Per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco esce per la ITL di Milano, il libro di vignette di Roberto Benotti “RobiHood” dal titolo “Francesco, anima libera” con la prefazione di frate Francesco Ielpo custode di Terra Santa. Il libro è diviso in tre parti, la prima racconta la vita di Francesco attraverso gli episodi conosciuti ma anche con quelli meno conosciuti. La seconda il commento al canto XI del Paradiso di Dante. La terza è bla raccolta di alcune preghiere composte da Francesco. All’ interno del libro vi sarà la possibilità di ascoltare, attraverso un QR code, le musiche originali composte da un amico di Roberto. Dal nasce una mostra itinerante composta da 26 pannelli. Una mostra un po’ particolare, perché, oltre ai pannelli con le vignette di Roberto Benotti, ci sarà il qr code per ascoltare la musica durante la visita. L’ ultimo pannello sarà composto da tre disegni di una ragazza di 17 di Varese dal titolo Francesco secondo Camilla. Il pannello rimanda ad una pagina social #il miofrancesco dove ognuno potrà postare immagini, disegni, video che rappresentino il suo Francesco. La prima presentazione del libro e della mostra avrà luogo 17 aprile alle ore 17 presso la chiesa San Massimiliano Kolbe a Varese. Sarà presente frate Francesco Ielpo.

Dal Giubileo a Francesco
La precedente opera di Roberto Benotti era incentrata sui percorsi spirituali e storici del Giubileo, a partire dall’epicentro del cattolicesimo sociale. “Torino è sempre stata luogo di nascita della speranza. Da don Bosco al Cottolengo, da Faa di Bruno all’Arsenale della pace: quale miglior luogo per parlare di quella speranza che è il tema dell’Anno Santo? E sulla Gmg di Tor Vergata Torino ha lasciato un gran segno”. Il Giubileo visto dalla Mole. Si intitola “Sui passi della speranza, appunti di un pellegrino giubilare” (Sanpino) il libro del vignettista del settimanale diocesano “La Voce e il Tempo”. A ispirare Roberto Benotti è stato “il motto dell’Anno Santo che non richiama solo la speranza ma esorta a diventare pellegrini di speranza. Un pellegrino è più di un semplice turista: è colui che sa cogliere l’occasione straordinaria di affrancarsi da stress e vortice degli impegni. Il pellegrinaggio è l’opposto della quotidiana corsa contro il tempo. L’anno giubilare è opportunità di annuncio e di incontro. Sfida alla routine”, spiega a In Terris. La bolla di indizione “Spes non confundit” sottolinea l’importanza di valorizzare anche a livello locale “spazi di accoglienza in cui generare speranza” oltre alle Porte Sante e alle chiese giubilari in Roma. Le norme della Penitenzieria Apostolica sulla concessione dell’indulgenza individuano, nelle circoscrizioni ecclesiastiche diverse da Roma e dalla Terra Santa, i luoghi per i pellegrinaggi. E cioè la “Chiesa cattedrale o altre Chiese e luoghi sacri designati dall’ordinario”. Si tratta, sottolinea Benotti di “regole chiare”. Il cardinale Roberto Repole aveva disposto per decreto che lungo tutto il Giubileo per le diocesi di Torino e Susa fossero considerate chiese giubilari 15 luoghi di culto, tra cui anche la Consolata, la Sacra di San Michele, San Giusto”.

In viaggio
Roberto Benotti è nato a Buenos Aires come Jorge Mario Bergoglio, il papa che ha indetto il Giubileo. “A fare da guida nel viaggio giubilare è un simpatico personaggio nato dalla mia matita- racconta-. Il suo nome d’arte è RobyHood e attraverso le vicende di un viaggiatore dell’anima racconto un viaggio spirituale e interiore. Per incontrare te stesso e Gesù devi saperti mettere in gioco e l’obiettivo è dare senso e pienezza alla vita. La ‘Chiesa in uscita‘ di Francesco ne è un esempio. Leone XIV è stato missionario in Perù e la Chiesa italiana è sempre in cammino verso i lontani. Così ogni mattina invio la vignetta del giorno al cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che di avvicinare con ogni linguaggio pastori e gregge ha fatto una costante vocazione”. Si tratta di “un percorso innanzi tutto interiore che poi ci spinge ad andare incontro al prossimo”. Aggiunge Benotti: “Durante la pandemia abbiamo imparato sulla nostra pelle che ‘nessun uomo è un’isola’ e che da soli non ci si salva. La Dottrina sociale lo testimonia a Torino da un secolo e mezzo. Poi la differenza tra cammino e pellegrinaggio è profonda. L’ho visto nel 2007 al cammino di Santiago. Sono partito camminatore e sono arrivato pellegrino. La differenza è che il pellegrino fa lo stesso percorso ma per incontrare ciò che ha dentro di sé“. Il 7 settembre sono stati canonizzati insieme due santi con radici torinesi Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati di cui Leone XIV al Giubileo dei giovani ha citato una riflessione: “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare“.

