Gendarmeria vaticana, 202 anni di fedeltà e coraggio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:29

Il Corpo della gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano discende direttamente dalla Gendarmeria pontificia fondata nel 1816 da Pio VII. Nel pomeriggio di domenica, all'interno della spendida cornice del Giardino Quadrato dei Musei Vaticani, si è svolta la cerimonia per i 202 anni dalla nascita del Corpo militare. La celebrazione si tiene nel giorno di Sant'Arcangelo Michele, patrono dei gendarmi come ha ricordato il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei santi e dei beati, nella messa celebrata nella cappella del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. 

La cerimonia

Durante la suggestiva cerimonia, 23 allievi hanno formulato il giuramento di fedeltà al Pontefice. I nuovi gendarmi hanno risposto solennemente alla tradizionale formula che recita: “Giuro di servire fedelmente il sommo Pontefice Francesco e i suoi legittimi successori, e prometto di dedicarmi al loro servizio con tutte le forze. Prometto inoltre rispetto ed obbedienza al comandante e agli altri miei superiori e di adempiere diligentemente i doveri del mio ufficio”. Due secoli di fedeltà assoluta al Papa che si rinnovano in occasione della festività di San Michele, un servizio incondizionato in nome del patrono che difende, come ha detto Papa Francesco, dalle “insidie del demonio”. 

La lettera del Papa

Il Santo Padre, con una lettera indirizzata al comandante Domenico Giani, ha voluto salutare l'importante anniversario per la vita dello Stato di Città del Vaticano. Il Papa ha rinnovato i Suoi sentimenti di “riconoscenza per l'abnegazione e la fedeltà con cui (i gendarmi) svolgono il loro quotidiano servizio”. Il Santo Padre ha dedicato un pensiero speciale ai nuovi allievi ed ha invocato “la celeste protezione della Vergine Maria e del Patrono San Michele” sul Corpo militare che sorveglia sulla Sua sicurezza.

Il Corpo

Il Corpo militare è formato da 190 unità effettive chiamate al mantenimento dell'ordine pubblica all'interno dei confini di Città del Vaticano e che comprende anche uomini addestrati per azioni antiterrorismo ed esperti nel campo informatico. Il dottor Domenico Giani, ha rivolto un discorso di saluto ai presenti alla festa di ieri evidenziando come il Corpo continui ad ispirarsi “ai perenni valori cristiani, quali la lealtà, la solidarietà, lo spirito di servizio, che rappresentano (…) un vero patrimonio spirituale e costituiscono la base dell'affascinante e peculiare missione: quella di difendere il Papa, custodire e presidiare lo Stato della Città del Vaticano, salvaguardare coloro che vi giungono da ogni parte del Mondo, specialmente i più deboli, promuovere la convivenza civile”. Il comandante Giani ha inoltre ricordato il percorso che lo ha portato alla guida del prestigioso Corpo militare: “L’onore che ho di comandare questo glorioso Corpo – ha detto – è dipeso certamente dalla Provvidenza, che operò (…) tramite San Giovanni Paolo II col nominarmi inaspettatamente vice comandante, poi il caro Papa Benedetto XVI, al quale va il mio deferente ricordo, che nel 2006 mi elevò al grado di Comandante e, da ultimo, il nostro amato Papa Francesco, che mi confermò nell’incarico e mi rinnova la Sua fiducia ed il Suo affetto. Al Successore di Pietro, va tutta la mia fedeltà che da venti anni appunto, esprimo ogni giorno con l’operato e la preghiera! Stessi sentimenti di gratitudine e fedeltà manifesto anche agli altri Superiori che collaborano strettamente con il Papa nel governo della Santa Sede”. Il dottor Giani ha voluto esprimere la sua riconoscenza verso gli uomini che compongono il Corpo militare, ha salutato con deferenza chi si è congedato ed ha rivolto un messaggio di particolare significato ai nuovi allievi: “Siamo chiamati – ha detto il dottor Giani – a dimostrare la nostra determinazione, a restare ben ancorati alla solidità della nostra fede, all’integrità della nostra anima, al giuramento di fedeltà al Papa e alla Chiesa. La lotta imperitura tra il bene e il male assume oggi aspetti inediti, non risparmia niente e nessuno”. “Nemmeno la Chiesa – ha osservato il Comandante – sotto gli occhi di tutti, viene risparmiata dal fragore di questa lotta. Ma è proprio per questo che nei giovani deve rinverdire una nuova fede, forse vacillante, ma certamente radicata negli animi”.

La banda

La cerimonia è stata inframmezzata dalla musica suonata dalla Banda del Corpo diretta dal maestro Stefano Iannilli e si è esibita nella marcia “Parata degli Eroi”, nel “Fides et Virtus” e, per finire, ha intonato l'inno pontificio composto dall'austriaco Vittorino Hallmayr. 

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