Chiesa e giovani, il mea culpa del Vicario di Roma mons. De Donatis

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:47

“Prendiamo per slogan o frasi fatte certe espressioni del nostro vescovo quando parla di un 'improrogabile rinnovamento ecclesiale'”. Il Vicario del Papa per Roma, mons. Angelo De Donatis, ha stigmatizzato così, alla chiusura del convegno diocesano dedicato ai giovani, di fatto la sua prima uscita pubblica da quando è alla guida della diocesi di Roma, la mancanza di una risposta pronta agli inviti del S. Padre alla conversione. Il convegno era stato aperto il 19 giugno scorso proprio da Papa Francesco nella Basilica di S. Giovanni in Laterano. Fu l'ultima “uscita ufficiale” del cardinale Vallini a cui mons. De Donatis sarebbe subentrato dopo pochi giorni. Il tema, “Non lasciamoli soli!“, era stato incentrato su un aspetto nevralgico della vita familiare: la relazione tra genitori e figli adolescenti e la difficile sfida dell’educare. “Proprio a partire da quanto ci ha detto il Papa, rendendo grazie per il cammino svolto negli anni scorsi, possiamo confrontarci sull’esigenza forte della conversione pastorale al servizio del popolo che ci è affidato ed in modo particolare delle famiglie che si impegnano con energia e con forza per educare alla fede e trasmettere il tesoro prezioso della Parola del Vangelo” aveva scritto nei giorni scorsi il Vicario in preparazione all'incontro odierno.

Guai ai pessimisti

Questa mattina mons. De Donatis, parlando ai sacerdoti, ha affermato che “la malattia più pericolosa nella Chiesa è il pessimismo, quando si tirano i remi in barca”. “Smettere di cercare gli uomini, di coinvolgersi nelle loro gioie e speranze, tristezze e angosce è una forma di ateismo pratico” ha sottolineato. Quanto ai giovani, ha fatto presente che la metà di loro a Roma non frequenta la Chiesa, “molti hanno perso la capacità di sognare”. E fa un 'mea culpa' a nome della Chiesa: “Forse abbiamo parlato loro di cose che non avevano troppo a che fare con la vita“.

Vicinanza senza ricetta pronte

Questa sera l'arcivescovo illustrerà agli operatori delle parrocchie e delle varie realtà ecclesiali gli orientamenti pastorali. Ma intanto ha spiegato che “non ci sono ricette pronte, noi non abbiamo soluzioni ai problemi, quando c'è un'emergenza ci mettiamo accanto alla gente. La Chiesa ha sempre fatto questo”. Quanto alle risposte della Chiesa di fronte alle emergenze della città, non ultima quella dei senza casa che vivono da un mese nell'atrio della Basilica dei Santi Apostoli, mons. De Donatis ha aggiunto: “Lì il parroco che cosa ha fatto? Si è messo accanto, condivide la loro realtà”.

I giovani non sognano più

“La componente giovanile delle nostre comunità si è lentamente spostata alla finestra, sviluppando un senso di estraneità nei confronti della comunità cristiana e si è addormentata – ha detto il Vicario del Papa nella sua relazione – Dio vuole che la nostra comunità si converta e ciò non può avvenire se non mettiamo al centro i giovani e i piccoli. È con tristezza che vediamo i ragazzi della città appiattirsi sulla mediocrità. Stanno perdendo la capacità di sognare, rimangono soli, si chiudono nell’individualismo. Senza il Signore si può essere giovani ma vecchi dentro, anche morti”. Mons. De Donatis ha poi sollecitato i sacerdoti ad “aiutare i genitori a riscoprire la loro vocazione paterna e materna, la bellezza di un amore di donazione che li rende simili a Dio, la luminosità del gesto di chi muore un po’ perché il figlio possa avere vita. Vogliamo aiutare loro a riscoprire che la fede in Gesù e la relazione con Lui sostiene e dà forma anche al proprio modo di essere genitori”.

Lontani dalla fede

“Non parliamo dei giovani ma con i giovani – ha aggiunto l'arcivescovo – Così riconosceremo il volto bellissimo e fragile perché deturpato dalla solitudine, dalle dipendenze, dall’arroganza e dalla violenza di chi usa e abusa di loro. C’è nel cuore dei ragazzi di questa città un desiderio di Dio che si esprime in mille maniere diverse: voglia di raccontarsi, di sperimentare, di provare ‘la vertigine’, bisogno profondo di stare con gli altri, di superare l’isolamento, di trovare accoglienza e punti di riferimento tra gli adulti, rifiuto dei formalismi, delle relazioni non autentiche, degli spazi rigidi e non vitali, perché si è alla ricerca di un nuovo modo di stare al mondo. C’è nostalgia di Dio anche in molti di coloro che dicono di non credere in nessuna religione, quasi la metà dei nostri ragazzi“. Non è sufficiente dispensare consigli sulla relazione genitori-figli: “Il Vangelo di Gesù sia il cuore della comunità cristiana in rapporto a ogni età”. Piuttosto, ha invitato i sacerdoti ad “ascoltare il grido dei giovani” e a essere presenti “nei luoghi più a rischio dei ragazzi, in un processo permanente di incontro e ascolto. Il Signore vuole che li incontriamo. Rilanciamo una pastorale coraggiosa di dialogo nel territorio”. Mons. De Donatis ha chiesto al Papa un sussidio per pregare in famiglia ed ha ricordato che “non tutto è mediato da contenuti dottrinali, ma da accoglienza e senso di famiglia. Da qui può nascere il giovane cristiano che si impegna nella Chiesa e nel mondo”.  

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