Sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa di don Luigi Giussani. Al ventesimo anniversario della scomparsa del fondatore di Comunione e Liberazione corrisponde la pluralità delle testimonianze sulle straordinarie qualità di educatore delle anime. Il professor Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Cl, è il curatore del libro “Un volto nella storia. Il compito della Chiesa nel mondo” (Rizzoli 2025) di don Luigi Giussani presentato all’ultimo Meeting di Rimini. “Nel fermento del Sessantotto, don Giussani coglie la sete profonda di autenticità che anima la contestazione- spiega Davide Prosperi-. In una serie di incontri con un gruppo di giovani, invece di proporre una fuga spiritualistica o una soluzione ideologica ai problemi del suo tempo, Giussani indica nella Chiesa il punto sorgivo di ogni autentico tentativo umano di rispondere al bisogno di verità, giustizia, amore e libertà. Solo nella comunione cristiana viva possiamo sperimentare la liberazione, cioè l’avvento di un mondo più umano. Una proposta che resiste al passare del tempo e si rivela più necessaria che mai, per affrontare le sfide di oggi”.

Giussani educatore
Memorabile l’omelia funebre pronunciata vent’anni fa da Joseph Ratzinger (da lì a poche settimane Papa Benedetto XVI) in occasione dei funerali di don Luigi Giussani. L’allora cardinale Ratzinger evidenziò come l’essenza del messaggio di don Giussani fosse la centralità di Cristo e la necessità di non perderlo mai di vista, celebrando il suo servizio al Vangelo e la gioia che deriva dall’incontro con Dio”. Don Antonio Villa, fondatore di una scuola a Tarcento, 9 mila abitanti nel Friuli terremotato, aveva raccontato al settimanale “Tempi” del suo rapporto con il fondatore di Comunione e Liberazione. “Nel 1954 don Giussani insegnava Teologia orientale in seminario. Una materia che a noi studenti non interessava per niente- rievoca-. Lui si metteva tutto nella spiegazione, gesticolava, stringeva i pugni. Ispirato, un mio compagno lo ha soprannominato ‘il mungitore’. A lezione eravamo sempre distratti, e Giussani si arrabbiava. Ci paragonava ai suoi ragazzi del Berchet che invece stavano attenti. Ci considerava peggio dei ragazzini”.

Il “mungitore”
Prosegue don Villa: “Poi nel 1962 facevo il vicedirettore al Collegio di Saronno. Mi chiesero di prendere l’abilitazione per insegnare religione nelle scuole. Sono prete ma ho dovuto farlo lo stesso. Mah. Non la presi molto seriamente. Infatti mi bocciarono. Allora ho dovuto seguire i corsi. Chi li tiene? Il ‘mungitore’. Mi sono nascosto all’ultimo banco, perché non volevo che mi riconoscesse. Eppure, rimasi stupito. Diceva delle cose sulla Chiesa che mai avevo sentito. Mi sono trascinato al primo banco, con gli occhi sbarrati e le orecchie aperte. Era eccezionale”.

