Francesco ai terremotati: “Ricostruite i cuori prima delle case”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:16

“Le ferite guariranno, ma le cicatrici rimarranno per tutta la vita e saranno un ricordo di questo momento di dolore, sarà una vita con una cicatrice in più”. Ferita è stata una delle parole usate da Papa Francesco nel suo discorso a braccio pronunciato di fronte ai circa 7000 pellegrini giunti dalle zone terremotate del Centro Italia. Un discorso fatto col cuore, dopo aver abbracciato, sorriso, accarezzato chi porta nel cuore una sofferenza difficile da guarire. Speranza e mani, altre due parole su cui si è soffermato il S. Padre: “Non c’è posto per l’ottimismo qui: sì per la speranza, ma non per l’ottimismo. L’ottimismo è un atteggiamento che serve un po’ in un momento o ti porta avanti ma non ha sostanza. Oggi serve la speranza per ricostruire e questo si fa con le mani. Ci vogliono il cuore e le mani, le nostre mani, le mani di tutti. Quelle mani con le quali noi diciamo che Dio ha fatto il mondo come un artigiano, le mani che guariscono”. Il Papa ha fatto riferimento alle parole di Raffaele Festa, che ha parlato, attorniato dalla moglie Iole e dai figli, a nome delle comunità devastate dal sisma: ricostruire i cuori prima delle case. Parole che sono state un’eco di quelle pronunciate da don Luciano Avenati, parroco dell’Abbazia di Sant’Eutizio: “Abbiamo perso le case, ma siamo diventati una grande famiglia”.

La ricostruzione

“Ho voluto prendere le vostre parole per farle mie, perché nella vostra situazione il peggio che si può fare è ‘fare un sermone’. Soltanto voglio prendere ciò che dice il vostro cuore, farlo proprio e dirlo con voi” ha detto ancora il Papa. Ha preso appunti mentre don Luciano e Raffaele portavano la loro testimonianza e da lì ha fatto la sua riflessione, incoraggiando i terremotati. “Una parola che è stata come un ritornello, quella del ‘ricostruire’, quello che Raffaele ha detto: ‘Ricostruire i cuori ancor prima delle case‘. ‘Ricostruire – ha detto don Luciano – il tessuto sociale e umano della comunità ecclesiale’. Ricostruire”.
Il Papa ha ringraziato tutti coloro che si sono prodigati per portare soccorso ai terremotati e si è detto orgoglioso dei suoi parroci “che non hanno lasciato la terra: è buono avere pastori che se vedono il lupo non fuggono”. Francesco, riferendosi alle parole di don Luciano, ha sottolineato che “la vicinanza ci fa più umani, più persone di bene, più coraggiosi. Una cosa è andare solo, sulla strada della vita e una cosa è andare per mano con l’altro, vicino all’altro”.

Non spegnere i sogni

Poi ha incoraggiato tutti a ricominciare “senza perdere la capacità di sognare” anche di fronte alla necessità di ripartire da zero, come quell’uomo incontrato in uno dei paesi terremotati che gli ha detto che avrebbe ricostruito la sua casa per la terza volta. Il Papa ha anche raccontato quello che ha provato la mattina del 24 agosto: “Due cose ho sentito: ci devo andare, ci devo andare; e poi ho sentito dolore, molto dolore. E con questo dolore sono andato a celebrare la Messa quel giorno”. I pellegrini erano accompagnati dai rispettivi vescovi tra cui quelli di Norcia, mons. Boccardo, Ascoli, mons. D’Ercole, e Rieti, mons. Pompili.

“Tornerà a visitarci”

La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha riferito che il Papa ha promesso una nuova visita. Ha definito l’incontro “particolarmente apprezzato e motivante. Il S. Padre ha dimostrato ancora una volta grande affetto e solidarietà alle persone e ai territori colpiti dal sisma”. Molto apprezzato “il richiamo alla concretezza e al lavoro straordinario che ha fatto il Papa. E molto significativo il passaggio in cui ha esortato a non puntare all’ottimismo, bensì alla speranza”.

I commenti dei vescovi

“Abbracci e lacrime: è questo il messaggio più bello di oggi” ha detto al Sir il vescovo di Ascoli mons. Giovanni D’Ercole. “Il Pontefice ha toccato il cuore della nostra gente, arrivando direttamente a raccogliere il loro desiderio. Questo non è il momento di promesse inutili o discorsi di circostanza. In questo momento si ha bisogno di verità, si ha bisogno di chi ti dice la verità e di chi condivide con te il tempo della prova e lo fa con il cuore”. “Aspettavamo questo appuntamento come anche le parole di Francesco, che non ci ha rivolto: Sua Santità ha preso spunto dal nostro vissuto concreto. Che umanità! – ha aggiunto mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano – Alcuni della nostra diocesi sono riusciti anche a salutarlo, rendendo anche più indimenticabile la giornata”. “La gente ha percepito la sofferenza e la vicinanza del Papa. Sono rimasto colpito ancora una volta dalla sua capacità di empatia – ha commentato mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti – Ho apprezzato il tempo che ha voluto dedicare all’incontro e all’abbraccio con la gente, sia prima sia dopo aver parlato. In mezzo alla gente, prestando attenzione ad alcune storie dolorose. Ci ha dato un grande incoraggiamento”. Un clima che ben riassume il vescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo: “È stato un incontro di famiglia in cui la gente che sta vivendo questo momento pesante si è sentita avvolta dall’abbraccio paterno del Pontefice”.

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