Francesco: “Migranti, sì alla globalizzazione della carità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:05

“Alla solidarietà verso i migranti ed i rifugiati occorre unire il coraggio e la creatività necessarie a sviluppare a livello mondiale un ordine economico-finanziario più giusto ed equo insieme ad un accresciuto impegno in favore della pace, condizione indispensabile di ogni autentico progresso”. Sono le parole di Papa Francesco nel messaggio scritto per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che sarà celebrata domenica 18 gennaio 2015 e avrà come tema “Chiesa senza frontiere: madre di tutti”. Il testo è stato presentato questa mattina nell’aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, alla presenza del card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti e di mons. Joseph Kalathiparambil, segretario del medesimo Pontificio consiglio.

Il vescovo di Roma, nel messaggio, è partito dalla figura di Gesù, “l’evangelizzatore per eccellenza e il Vangelo in persona”, che “invita tutti a prendersi cura delle persone più fragili e a riconoscere il suo volto sofferente, soprattutto nelle vittime delle nuove forme di povertà e di schiavitù”. Tra i più poveri e abbandonati “rientrano certamente i migranti ed i rifugiati, i quali cercano di lasciarsi alle spalle dure condizioni di vita e pericoli di ogni sorta”. “La Chiesa senza frontiere, madre di tutti – ha continuato – diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare”.

Il Pontefice ha evidenziato che “non di rado” i movimenti migratori suscitano “diffidenze e ostilità, anche nelle comunità ecclesiali”. Gesù Cristo, ha osservato, “è sempre in attesa di essere riconosciuto nei migranti e nei rifugiati” e “ci chiama a condividere le risorse, talvolta a rinunciare a qualcosa del nostro acquisito benessere” passando da un “atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’”. Il movimento migratorio, inoltre, considerate le sue attuali dimensioni, può essere regolato e gestito solo con “una sistematica e fattiva collaborazione che coinvolga gli Stati e le Organizzazioni internazionali”.

“In tal modo – ha proseguito – sarà più incisiva la lotta contro il vergognoso e criminale traffico di esseri umani, contro la violazione dei diritti fondamentali, contro tutte le forme di violenza, di sopraffazione e di riduzione in schiavitù”. Il Pontefice ha ribadito che “alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti”. Concludendo il messaggio il successore di Pietro si è rivolto direttamente ai “cari migranti e rifugiati”: “Voi avete un posto speciale nel cuore della Chiesa, e la aiutate ad allargare le dimensioni del suo cuore per manifestare la sua maternità verso l’intera famiglia umana. Non perdete la vostra fiducia e la vostra speranza!”.

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