Due mostre per portare avanti la “diplomazia dell'arte”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:36

La bellezza e l'arte sono un veicolo straordinario di dialogo“. La direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, ha presentato così la mostra “doppia” che si terrà in Cina e a Roma “La bellezza unisce” e che rappresenta una tappa ulteriore di quella “diplomazia dell'arte” indispensabile per riavvicinare Pechino e il Vaticano. Lo ha sottolineato anche Zhu Jiancheng, segretario generale del “China Culture Investment Fund”: “Sono fermamente convinto che l'imminente 'Esposizione Sino-Vaticana contemporanea' aprirà un nuovo capitolo negli scambi culturali fra il popolo cinese e il Vaticano, affinché ci sia l’avvicinamento e la comprensione tra due Paesi con profonda cultura tradizionale”. Ed ha poi aggiunto che questo evento “supera le frontiere, il tempo e unisce le culture” e “rafforzerà ulteriormente l'amicizia tra la Cina e il Vaticano e favorirà la normalizzazione delle relazioni diplomatiche“. Ad una precisa domanda di In Terris su cosa potesse concretamente significare tale affermazione, il segretario ha risposto che “gli scambi che avvengono nel rispetto reciproco sono premessa per l'allacciamento di rapporti. La speranza è avere ulteriori sviluppi, è un desiderio comune”.

Monsignor Paolo Nicolini, delegato amministrativo dei Musei Vaticani, ha aggiunto che la mostra rappresenta un modo per rispondere all'invito del Papa ad “aprirsi al mondo” perché “l'arte è luogo di condivisione“, uno “strumento di pace e di dialogo tra le religioni”.

Padre Nicola Mapelli, curatore di Anima Mundi, ovvero la sezione etnologica, ha ricordato come oltre la metà delle opere dei Musei Vaticani riguadino culture e popoli non europei. “Favorire il dialogo fra le culture” è proprio “una delle missioni” dell'istituzione vaticana. Nel 2014, per esempio, la collezione islamica è stata esposta per la prima volta in un paese arabo, gli Emirati. La collezione cinese ebbe invece inizio con un'opera antichissima del cardinale Borgia raffigurante la Grande Muraglia che “sarà una delle 40 che partiranno alla volta della Cina. Oltre all'antico rotolo della Muraglia Cinese saranno esportate in Cina anche opere in bronzo, ceramica, dipinti e statue in pietra, appartenenti a vari periodi storici di una civiltà millenaria come quella cinese, e alcune espressioni dell'arte cristiana cinese come piatti in ceramica rappresentanti la vita di Gesù e in particolare la Via Crucis e un crocifisso da altare”. Le opere, selezionate in collaborazione con esperti cinesi, sono state restaurate nei laboratori dei Musei. “Stiamo anche valutando l'invio di un quadro della Pinacoteca, quale esempio dell'arte pittorica occidentale” ha aggiunto Barbara Jatta. Inoltre, ci saranno due dipinti del maestro Yan Zhang, che ha partecipato alla presentazione, regalati nel maggio scorso al Papa come ringraziamento per il saluto espresso dal S. Padre durante il sorvolo della Cina nel viaggio in Corea del Sud nell'agosto 2014. Al Papa fu presentato anche un bozzetto a carboncino della “Montagna Sacra”, poi completato, su richiesta della Biblioteca Vaticana, in un dipinto destinato alla collezione della stessa Biblioteca. L'artista cinese dal 1993 ha avviato una profonda riflessione sul rapporto uomo-natura che ha poi trasposto nelle sue opere.

La mostra, che sarà presentata presso la Diaoyutai State Guesthouse a Pechino il 27 novembre, sarà inaugurata a metà marzo (la data non è ancora stata fissata) nella Città Proibita alla presenza di autorità cinesi e vaticane. Poi farà tappa in altre tre città cinesi: Xian, una delle capitali storiche del Dragone, Xiamen, considerata la località da cui partiva la Via della Seta marittima, e infine Shangai.

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