Fondi Bambino Gesù:
chiesti tre anni per Profiti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:48

Una pena di tre anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per l'ex presidente del Bambino Gesù Giuseppe Profiti e assoluzione per insufficienza di prove per il tesoriere Massimo Spina. Queste le richieste del pubblico ministero al processo per peculato relativo alla ristrutturazione dell'appartamento occupato dal cardinale Tarcisio Bertone, ex Segretario di Stato vaticano, a Palazzo San Carlo. Riguardo al professor Profiti, il promotore aggiunto di giustizia, Roberto Zanotti, ha affermato: “Non c'è dubbio che ci sia stato peculato, per distrazione dei fondi e non per appropriazione perché non c'è dubbio che la Fondazione Bambino Gesù abbia pagato. Emerge che ha pagato senza dubbio e sulla base di una decisione personale di Profiti, senza passare nel consiglio direttivo della Fondazione mentre non c'è nessun dubbio che qualcuno lo dovesse autorizzare. Infatti l'amministratore pubblico può avere un potere di tipo discrezionale ma questo ha un limite e qui è incorso in un vizio che si chiama eccesso di potere”.

La tesi del pm

“La realtà – ha spiegato il pm Zanotti – è che la Fondazione Bambino Gesù paga 422.000 euro alle imprese del gruppo Castelli Re che faceva capo all'imprenditore Gianantonio Bandera. Poteva effettuare questo pagamento a fronte dei lavori di ristrutturazione di un immobile di proprietà del Governatorato Vaticano? La difesa dice di sì, ma io dico no perché si tratta di attività diverse ma non connesse allo Statuto della Fondazione”. Con queste motivazioni il pm ha motivato la richiesta dei 3 anni di reclusione, che si basa, ha sottolineato, “sull'articolo 168 del Codice penale in vigore nella Città del Vaticano e sulla legge 9 del 2013”. Quanto alla posizione dell'allora tesoriere Spina, Zanotti ha affermato: “non si è raggiunta nel processo la certezza di una sua responsabilità, per questo chiedo l'assoluzione per insufficienza di prove”. Secondo Zanotti, la vicenda della ristrutturazione dell'appartamento del cardinale Bertone “mette in luce purtroppo una vicenda di sorprendente opacità, di silenzi e di pessima gestione del denaro pubblico: un quadro opaco che non è esaltante, ma per quanto possa essere desolante non è un aspetto di questo processo”.

La testimonianza di Enoc

Prima dell'intervento del pm, era stata ascoltata l'attuale presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, la quale ha effettivamente descritto una situazione sconcertante: al suo arrivo all'ospedale del Gianicolo, ad esempio, non c'era stato passaggio di consegne con il predecessore Giuseppe Profit. Non solo: i documenti della Fondazione, secondo quanto ha detto, “non erano protocollati”. Così le lettere tra Bertone e Profiti riguardo all'appartamento la presidente le ritrovò in un faldone e in un primo momento pensò di non doversene occupare in quanto le sembrarono “una corrispondenza privata“. Secondo Enoc la diffusione di notizie sui fondi ha causato “un danno gravissimo” alla Fondazione e all'Ospedale. Enoc ha confermato che l'ex Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, ha versato 150.000 euro al Bambino Gesù come “atto di generosità”. Il cardinale ricevette una lettera della stessa Enoc nella quale lei chiedeva la restituzione dei 422.000 euro; in seconda battuta, chiedeva che il cardinale intercedesse presso il Governatorato, sempre riguardo a quei soldi. Lettera che Enoc – lei stessa ha riferito – aveva fatto precedere da una telefonata. Bertone fece rispondere dall'avvocato che “nulla doveva” ma poi fece la donazione all'ospedale. Alla domanda sul perché avesse scelto di non dare seguito al progetto, ovvero l'utilizzazione dell'attico per raccolta fondi, Enoc ha risposto: “Non era nel mio stile fare fundraising facendo cene a casa di cardinali o di altre personalità”.

Arringhe e sentenza

Sabato prossimo si terranno le arringhe dei difensori dei due imputati. L'udienza è stata fissata per le 9,30, seguiranno le dichiarazioni spontanee degli imputati poi i giudici si riuniranno in Camera di Consiglio per il tempo necessario a decidere. Quindi il presidente Paolo Papanti Pellettier leggerà la sentenza, attesa nella stessa giornata di sabato.

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