Congregazione per la fede: quei Prefetti custodi dell’ortodossia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:21

All’inizio era la Congregazione dell’Inquisizione. Addirittura preesistente alla Curia romana come fu strutturata da Sisto V, perché ad istituirla fu Paolo III Farnese nel 1542. Poi San Pio X nel 1908 ne cambiò il nome in S. Uffizio e Benedetto XV le affidò le competenze sull’Indice dei libri proibiti (1917). Fu Paolo VI, alla fine del Concilio Vaticano II, il 7 dicembre 1965, a darle il nome attuale e a ridefinirne i compiti. Ma da sempre, la Congregazione per la dottrina della fede è la “Suprema“, anche se questo titolo è stato abolito: il primo e più antico dicastero vaticano, il baluardo dell’ortodossia.

Le nomine

Con la nomina di mons. Giacomo Morandi, è stata “ricostituita” la struttura portante della Congregazione in seguito alla mancata conferma del prefetto cardinale Muller, sostituito dal 1° luglio dall’ex segretario mons. Luis Ladaria Ferrer, gesuita come Papa Francesco. In realtà ora manca il sottosegretario, ma è presente un segretario aggiunto, l’arcivescovo Augustine Di Noia, un domenicano americano.

Da Seper a Ratzinger…

Dopo i cambiamenti voluti da Paolo VI (il prefetto del S. Uffizio, il cardinale Alfredo Ottaviani, guidò la fase di trasformazione fino al 1968), i cardinali che si sono succeduti sono stati quattro. Il primo fu il croato Franjo Seper, che gestì la difficile fase postconciliare fino al 1981. Uno dei documenti emessi dalla Congregazione sotto la sua guida fu “Christi Ecclesia“, in cui si confutavano le posizioni del controverso teologo svizzero Hans Kung. Gli successe Joseph Ratzinger, creato cardinale da Paolo VI e nominato prefetto da San Giovanni Paolo II. Dal 1981 fu uno dei più stretti collaboratori e del Papa polacco, con cui instaurò una profonda amicizia. Per quasi 24 anni Ratzinger ha guidato la Congregazione, con una grande chiarezza teologica che a volte gli ha attirato gli strali del “pensiero dominante”. E’ il caso, ad esempio, del documento sulla “Cura pastorale delle persone omosessuali“, in cui viene ribadito che tale tendenza è “oggettivamente disordinata”. Ma è stato anche il presidente della Commissione per la redazione del Catechismo (e poi del Compendio) della Chiesa Cattolica. Decisivo, poi, il suo ruolo nella lotta alla pedofilia: Ratzinger fin da cardinale fu fautore della linea della tolleranza zero.

…e da Levada a Muller

Alla morte di Giovanni Paolo II, in conseguenza della sua elezione al soglio pontificio, lo stesso Benedetto XVI nominò prefetto il cardinale americano William J. Levada, che diresse la congregazione dal 2005 al 2012. Ratzinger lo conosceva bene perché aveva partecipato alla stesura del Catechismo. Dal 2009 assunse anche la presidenza della Commissione Ecclesia Dei, che si occupa del dialogo con i tradizionalisti e in particolare con la Fraternità di San Pio X, il gruppo scismatico che fa riferimento a mons. Lefebvre. La decisione di legare la Commissione alla Congregazione fu presa da Benedetto XVI per favorire il cammino verso la piena comunione ecclesiale. A Levada, ritiratosi per limiti di età, successe il cardinale tedesco Gherard Muller. Amico personale di Benedetto XVI, di cui ha curato l’opera omnia, era in perfetta sintonia con Ratzinger anche sulle questioni dottrinali. Lo è stato un po’ meno con Papa Francesco, che infatti lo ha rimosso alla fine del quinquennio di mandato. In particolare i contrasti sono sorti sull’Amoris Laetitia e sulle aperture nei confronti dei divorziati risposati, anche se il cardinale ha cercato di fare da mediatore tra il Pontefice e quanti hanno espresso dubbi sull’esortazione, a cominciare dall’ormai celebre gruppo dei quattro cardinali (Caffarra, Brandmuller, Burke e il defunto Meisner). Considerato un “conservatore”, tuttavia Muller è stato anche un difensore del pensiero di Gustavo Gutierrez, il domenicano peruviano considerato padre della Teologia della Liberazione, di cui il porporato fu allievo. Una posizione, questa sì, condivisa con il Papa argentino, che tuttavia non è stata sufficiente a confermargli la fiducia di Francesco.

Il futuro

Pur con l’avvertenza che le categorie politiche quasi mai sono adatte a definire le posizioni ecclesiastiche, monsignor Ladaria Ferrer viene considerato generalmente un conservatore. Fu nominato segretario della Congregazione da Benedetto XVI nel 2008, quando successe all’attuale prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, cardinale Amato. Tra le questioni scottanti che dovrà affrontare, oltre al nodo dei lefebvriani, c’è anche quella legata al diaconato femminile. Lo scorso anno, infatti, Papa Francesco lo aveva nominato presidente della Commissione incaricata di studiare l’argomento. E c’è da scommettere che alla fine ogni decisione, in un senso o nell’altro, sarà destinata a suscitare polemiche.

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