Come favorire l'incontro tra giovani e futuro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:29

Tavola rotonda su occupazione e formazione oggi al Meeting di Rimini dal titolo “Giovani e lavoro: futuro e opportunità”. A discuterne, oltre al moderatore Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt, c'erano Guido Luigi Canavesi, professore di Diritto del lavoro all'Università di Macerata, Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria e Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl.

L'intervento di Canavesi

Perchè scuola e lavoro sono così distanti nel nostro Paese? Una domanda a cui ha provato a rispondere il professor Canavesi, facendo una premessa: “Noi abbiamo più 'Italie' – ha detto il docente – perchè il funzionamento  delle scuole e la possibilità trovare lavoro è molto diverso in base al territorio”. Questa circostanza fa sì, secondo Canavesi, che “non si può intervenire con regole generali ed uniformi incapaci di tenere conto di queste differenze”. Inoltre, ha aggiunto il docente, “non è con un atto normativo che si può pensare di risolvere il problema dell'occupazione“. Canavesi ha analizzato quelle che secondo lui sono le cause di questa mancata integrazione tra formazione ed occupazione: “Scontiamo – ha detto il professore – gli effetti del monopolio pubblico sul collocamento che ha impedito lo svilupparsi di una reale cultura dell'incontro tra domanda-offerta“. Questo monopolio avrebbe “sfavorito la mediazione e favorito canali informali che sono un danno per i giovani e creano diseguaglianza sociale perchè facilitano alcuni a danni di altri”. Un altro motivo viene individuato dal professore nelle riforme della scuola accusate di aver proceduto ad una “liceizzazione troppo spinta” che avrebbe danneggiato “le scuole superiori tecniche”. Canavesi ha fatto poi l'esempio di quella che potrebbe essere una soluzione messa in atto nella piccola realtà dell'ateneo di Macerata. “Gli avvocati – ha raccontato il professore – si lamentano spesso che non trovano i praticanti. Allora al dipartimento di giurisprudenza abbiamo incominciato a far incontrare avvocati e studenti durante la settimana che precede la seduta di laurea”.

Boccia critico con il governo del cambiamento

Il presidente Vincenzo Boccia, che sul decreto dignità si era scontrato con il ministro Di Maio, non ha risparmiato qualche frecciata nei confronti dell'esecutivo Conte. “Ringrazio il Meeting – ha esordito il leader dell'associazione di industriali – che ci permette di comunicare indirettamente con chi vorrebbe azzerare la disintermediazione“. “Le parti sociali – ha continuato Boccia – non vogliono avere sempre ragione ma rappresentano lavoratori e imprese e qualche idea in più ce l'hanno”. Il presidente di Confindustria ha poi rivendicato la firma del cosiddetto “patto della fabbrica” con i sindacati: “Siamo orgogliosi del patto della fabbrica, per noi ha aperto un nuovo umanesimo dei ceti perchè obbliga le parti sociali a collaborare su tante questioni e ripropone la centralità lavoro nel dibattito pubblico”. Un tema che, secondo Boccia, sarebbe scomparso durante la campagna elettorale.  A tal proposito, Boccia ha osservato: “Chi governa il Paese non è più anti-sistema, ora è sistema. Non si può stare al governo e fare l'opposizione continuamente“.  Le critiche del presidente di Confindustria è andata avantii: “Un governo di un Paese si misura dai risultati, non dagli obiettivi. Sull'aumento dello spread, ad esempio,  ce la prendiamo con gli altri, ma lo spread è l'effetto non la causa“. Su questo, Boccia ha ironizzato: “Altrimenti confondiamo causa ed effetto e dobbiamo fare un corso di formazione elementare dei fondamentali dell'economia”. Sul problema del rapporto giovani e lavoro, il leader degli industriali ha espresso l'auspicio di un ritorno “allo spirito del Dopoguerra” determinando un “cambio di paradigma del pensiero” che “non può essere 'se non studi lavori' ma 'se studi vai a lavoro' perchè quest'ultimo non è una penalità, è una premialtà, è un elemento di dignità e non lo fai formalmente con un decreto: lo fai con la sostanza”.  Boccia ha rivendicato la collaborazione tra parti sociali in questa fase storica: “Noi come parti sociali abbiamo capito che in una fase delicata della vita del Paese dobbiamo compattarci e difenderci da una guerra commerciale, perchè i dazi di Trump su Ue e Cina tali sono”. Boccia ha voluto fare un'osservazione anche sulla realtà internazionale dominata dal dibattito sui dazi tra Cina e Stati Uniti: “Dietro le loro politiche c'è un unico comune denominatore; la difesa delle industrie nazionali”. Il presidente di Confindustria ha concluso dicendo: “Noi parti sociali non vogliamo alibi, ultimamente noto una tendenza a trovare la colpa dell'altro così abbiamo l'alibi del non fare. Questo Paese ha bisogno di soluzioni”. “Ci vorrebbe – ha continuato Boccia – una Flat Tax, cioè una detassazione totale per i primi anni di assunzione a tempo indeterminato dei giovani. In questo modo, si potrebbe davvero dire che dietro al pensiero economico c'è un'idea di società, aperta ed inclusiva“.

Lavoro elemento centrale

Nel suo intervento, Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, ha denunciato la scomparsa del tema lavoro-giovani nel dibattito pubblico. Un tema attuale in un Paese in cui si registra ancora una percentuale di oltre il 30% di disoccupazione giovanile. “Il lavoro – ha detto Furlan – è l'elemento più importante per la creazione della comunità”. Deve cambiare, secondo la segretaria Cisl, l'impostazione che si dà oggi al lavoro percepito troppo spesso come un elemento di sofferenza. “Il lavoro – ha ribadito Furlan – in quanto affermazione della dignità della persona deve tornare ad essere la priorità nel dibattito politico“. Lo è ancora di più, dice Furlan, in un momento storico in cui è in atto una trasformazione del lavoro stesso e che rende quello della formazione e della competenza un tema strategico. “Quanto è importante – ha detto la segretaria generale Cisl – l'investimento nella scuola” specialmente in un “Paese che almeno da 20 anni, di finanziaria in finanziaria, ha visto tagli su scuola, università e ricerca, cioè su settori strategici sia a livello economico che a livello umano”. Sul decreto dignità, Annamaria Furlan ha fatto un accenno: “Abbiamo discusso tanto, mai in un confronto col governo. Noi avevamo suggerito alcune cose che erano di buon senso, ad esempio sulle causali” ma, ha rilevato la segretaria della Cisl, “se il tema del lavoro si riduce ad una discussione sui voucher diventa complicato guardare al futuro”. In conclusione, Furlan ha auspicato: “Chi governa si deve dare un respiro lungo. Per avere l'obiettivo del domani – ha concluso – non dobbiamo cercare l'applauso oggi, ma dobbiamo porci tutti insieme il problema se stiamo costruendo un futuro per i nostri giovani”.

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