Le nuove strade che i missionari percorrono in Polonia

Incontro delle Pom in Polonia: "La responsabilità missionaria non si esaurisce nel sostegno materiale ma comprende preghiera, formazione, animazione e collaborazione"

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Foto di Karolina Grabowska da Pixabay

Meeting in Polonia sui nuovi sentieri missionari. La missione non può restare ancorata solo a forme legate a un tempo ormai passato. Ha bisogno di nuove energie, per coinvolgere l’intera comunità ecclesiale. È questo uno dei messaggi emersi dall’incontro delle Pontificie Opere Missionarie (POM) e delle comunità missionarie che si è svolto a Varsavia. Più di 80 partecipanti si sono riuniti per riflettere sul futuro dell’animazione missionaria in Polonia e preparare il centenario della Giornata Missionaria Mondiale, che sarà celebrato il 18 ottobre 2026. Ad aprire il confronto è stato il vescovo Jan Piotrowski. Presidente della Commissione per le Missioni della Conferenza episcopale polacca. “La missione non è un’aggiunta alla vita della Chiesa, ma appartiene alla sua stessa essenza”, dice all’agenzia missionaria vaticana Fides monsignor Piotrowski. E invita a rinnovare la consapevolezza missionaria e a cercare nuove modalità per annunciare il Vangelo. “Non possiamo semplicemente rimanere legati alle forme del passato”, avverte il presule. Indicando nella capacità di fare un ulteriore passo avanti una delle sfide per la Chiesa di oggi. Uno dei punti sottolineati durante l’incontro riguarda il modo di guardare alle Chiese dei territori di missione. Non semplici destinatarie di aiuti, ma collaboratori nell’annuncio del Vangelo. La responsabilità missionaria, è stato ricordato, non si esaurisce infatti nel sostegno materiale. Comprende preghiera, formazione, animazione e collaborazione.

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Foto di Bianca Fazacas su Unsplash

Nuovi missionari

Diventa decisiva, quindi,  la cooperazione tra diocesi, congregazioni religiose, Pontificie Opere Missionarie (POM), organizzazioni missionarie e laici. Una rete di relazioni che, nelle parole del vescovo Piotrowski, dovrebbe fare delle missioni non un peso per la Chiesa, ma una “stella” capace di indicare la strada della fede, dell’evangelizzazione, della solidarietà e dell’apertura agli altri. In un’epoca dominata dalle comunicazioni a distanza, la riunione di Varsavia ha riportato al centro una parola semplice: incontro. Padre Maciej Będziński, direttore nazionale delle Pom polacche, ha osservato che e-mail, videoconferenze e intelligenza artificiale permettono oggi di svolgere molte attività senza incontrarsi fisicamente. Ma la vera cooperazione, ha sottolineato, richiede relazione e presenza. Tra i momenti più significativi dell’incontro, la riflessione sulla testimonianza di Helena Kmieć, giovane laica polacca per la quale è in corso la causa di beatificazione. Nata nel 1991 a Libiąż, nel sud della Polonia, Helena fu uccisa nel 2017 a Cochabamba, in Bolivia, mentre prestava servizio in una casa per bambini. La sua esperienza missionaria aveva già toccato Ungheria, Romania e Zambia, oltre alla Bolivia. Il suo percorso è stato presentato come una testimonianza particolarmente significativa per i giovani. Studentessa, lavoratrice, volontaria e laica impegnata nella vita della Chiesa, Helena ha vissuto la sua esperienza di fede nel cuore della quotidianità.

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