Festa di Santa Maria della Vita: il culto che unisce devozione e assistenza agli infermi

Bologna celebra la Solennità di Santa Maria della Vita, nata dall’opera della confraternita della Compagnia dei battuti al fianco dei malati

Immagine creata con ChatGpt

Il 10 settembre la Chiesa di Bologna celebra e ricorda Santa Maria della Vita, venerata come “Patrona degli ospedali della città”. E’ una devozione legata essenzialmente alla carità cristiana, alla cura degli infermi, e alla contemplazione di Maria come Madre che accompagna l’umanità, nella sofferenza e nella speranza.

La storia e l’origine di questo singolare culto, risale al Medioevo, quando nella città di Bologna, sorsero delle confraternite impegnate nell’assistenza dei poveri, dei malati e dei moribondi in genere. La “Compagnia dei Battuti”, presente a Bologna già dal XIII secolo, ha un origine legata al grande movimento dei “Disciplinati o Battuti” del 1260, nato in Umbria e diffusosi rapidamente in molte città italiane. Questa “Compagnia” nacque grazie all’ispirazione di Raniero Fasani, un religioso francescano  e predicatore proveniente da Perugia e nato verso l’inizio del XIII secolo e morto nel 1281.

Nel 1289 venne fondato l’ospedale intitolato a Santa Maria della Vita e si può affermare che la devozione alla Vergine nacque fin dall’inizio in strettissimo rapporto con l’assistenza ai sofferenti. E dobbiamo aggiungere e specificare che lo stesso “Santa Maria della Vita” è un messaggio diretto e profondamente cristiano perché Maria conduce a Cristo, che è la vera Vita, e diventa madre e consolatrice di coloro che soffrono.

La storia della festa del 10 settembre è legata soprattutto ad un avvenimento ritenuto straordinario. Accanto all’ospedale esisteva una piccola chiesa, inizialmente collegata a San Vito, con il tempo, proprio per la sua funzione di luogo di cura e per la fama delle guarigioni attribuite all’assistenza prestata nell’ospedale, il complesso venne chiamato “della Vita”.

Con il tempo, per il forte legame con l’ospedale e la devozione alla Vergine, il complesso assunse il nome di Santa Maria della Vita, la piccola chiesa medievale fu successivamente ampliata, e, alla fine del Seicento, ricostruita, diventando l’attuale santuario nei pressi del centro storico di Bologna. All’interno della chiesa c’è una bellissima immagine mariana è un affresco tradizionalmente attribuito a Simone dei Crocefissi (1330-1399) è rappresenta la Vergine che accosta il proprio volto a quello di Gesù.

Durante i lavori di ristrutturazione del sacro edificio, l’affresco era stato ricoperto e se ne erano perse le tracce, proprio il 10 settembre dl 1614, nel corso dei lavori di ripulitura, l’immagine della Madonna riapparve sotto l’intonaco, ancora in buono stato di conservazione. La notizia si diffuse rapidamente, suscitando grande entusiasmo tra i fedeli e pellegrini bolognesi, e proprio quel giorno venne tradizionalmente dedicato alla Madonna della Vita.  E la diocesi di Bologna, l’ha inserita nel proprio calendario liturgico come memoria.

All’interno del santuario è conservato uno dei maggiori capolavori dell’arte bolognese: il “Compianto sul Cristo morto”, opera di Niccolò dell’Arca (1435-1494) realizzato nella seconda metà del Quattrocento. L’opera fu commissionata dalla Compagnia, ed è composta da figure in terracotta a grandezza naturale. In definitiva è significativo e singolare al tempo stesso, che in quel luogo si incontrino la Madonna della Vita, l’assistenza agli ammalati e la meditazione sulla morte e sulla resurrezione di Cristo. La spiritualità della Compagnia dei Battuti, si fondava infatti sulla misericordia: prendersi cura della sofferenza del prossimo era un modo concreto di vivere la fede.

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