Fondi Bambino Gesù, la memoria del cardinale Bertone

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:27

E’ iniziato in Vaticano il processo per concorso in peculato a carico dell’ex presidente della Fondazione Bambino Gesù Giuseppe Profiti e dell’ex tesoriere della stessa Fondazione Massimo Spina. La notizia più importante della prima udienza è l’esistenza di una memoria dell’ex Segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone (ancora non è chiaro se fatta recapitare dal porporato o consegnata dai difensori). I due manager sono accusati di aver utilizzato fondi dell’ospedale per pagare la ristrutturazione dell’appartamento in uso al cardinale a Palazzo San Carlo: Bertone nella memoria li scagionerebbe ma potebbe essere ugualmente chiamato a testimoniare. Su questa richiesta dell’avvocato Alfredo Ottaviani, difensore di Spina, la corte presieduta dal professor Paolo Papanti Pelletier, si è infatti riservata di decidere più avanti. “La lettera esclude le responsabilità, dice che è tutto a posto, non ci sono problemi. Se il documento è ammesso a noi va benissimo” ha commentato Ottaviani dopo l’udienza con i giornalisti.

Stampa in aula

E proprio sulla presenza in aula dei rappresentanti della stampa si è registrata la prima schermaglia procedurale. Un’istanza contraria alla presenza dei giornalisti in aula è stata presentata dall’avvocato Antonello Blasi, difensore d’ufficio di Profiti, alla quale si è associato l’avvocato Ottaviani, ma è stata respinta dalla Corte perché “non sussistono circostanze di legge né di fatto” che la giustifichino. Blasi aveva suggerito che in alternativa alla presenza dei giornalisti in aula si approntasse un collegamento in streaming con la Sala Stampa della Santa Sede o altro ambiente dove i media avrebbero potuto assistere “senza disturbare con eventuali segni di approvazione e disapprovazione” che, a suo dire, avrebbero potuto condizionare l’andamento del processo, in particolare per i possibili riferimenti alle “questioni delicate” relative agli “appalti interni”. Il promotore di giustizia Gian Piero Milano ha replicato che “in una causa la pubblicità può essere sospesa in casi particolari ma in questo processo la materia è di interesse pubblico e non è ipotizzabile una diversa soluzione”.

La giurisdizione

Il Tribunale ha respinto anche l’eccezione sulla propria competenza. Blasi, difensore d’ufficio di Profiti, aveva eccepito il difetto di giurisdizione perché la Fondazione Bambino Gesù, detentrice dei fondi distorti, ha sede in Italia, anche se in zona extra territoriale, ma non in Vaticano, come chiarisce la convenzione del 16 giugno 2000 con l’Italia, e la società destinataria dei bonifici, un’impresa di costruzioni, ha sede in Inghilterra. Il promotore di giustizia aggiunto, Roberto Zanotti, ha replicato che “la Fondazione è persona offesa, non importa dove ha sede” e che “l’accusa di peculato riguarda il momento nel quale è stata presa la determinazione di utilizzare denaro pubblico”. inoltre, “i bonifici sono partiti dall’Apsa, e dunque il luogo del delitto è il Vaticano” come ribadisce anche un motu proprio del Papa relativo alle nunziature e ad eventuali delitti che vi siano commessi. In aula il difensore ha sostenuto che Spina non aveva potere di firma e non poteva disporre di beni e che le perizie dovrebbero dimostrare che non aveva potere di cassa, ma solo di indirizzo dei flussi finanziari. “Il ruolo del tesoriere – ha spiegato – è diverso da quello del cassiere. Spina ha eseguito ordini, come ammesso in atti da Bertone e dall’altro imputato Profiti“. “L’ordine di bonifico – ha poi aggiunto Ottaviani – non è del dottor Spina”.

La somma distratta

Nella discussione sulla richiesta di perizia sui lavori, il promotore di giustizia Zanotti ha spiegato che “il peculato è distrazione di fondi pubblici dalle finalità originali e l’importo è un’aggravante“. Nell’istruttoria è emerso che i lavori di ristrutturazione dell’attico del cardinale sono stati pagati due volte: sia dalla Fondazione che dal Governatorato che, stando alle fatture, ha sborsato 300.000 euro poi restituiti da Bertone. Sempre il porporato aveva restituito in due rate (dicembre 2015 e gennaio 2016) 150.000 euro al Bambino Gesù.

La fatture

Sette le fatture emesse dall’impresa Castelli Re di Gianantonio Bandera per un importo di 422.000 euro, pagate dalla Fondazione Bambino Gesù per i lavori dell’attico di Bertone. Ma esistono altre quattro fatture, per un totale di 307.000 euro, che la stessa ditta ha presentato al Governatorato vaticano che ha poi chiesto a Bertone di coprire le spese. A questa cifra, che era quella del preventivo presentato dalla Castelli Re, si sono poi aggiunte opere per 29.000 euro. A essi vanno sommati ancora le maestranze e i materiali messi a disposizione dal Vaticano che si aggirano sui 27.000 euro e quelli di ditte terze che ammontano a poco più di 5.000 euro. Un totale quindi di 370.000 euro che sommati ai 422.000 pagati dal Bambino Gesù arrivano alla cifra stratosferica di 792.000 euro.

L’autodifesa di Profiti

Profiti ha sempre giustificato l’operazione affermando che “l’idea di fondo era quella di promuovere incontri con aziende e personaggi, diciamo così, istituzionali ai quale illustrare le attività del Bambino Gesù, fare comunicazione e quindi fundraising. E’ vero: con i soldi stanziati da noi è stata ristrutturata una parte della casa del cardinale Bertone cercando di ottenere in cambio la disponibilità di potere mettere a disposizione l’appartamento”.

Prossime udienze

Anche se il Tribunale vaticano doveva riaprire dopo il 20 settembre, data l’importanza del processo, la prossima udienza è stata fissata il 7 settembre, con ulteriori sedute l’8 e 9 settembre ed eventualmente nella settimana successiva.

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