“Confini respingenti o impregnati di odio fanno a pezzi il mondo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:53

Il problema non è l’esistenza dei confini. E’ invece come vivere le frontiere in un mondo, grande e talvolta terribile. Spesso confini respingenti o impregnati di odio fanno a pezzi il mondo, creano un insidioso clima conflittuale”. Lo ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, aprendo ieri pomeriggio a Madrid l’Incontro internazionale nello “Spirito di Assisi” che quest’anno ha per tema “Pace senza confini” e che proseguirà anche oggi e domani. La Cerimonia d'Inaugurazione di Pace senza Confini ha visto la presenza del card. di Madrid Carlos Osoro Sierra e di: Andrea Riccardi, alto commussario per i rifugiati Filippo Grandi, Consigliere Onu Jeffrey D. Sacks, il presidente della Repubblica Centrafricana Faustin-Archange Touadéra, rabbino capo di Tel-Aviv Israel Meir Lau, metropolita ortodosso Hilarion e Mohammad Al-Mahrasawi, rettore dell'Università di Al-Azhar, Egitto.

Riccardi

Riccardi ha sottolineato nel suo discorso di apertura come in un mondo globalizzato “nessuno è garantito, se non da una pace più grande. Le mie frontiere non mi preservano!”. Il pensiero va subito alle questioni ecologiche. “Quando l’Amazzonia brucia, anche noi bruciamo con la grande foresta! La terra rivela che tutti siamo concretamente legati. Le religioni lo insegnano da millenni: l’umanità, le persone, i popoli, hanno tutti un comune destino”. L’incontro promosso dalla Comunità di Sant’Egidio cade quest’anno a 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, nel 1989. In questo periodo, purtroppo, “sono sorti nuovi confini”. “Alcuni non sono frontiere, ma muri”, ha detto Riccardi. Costruiti “per ragioni militari, difensive, per frenare i migranti, per proteggere lo spazio nazionale”. Ciò che più preoccupa è “una ripresa di prospettive nazionali antagoniste o nazionaliste, reazioni semplificate a una globalizzazione che appare minacciosa, semplificazione che sembra proteggere da problemi complessi. Non mi voglio abbandonare ad allarmismi”, ha ribadito Riccardi. “Ma non si può vivere l’oggi con le sue sfide complesse senza il respiro umanesimo planetario”. E ha concluso: “I confini esistono, ma non possono diventare muri né disegnare il futuro. I credenti li superano con lo sguardo del cuore e con la parola del dialogo”.

Hilarion

Tra i relatori anche il Metropolita di mosca Volokalamsk Hilarion, secondo cui il dialogo tra le religioni “è sempre più necessario e urgente”. “Solo il dialogo nel nome della pace aiuterà i popoli a elevarsi al di là degli interessi contingenti e a unirsi per opporsi alla violenza e al terrorismo, a portare una parola di pace e consolazione là dove già da anni imperversa la guerra”. Il Metropolita ha portato il saluto a nome del Patriarcato di Mosca alla cerimonia di inaugurazione dell’incontro. “Purtroppo al giorno d’oggi siamo testimoni di una escalation di violenza che si nasconde dietro a slogan religiosi”, ha detto il rappresentante della Chiesa russa. “Gruppi radicali organizzano atti terroristici che creano migliaia di vittime assolutamente innocenti. Il livello di profanazione è tale che i terroristi compiono le loro azioni anche durante le celebrazioni nelle chiese, dando prova di quale tipo di spirito li animi”. Nonostante le oscurità, “lo Spirito Santo suscita anche oggi operai che lavorano per la pace, che offrono le proprie energie per far superare i pregiudizi, per cercare vie di dialogo, per creare comprensione reciproca tra religioni e popoli”. Uno dei luminosi esempi di tale servizio alla pace – ha detto Hilarion riportato dal Sir – è rappresentato dalla Comunità di Sant’Egidio”, ringraziandola “per la fedeltà al servizio ispirato dalla Parola di Dio da oltre cinquant’anni”. A nome del Patriarcato di Mosca, Hilarion ha anche fatto gli auguri all’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, per la sua imminente elevazione al cardinalato.

Lettera del Papa

Il 13 settembre scorso Papa Francesco aveva dedicato una lettera ai partecipanti all’Incontro di Preghiera per la Pace “Pace senza frontiere”. “Saluto con gioia e gratitudine – esordisce il Pontefice nel suo messaggio – il Cardinal Carlos Osoro Sierra, Arcivescovo di Madrid e tutti voi, rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane e delle Religioni mondiali riuniti a Madrid per il XXXIII Incontro di Preghiera per la Pace, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio insieme all’Arcidiocesi di Madrid. E’ motivo di gioia vedere che questo pellegrinaggio di pace, che è iniziato dopo la Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace, convocata ad Assisi nell’ottobre del 1986 da san Giovanni Paolo II, non si è mai interrotto ma continua e cresce in numero di partecipanti e in frutti di bene. E’ un pellegrinaggio che ha percorso paesi e città per dare ovunque testimonianza della forza di quello “spirito di Assisi” che è preghiera a Dio e promozione della pace tra i popoli. Quest’anno il suo itinerario giunge a Madrid, per riflettere sul tema “Pace senza frontiere”. La mente vola al passato, quando trent’anni fa, nel cuore d’Europa, cadde il Muro di Berlino e si pose fine a quella lacerante divisione del continente che ha causato tanta sofferenza. Da Berlino a tutta l’Europa dell’Est si accesero quel giorno nuove speranze di pace, che si sono diffuse in tutto il mondo. Fu la preghiera per la pace di tanti figli e figlie di Dio che contribuì ad accelerare la caduta del muro. Inoltre la storia biblica di Gerico ci ricorda che i muri cadono quando sono “assediati” con la preghiera e non con le armi, con gli aneliti di pace e non di conquista, quando sogniamo un futuro buono per tutti. Per questo è necessario pregare sempre e dialogare nella prospettiva della pace: i frutti verranno! Non abbiamo paura, perché il Signore ascolta la preghiera del suo popolo fedele! Purtroppo, in questi due primi decenni del XXI secolo abbiamo assistito, con grande tristezza, allo spreco di quel dono di Dio che è la pace, dilapidato con nuove guerre e con la costruzione di nuovi muri e barriere. Dopotutto, sappiamo bene che la pace deve crescere incessantemente di generazione in generazione, con il dialogo, l’incontro e il negoziato. Se si cerca il bene dei popoli e del mondo, è folle chiudere spazi, separare i popoli, o peggio, affrontarsi gli uni gli altri, rifiutare l’ospitalità a chi ne ha bisogno. In questo modo il mondo si “rompe”, utilizzando la stessa violenza con cui si rovina l’ambiente e si danneggia la casa comune, che richiede invece amore, attenzione, rispetto, così come l’umanità invoca la pace e la fraternità. La casa comune non sopporta muri che separino e creino conflitti tra i suoi abitanti. Ha bisogno invece di porte aperte che aiutino a comunicare, a incontrarsi, a cooperare per vivere insieme in pace, rispettando la diversità e rafforzando i vincoli di responsabilità. La pace è come una casa con molte stanze in cui tutti siamo chiamati ad abitare. La pace non ha frontiere. Sempre, senza eccezioni. Questo era il desiderio di san Giovanni XXIII quando, in un  momento difficile, volle rivolgere la sua parola a tutti i credenti e agli uomini di buona volontà invocando la “pace in tutte le terre”. Distinti rappresentanti delle Chiese e delle Comunità cristiane, e delle grandi Religioni del mondo, con questo mio saluto voglio dirvi che sono al vostro fianco in questi giorni e che con voi chiedo la pace all’Unico che ce la può dare. Nella tradizione di questi Incontri Internazionali di Preghiera per la Pace – come quello di Assisi nel 2016, a cui anch’io ho partecipato –, la preghiera che sale fino a Dio occupa il luogo più importante e decisivo. Ci unisce tutti in un sentimento comune, senza nessuna confusione. Vicini, ma senza confusioni! Perché l’anelito di pace è comune, nella varietà di esperienze e tradizioni religiose. Come credenti siamo consapevoli che la preghiera è la radice della pace. Chi la pratica è amico di Dio, come lo fu Abramo, modello di uomo di fede e speranza. La preghiera per la pace, in questo tempo segnato da tanti conflitti e violenza, ci unisce tutti ancor di più, al di là delle differenze, nel comune impegno per un mondo più fraterno. Sappiamo bene che la fraternità tra i credenti, oltre ad essere una barriera per le inimicizie e le guerre, è fermento di fraternità tra i popoli. In questo senso ho firmato lo scorso febbraio, ad Abu Dhabi, insieme al Grande Imam di Al-Azhar, il “Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune”: un passaggio importante nel cammino verso la pace mondiale. Insieme abbiamo detto che «le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue». Desidero affidare i propositi di quel documento anche a tutti voi che partecipate a questo incontro di Preghiera per la Pace. Anche lo spirito di Assisi, 800 anni dopo l’incontro di San Francesco con il Sultano, ha ispirato il lavoro che ci ha portato all’evento di Abu Dhabi. Stiamo vivendo un momento difficile per il mondo. Dobbiamo unirci tutti –direi con uno stesso cuore e una stessa voce–, per gridare che la pace non ha frontiere. Un grido che sgorga dal nostro cuore. E’ da lì infatti, dai cuori, che dobbiamo sradicare le frontiere che dividono e mettono l’uno contro l’altro; ed è nei cuori che bisogna seminare sentimenti di pace e di fraternità. Distinti rappresentanti delle Chiese e delle Comunità cristiane e delle grandi Religioni del mondo, uomini e donne di buona volontà che partecipate a questo Incontro, il grande compito della pace è stato messo anche nelle nostre mani. Che il Dio della pace – conclude Bergoglio – ci dia abbondanza di saggezza, audacia, generosità e perseveranza”.

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