco e la grande esperienza e competenza della congregazione nell’ambito dell’educazione giovanile.

Ora c’è da verificare la fattibilità concreta dei progetti e il primo grande ostacolo che si incontra è la burocrazia. “Molte nostre strutture non hanno gli standard necessari per i minori, per cui necessitano di messa a norma e accreditamento presso la regione”, spiega don Giovanni D’Andrea, presidente di Salesiani per il sociale: “ma io mi chiedo: è meglio tenere per un mese in emergenza, come è accaduto a Messina e Catania, centinaia di minori accampati nelle tende o in uno stadio, oppure spostarli subito nelle nostre strutture? In questo modo la burocrazia uccide la persona”.

L’altro grosso ostacolo da superare è la lentezza dei rimborsi delle convenzioni con lo Stato, con lunghe attese di oltre un anno. “Molte strutture sono state costrette a chiudere per i ritardi nei rimborsi e noi non abbiamo liquidità da anticipare” riferisce don Giovanni. “Siamo in attesa di una risposta” continua il salesiano. “Noi siamo pronti a partire fin da oggi”, “La playa”, una ex casa per ferie sul lungomare di Catania, potrebbe già ospitare 60 persone, con una spesa iniziale di appena 5/10mila euro per la sistemazione dei locali.

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