La teologia in ascolto e al servizio degli “invisibili”. Fino a domani 23 ottobre è in corso a Roma, presso la Pontificia Università Urbaniana la conferenza internazionale “Migration, a Pilgrimage of Hope”. L’incontro è organizzato dallo Scalabrini International Migration Institute (Simi). Dall’Università di Notre Dame, che include la Keough School of Global Affairs e i suoi istituti. E cioè il Klau Institute for Civil and Human Rights. il Kroc Institute for International Peace Studies e il Kellogg Institute. A promuovere l’iniziativa sono inoltre la Pontificia Università Urbaniana e la Poverty Initiative di Notre Dame. Con il patrocinio del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Del Consiglio Conferenze Episcopali Europee (CCEE). Dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG). E dell’Unione Superiori Generali (USG). Per tre giorni, teologi, accademici, religiosi, operatori pastorali, rappresentanti delle comunità migranti e rifugiati approfondiscono il legame tra migrazione, teologia e studi sociali. L’obiettivo della conferenza è quello di offrire uno spazio di riflessione e di dialogo interreligioso aperto a tutti. Promuovendo azioni pastorali concrete su questioni cruciali del fenomeno migratorio. E cioè l’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione.

Le risposte della teologia
L’apertura dei lavori è stata affidata al cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e gran cancelliere della Pontificia Università Urbaniana. A padre Daniel Groody dell’Università di Notre Dame. E a padre Leonir Chiarello, superiore generale dei Missionari Scalabriniani. In un tempo in cui la mobilità umana interpella in modo profondo la convivenza tra i popoli, la teologia può fornire risposte significative. Afferma padre Leonir Chiarello: “Di fronte alle narrazioni distorte sulle migrazioni, esiste il rischio di confondere il fenomeno stesso con le rappresentazioni che ne vengono fatte. Sul piano politico ed economico la migrazione è spesso ridotta a una bandiera. Ma dal punto di vista teologico è un luogo in cui Dio rivela la sua volontà“. E aggiunge: La teologia può offrire contributi concreti nel campo pastorale e sociale. Promuovendo una narrazione fondata sul pellegrinaggio di speranza. I migranti, con la loro vita, ci invitano a guardare l’umanità con occhi di fiducia e di speranza”. Nel contesto del dibattito globale sulle migrazioni, padre Daniel Groody propone uno sguardo diverso, che parte dalla teologia per riscoprire il valore umano e spirituale del migrare.

Questione complessa
“Da un lato, la migrazione rappresenta una delle questioni più difficili, complesse e importanti del nostro tempo. È complessa perché viene studiata da quasi tutte le discipline, ma al contempo è semplice, perché tocca il cuore stesso del valore della vita umana. La teologia può contribuire al dibattito sulle migrazioni mettendo al centro la dignità della persona e la chiamata a comprendere cosa significa essere umani davanti a Dio”, spiega padre Daniel Groody. La conferenza si articola attraverso diversi panel con esperti e studiosi provenienti da tutto il mondo che focalizzano l’attenzione sulla teologia dell’accoglienza. Sulla dottrina sociale della Chiesa riguardo la mobilità umana. Sul ruolo delle comunità religiose. Sui nuovi orizzonti del dialogo interculturale e interreligioso. Padre Aldo Skoda dirige lo Scalabrini International Migration Institute (Simi). E sottolinea: “La ricerca teologica e sociale, al centro di questa conferenza, non è solo un esercizio intellettuale, ma un motore di trasformazione. Attraverso l’indagine rigorosa e il dialogo interdisciplinare, ci aiuta a comprendere più a fondo la realtà delle migrazioni“.

Carità intellettuale
Aggiunge padre Aldo Skoda: “Fare ricerca oggi significa avere il coraggio di difendere la libertà di pensiero e di mettere il sapere al servizio della verità. Se la intendiamo correttamente come atto di carità intellettuale, la ricerca diventa un ponte tra culture ed esperienze. Un modo concreto di “servire con amore” e di costruire una società più umana e fraterna”. L’incontro si concluderà domani con una visita a Casa Scalabrini 634, progetto promosso dall’ASCS (Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo). Si tratta di una realtà solidale che a Roma accoglie famiglie e giovani rifugiati in percorsi di semi-autonomia. Domani pomeriggio, poi, i partecipanti si recheranno al Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo, spazio nato nei Giardini delle Ville Pontificie come laboratorio di ecologia integrale ispirato all’enciclica di Papa Francesco.

Stop all’indifferenza
Nel solco del Giubileo dei Migranti, celebrato lo scorso 5 ottobre, “Migration, a Pilgrimage of Hope” rappresenta un’occasione per guardare alle migrazioni non solo come un problema sociale dei nostri tempi. Ma come un cammino di speranza che attraversa la storia e apre nuove prospettive per l’umanità. Nell’omelia per il Giubileo dei Missionari e dei Migranti del 5 ottobre 2025, Papa Leone XIV ha esortato a non mostrare indifferenza verso i migranti, sottolineando la loro dignità umana e il loro coraggio di fronte alle difficoltà. Il Pontefice ha chiesto di accogliere i migranti senza paura e di riconoscere in loro non stranieri, ma amici, imparando dalla loro diversità e sperando che non trovino indifferenza o stigma. Ha anche invitato a pregare perché il Giubileo rafforzi la fede e trasformi tutti in “pellegrini della speranza”.

