Il Papa nella “città delle tre frontiere” che fu testimone dei combattimenti della Seconda Guerra Mondiale. Metz è la città francese della Lorena strettamente legata alla figura di Robert Schuman, lo statista considerato uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. A Metz, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, Leone XIV concluderà il suo viaggio apostolico in Francia, lunedì 28 settembre, dopo Parigi e Lourdes. In programma, un incontro interreligioso e un appuntamento dedicato alle “radici dell’Europa per la pace e l’unità”, prima di percorrere il centro città a bordo della papamobile e celebrare la messa nella cattedrale di Saint-Étienne. “Si sta perdendo la passione per l’Europa, perché abbiamo dimenticato perché l’abbiamo creata”, ha testimoniato un giorno un ex ambasciatore che aveva partecipato alla costruzione europea. Se ci si chiede il perché di questa tappa nella Mosella nel viaggio del Vescovo di Roma, la risposta si trova nel tessuto della città e nella storia dei suoi abitanti. Il 28 settembre, dopo il suo arrivo all’aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine, Leone XIV si recherà al Centro congressi Robert-Schuman. Lì parteciperà innanzitutto a un incontro interreligioso, poi all’incontro dedicato alle radici dell’Europa. Pronuncerà due discorsi prima di raggiungere il centro città. Nel pomeriggio, un giro in papamobile lo condurrà in particolare dall’avenue Foch alla cattedrale di Saint-Étienne. Passando per l’avenue Robert-Schuman, la place de la République e le vie del centro storico.

Papa d’Europa
La Mosella non è solo vicina ai confini. Ha vissuto a lungo al ritmo dei loro spostamenti. Annessa all’Impero tedesco dopo la guerra del 1870, è tornata a far parte della Francia nel 1918, prima di essere nuovamente annessa di fatto dal regime nazista durante la Seconda guerra mondiale, fino alla sua liberazione alla fine del 1944 e alla sua definitiva reintegrazione nella Francia nel 1945. “La Mosella, come l’Alsazia, porta ancora il ricordo dei conflitti, delle annessioni e delle lacerazioni che hanno segnato l’Europa contemporanea”, spiega a Fides padre Cédric Burgun, decano della Facoltà di Diritto Canonico dell’Institut catholique di Parigi e originario di Metz. Questo ricordo rimane particolarmente vivo nelle famiglie. La costruzione europea, aggiunge, “non è nata da un’astrazione tecnocratica, ma dalla volontà di riconciliare popoli a lungo contrapposti”. Padre Stéphane Jourdain, parroco della comunità parrocchiale di Saint-Privat a Metz-Sud, racconta storie di persone. “Alcuni hanno avuto un nonno partigiano; altri hanno vissuto il lavoro forzato. Alcuni abitanti sono stati espulsi verso il sud della Francia, prima di tornare”. In molte famiglie, le generazioni più anziane hanno vissuto i cambiamenti imposti di lingua, nazionalità o amministrazione. La memoria locale conserva anche traccia dei successivi arrivi di famiglie italiane, polacche, algerine e, più recentemente, di altre comunità.

