Denunciano le repressioni, aggrediti Nunzio e Cardinale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:53

Non si placano le tensioni in Nicaragua, Paese da metà aprile attraversato da proteste contro il governo che sarebbero costate oltre un centinaio di vite umani. Proteste alle quali si è unita anche la Chiesa cattolica. I vescovi del luogo, nei giorni scorsi, avevano chiesto al presidente Ortega di anticipare le elezioni a marzo 2019, richiesta respinta da Ortega. E mentre i presuli si domandano se sia possibile continuare un dialogo con le Istituzioni, la situazione degenera. Dopo l'ennesimo fine settimana di violenze, denunciate anche dagli esponenti ecclesiastici, uomini dell'escito si sono scagliati contro il Nunzio e il Cardinale.

L'aggressione 

Nel pomeriggio, alcuni paramilitari hanno aggredito verbalmente e fisicamente il card. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, il suo ausiliare, mons. José Silvio Báez, e il Nunzio Apostolico in Nicaragua, mons. Waldemar Stanisław Sommertag. Teatro dell'aggressione, la chiesa di san Sebastiano, a Diriamba. I vescovi, accompagnati da altri sacerdoti dell’arcidiocesi di Managua e da alcuni giornalisti, si erano diretti nella città, oggetto di forti scontri negli ultimi due giorni, per portare aiuto e conforto alle 12 persone che si erano rifugiate nella chiesa assediata da giorni. I presuli sono stati strattonati e insultati. Mons. Báez, come ha annunciato egli stesso su Twitter, è stato ferito al braccio e gli è stata strappata la croce pettorale. A un sacerdote che accompagnava i vescovi è stato rubato il cellulare. I vescovi si erano diretti a Diriamba con un pulmino, come avevano fatto qualche settimana fa per prestare aiuto alla popolazione della città di Masaya.

 

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Altri attacchi

Un episodio che tuttavia non ferma la voce della Chiesa. Altri esponenti del clero locale, infatti, hanno alzato la voce contro il clima di terrore che si vive nel Paese. Il sacerdote Erick Diaz, parroco di una città che si trova a 164 chilometri a nord di Managua, ha denunciato che la casa del leader locale del “Movimento 19 aprile”, promotore della protesta contro Ortega, sarebbe stata data alle fiamme dalle “forze combinate” dell'esecutivo, formate da polizia e paramilitari. Proprio il “Movimento 19 aprile” di Rancho Grande, comune del dipartimento di Matagalpa, ha segnalato la morte del giovane Dixon Barrera, il cui corpo è stato trovato gettato in un fiume con un proiettile nel petto, mentre le “forze combinate” si trovavano nella città.

Ancora violenza

Nel fine settimana le repressioni più gravi sono avvenute nelle città di Jinotepe e Diaramba. Un appello a cessare gli attacchi è stato rivolto anche dall’arcivescovo di Managua, cardinale Leopoldo Brenes. Gli attacchi degli ultimi giorni sono stati condannati anche dal segretario esecutivo della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), Paulo Abrao. La Cidh ha espresso, insieme all’Onu, formale richiesta al Governo del Nicaragua di far cessare gli attacchi contro la popolazione civile. 

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