Francesco in Iraq per realizzare il sogno di Wojtyla

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:24

Papa Francesco è atteso nella terra nativa del Patriarca Abramo. Una visita apostolica a lungo sognata dal suo predecessore Giovanni Paolo II che proprio a Ur dei Caldei voleva inaugurare il Grande Giubileo del 2000. “Il Pontefice verrà in Iraq come un nuovo Ezechiele per aprirci la porta verso un futuro di pace“. Il  cardinale Louis Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei caldei ha parlato al Sir del viaggio di Francesco in Iraq “probabilmente nella primavera del 2020”, esprimendo l'auspicio che il Papa e il capo sciita Al Sistani possano firmare “a Najaf” il documento sulla fratellanza umana già siglato ad Abu Dhabi dal leader sunnita Al Tayyeb. La visita potrebbe essere arricchita anche da una preghiera interreligiosa ad Ur dei Caldei e dall'incontro con gli sfollati della Piana di Ninive a Erbil.

La profezia di Karol Wojtyla

Il “mai più la guerra”, lanciato da Giovanni Paolo II a metà marzo del 2003, prima del secondo conflitto del Golfo fu un segno geopolitico fortissimo. La guerra scoppiò ugualmente, ma l’intervento del Papa salvò probabilmente l’umanità da un conflitto di civiltà. Nell’ultimo secolo di storia ecclesiastica bisogna risalire alle condanne papali del primo e secondo conflitto mondiale e all’appello di Giovanni XXIII durante la crisi missilistica di Cuba per ritrovare dichiarazioni papali così gravi e drammatiche contro il ricorso alle armi. A costituire una preziosa eredità per i suoi successori (come si vedrà nel settembre 2013 con l’iniziativa di Francesco contro l’intervento armato in Siria) sono state le parole pronunciate da Giovanni Paolo II all'Angelus di domenica 16 marzo 2003, alla vigilia dell’attacco occidentale all’Irak. L'anziano e malato Papa Wojtyla, che aveva proclamato per il 5 marzo una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Medio Oriente, e aveva messo in atto ogni possibile iniziativa diplomatica, incontrando personalmente molti capi di Stato e inviando suoi personali ambasciatori a Washington e Baghdad, faceva quel giorno un ultimo tentativo per scongiurare l'intervento angloamericano contro Saddam Hussein. Una guerra che si sarebbe conclusa in poche settimane, ma che avrebbe gettato per tre lustri il Paese nel caos e nell'instabilità. Giovanni Paolo II richiamò “i responsabili politici di Baghdad” al loro “urgente dovere di collaborare pienamente con la comunità internazionale, per eliminare ogni motivo d'intervento armato”.

L’auspicio del patriarca

“Papa Francesco è un uomo aperto, cercatore di pace e di fraternità – ha aggiunto da Baghdad il cardinale Sako al Sir -. Tutti in Iraq, cristiani e musulmani, lo stimano per la sua semplicità e vicinanza. Le sue parole toccano il cuore di tutti perché sono quelle di un pastore. È un uomo che può portare pace. Tanti milioni di musulmani hanno seguito la visita del Pontefice ad Abu Dhabi. Sarà così anche in Iraq”. Il porporato iracheno riferisce all’agenzia dei vescovi italiani che l'annunciata visita di Papa Francesco in Iraq prevista nel 2020, si svolgerà “probabilmente in primavera, se non ci saranno tensioni e problemi di sicurezza”. Il quadro geopolitico resta inquietante. Ieri le forze armate turche hanno lanciato una nuova operazione nel nord dell'Iraq nell'avanzata contro le basi del Pkk, la guerriglia curda. Lo ha annunciato il ministero della Difesa turco. La manovra, chiamata “Garra-2”, è iniziata dalla serata di ieri e amplia “Garra-1” che fu lanciata il 28 maggio scorso. “È cominciata una nuova operazione delle brigate speciali nella regione in cui si rifugiano i terroristi nel nord dell'Iraq, con bombardamenti di aviazione e di artiglieria terrestre”. L'intervento è circoscritto alla zona di Hakurk, una regione montagnosa di un migliaio di chilometri quadrati che confina con l'Iran e la provincia di Hakkari, nell'estremo sud-est della Turchia.

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