Cinquant’anni fra i Bangwa: a Fontem, in Camerun, una solenne celebrazione per i Focolari

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Era il 1966 quando il movimento dei Focolari mise piede sul suolo del Camerun, a Fontem, percorrendo il sentiero dell’evangelizzazione. Qui, ad accogliere i medici missionari, c’erano i Bangwa (o Bangoua), la popolazione locale, stanziata nell’area del Grassland. Fin dal primo momento, fu chiaro che, l’arrivo in quel luogo, era parte del disegno di Dio riservato loro: l’emergenza umanitaria nella quale i nativi si trovavano rese infatti quella missione una delle più importanti per la vita del movimento. Anche la fondatrice, Chiara Lubich, visitò il posto nello stesso anno, accolta gioiosamente dal re, il Fon Defang di Fontem, per ritornarvi in altre due occasioni. Nel 2000, data dell’ultima visita, si congedò dai Bangwa con queste parole: “Non mi sento di staccarmi da voi senza avere fatto un patto solenne. Un patto d’amore vicendevole, forte e vincolante. È come una specie di giuramento, in cui ci impegniamo a essere sempre nella piena pace fra noi e a ricomporla ogni volta si fosse incrinata”.

Un patto d’amore, dunque, stipulato cinquant’anni fa e, tutt’oggi, saldo e forte. Tanto che, in occasione della ricorrenza del 2016, il vescovo di Mamfe, mons. Andrew Nkea, ha indetto un anno del ringraziamento, proprio per celebrare lo sbarco dei Focolari nel Grassland: “Attraverso il Movimento, Dio ha visitato il popolo Bangwa – ha scritto il vescovo nella lettera di presentazione dell’iniziativa -. Hanno vissuto il patto dell’amore scambievole con il popolo Bangwa e insegnato la spiritualità dell’unità e la fraternità universale… Ora è il momento di celebrare l’amore di Dio per tutto il popolo di Lebialem”. Una lettera, questa, non solo di ringraziamento, ma anche di memoria, per tutto l’impegno profuso da quell’ormai lontano 1966, e per coloro che ne sono stati protagonisti.

Per questo, giunti ormai alla conclusione di questa speciale ricorrenza, dal 14 al 17 dicembre verrà organizzata, a Fontem, una solenne celebrazione, la quale chiuderà l’anno di ringraziamento. La preparazione dell’evento ha visto coinvolti, oltre agli stessi focolarini, anche la popolazione locale, i Fon e le istituzioni, fattore che ha contribuito a rendere l’appuntamento di rilevanza nazionale, tanto da meritare una presentazione ufficiale nella capitale camerunense, Yaoundé, da parte del primo ministro, Philemon Yang.

Durante le giornate di celebrazione, ci sarà spazio per il cosiddetto giubileo del College “Our Lady seat of Wisdom”, uno tra i migliori istituti pre-universitari del Paese, ma anche per una Conferenza internazionale sul dialogo interreligioso tra cristianesimo e religione tradizionale africana, la quale si articolerà sulle esperienze in merito vissute dai missionari nel corso di questi 50 anni.

Una riconoscenza così profonda giunge da un impegno costante, profuso con dedizione e rispetto reciproco, il quale ha contribuito di gran lunga a migliorare le condizioni igienico-sanitarie di questa piccola porzione d’Africa. In questi lidi, la presenza dei missionari e, con loro, della Parola di Dio ha permesso un’armoniosa intersezione tra le ancestrali tradizioni locali e il messaggio cristiano. A questo proposito, sono illuminanti le parole del teologo Martin Nkafu, direttore del Dipartimento delle Scienze umane e sociali dell’Area internazionale di ricerca alla Pontificia Università Lateranense di Roma, riportate nel comunicato ufficiale del movimento: “Il cristianesimo non ha cambiato la mentalità della gente; nell’aderire a Cristo, il Bangwa mantiene la sua personalità, la sua cultura, una visione integra della realtà, e ciò gli permette – per usare le parole di Giovanni Paolo II a Nairobi nel 1982 – di potere essere autenticamente africano e profondamente cristiano”.

 

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