Francesco: “Un cristiano senza carità è uno squalificato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:07

E’ stato il tema della correzione fraterna al centro dell’omelia odierna di Papa Francesco a Casa Santa Marta. Il Santo Padre ha commentato il brano evangelico nel quale Gesù ammonisce quanti vedono la pagliuzza nell’occhio del fratello e non si accorgono della trave che è nel proprio. “Non si può correggere una persona – ha detto – senza amore e senza carità. Non si può fare un intervento chirurgico senza anestesia: non si può, perché l’ammalato morirà di dolore. E la carità è come una anestesia che aiuta a ricevere la cura e accettare la correzione. Prenderlo da parte, con mitezza, con amore e parlargli”. Ha poi sottolineato l’importanza di parlare nella verità: “Le chiacchiere feriscono; le chiacchiere sono schiaffi alla fama di una persona, sono schiaffi al cuore di una persona”.

“Quante volte nelle comunità nostre – ha aggiunto – si dicono cose di un’altra persona, che non sono vere: sono calunnie. O se sono vere, si toglie la fama di quella persona”. Il vescovo di Roma ha osservato che “quando ti dicono la verità non è bello sentirla, ma se è detta con carità e con amore è più facile accettarla”. Un altro aspetto fondamentale è l’umiltà, perché “se tu devi correggere un difetto piccolino lì, pensa che tu ne hai tanti più grossi!”. La correzione fraterna, ha proseguito, “è un atto per guarire il corpo della Chiesa” e “se tu non sei capace di farla con amore, con carità, nella verità e con umiltà, tu farai un’offesa, una distruzione al cuore” di quel fratello diventando un cieco ipocrita che non toglie prima la trave dal proprio occhio.

Secondo il Santo Padre se sentiamo “un certo piacere” nel richiamare una persona è segno che quella correzione non viene da Dio. “Nel Signore – ha precisato – sempre c’è la croce, la difficoltà di fare una cosa buona; del Signore è sempre l’amore che ci porta, la mitezza”. Un’altra tentazione è quando ci ergiamo a giudici o dottori spostandoci “fuori del gioco del peccato e della grazia come se noi fossimo angeli”. Non succeda, ha concluso il Papa citando san Paolo, “che dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato” perché “un cristiano che, in comunità, non fa le cose – anche la correzione fraterna – in carità, in verità e con umiltà, è uno squalificato” che “non è riuscito a diventare un cristiano maturo”.

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