Il cardinale Dziwisz ha raccontato di aver inviato una reliquia del sangue di Giovanni Paolo II a Papa Francesco durante il suo ricovero, notando un miglioramento. Dziwisz ha poi descritto gli ultimi momenti di vita di Papa Wojtyla, rivelando che era commosso durante la messa della Divina Misericordia. Ha ricordato anche l’attentato in Piazza San Pietro, sottolineando la preghiera del Papa per la Chiesa e il mondo. Infine, ha citato le parole di Wojtyla sulla sofferenza e sul suo incontro con il Signore
Il ricordo
“Ho mandato una reliquia del sangue di Giovanni Paolo II” a Papa Francesco, quando era ricoverato al Gemelli, “e lui ha cominciato a stare meglio. Io credo in questo, perche’ ho avuto tanti esempi di miracoli”. Lo racconta il cardinale Stanislao Dziwisz, segretario storico di Papa Wojtyla, ai microfoni di Ignazio Ingrao del Tg1, in una intervista in occasione del ventesimo anniversario, domani, della morte del Pontefice polacco. Dziwisz svela gli ultimi momenti di vita di Giovanni Paolo II. “Ci e’ venuta l’idea di celebrare la messa della Divina Misericordia e ho visto che lui era commosso”, ricorda. “Gli abbiamo dato qualche goccia di vino consacrato con un piccolo cucchiaino. Questi sono stati gli ultimi minuti della sua vita”. Alle 21:37 del 2 aprile 2005 l’annuncio della morte, dopo 27 anni di Pontificato, di Wojtyla. “Lui non aveva paura della morte. Ci incoraggiava dicendo: questo ultimo momento non e’ doloroso. Vado all’incontro del Signore che ho servito per tutta la mia vita”. Il Papa polacco che ha contribuito a far cadere il comunismo, concluse la sua vita segnato dal morbo di Parkinson. “Lui insegnava sempre che la sofferenza ha un senso”, afferma il suo segretario storico che ricorda l’attentato in piazza San Pietro: “Io stavo dietro di lui sulla jeep. Uscito tanto sangue e lui perdeva la forza. Durante il viaggio al policlinico Gemelli pregava per la Chiesa, per il mondo e per l’Italia”. Infine il cardinale Dziwisz rimarca le parole che Wojtyla ripeteva, ossia che non si scende dalla croce, e per questo non volle dimettersi nonostante la malattia. “Ripeto le sue parole che ancora sento nelle mie orecchie: Gesu’ mi ha chiamato e Lui quando viene il momento mi richiamera’”.

