Ecco la legge che fa paura ai cristiani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:58

Non si placano le polemiche attorno alla proposta di legge in esame nel Parlamento bulgaro che pone delle rilevanti restrizioni alle minoranze religiose.

Cosa prevede la norma

In base al provvedimento in discussione si prevede che i sacerdoti e i predicatori stranieri debbano registrarsi per non incorrere in sanzioni. La modifica sulla normativa, già approvata in prima battuta dal Parlamento bulgaro, allarga a dismisura i poteri della Direzione per i culti che dovrà concedere il nulla osta per le donazioni dall'estero e potrà controllare tutte le entrate delle varie confessioni. Addirittura, se un sacerdote dovrà trattenersi per qualche giorno in Bulgaria e durante questo periodo vorrà svolgere funzioni religiose, avrà bisogno necessariamente di un permesso statale.

Le proteste

l'iter legislativo sta procedendo nonostante l'opposizione di tutte le confessioni religiose del Paese, compresa quella della Chiesa ortodossa nazionale e della comunità islamica. L'entrata in vigore di questa legge, presentata come un tentativo di arginare le ali più radicali dei gruppi religiosi, rischia di penalizzare nettamente anche la comunità cattolica perchè la maggior parte dei suoi sacerdoti proviene dall'estero. Inoltre, il provvedimento richiede che la formazione dei religiosi debba avvenire in Bulgaria; un altro punto critico, dunque, per la Chiesa cattolica locale visto che nel Paese dell'Europa orientale non ci sono seminari.

L'appello degli eurodeputati

Da settimane, ormai, le comunità cristiane protestano fuori al Parlamento di Sofia e i loro rappresentanti chiedono a gran voce di bloccare questa proposta. La questione è arrivata anche a Strasburgo con una lettera scritta dagli eurodeputati del “Movimento Politico Cristiano d'Europa” al governo bulgaro: nella missiva, gli europarlamentari si dicono “incerti sulla proposta di legge che ha il potenziale per interferire significativamente con la libertà religiosa in Bulgaria “. “La libertà di religione – scrivono i rappresentanti politici al premier bulgaro – è considerata un diritto fondamentale di tutti i cittadini dell'Ue e un pilastro della democrazia europea. Crediamo fermamente che il benessere del popolo bulgaro e lo sviluppo della società bulgara siano la vostra massima priorità. La nostra esperienza delle nazioni che rappresentiamo mostra che il rispetto del principio di non discriminazione dei cristiani di ogni denominazione porta sempre ad una società armoniosa e prospera “. La lettera finisce con la richiesta di “prendere in considerazione questi argomenti e prendere in considerazione le misure necessarie per salvaguardare i diritti delle minoranze religiose che vivono in Bulgaria “.

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