Oggi la Chiesa celebra il beato Carlo Acutis, l’influencer di Dio

Oggi la Chiesa celebra il beato Carlo Acutis, morto a soli 15 anni di leucemia e proclamato beato da Papa Francesco lo scorso anno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:46
Carlo Acutis

Oggi la Chiesa celebra il beato Carlo Acutis, figura molto attuale e amata dai giovani, soggetti principali della sua predicazione nei suoi pochi anni di vita terrena. Carlo è nato il 3 maggio 1991 a Londra dove la famiglia viveva per motivi di lavoro del padre Andrea, corporate finance executive presso la banca d’affari Lazard Brothers. Il bimbo venne chiamato come il nonno paterno, il proprietario di Vittoria Assicurazioni Carlo Acutis.

Andrea Acutis, in procinto di entrare nella dirigenza di Vittoria Assicurazioni, si trasferì con la famiglia a Milano a settembre, dove il giovane Carlo frequentò la scuola elementare e media presso le suore Marcelline, la parrocchia presso la chiesa di Santa Maria Segreta e il liceo classico presso l’Istituto Leone XIII, gestito dai Gesuiti.

Leucemia fulminante: morire in tre giorni

Nel 2006 si ammalò improvvisamente di leucemia fulminante, a causa della quale morì il 12 ottobre, in soli tre giorni, presso l’ospedale San Gerardo di Monza, dopo aver offerto le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa. Aveva 15 anni.

E’ stato sepolto secondo il suo desiderio nel cimitero di Assisi, dove rimase fino alla traslazione nel Santuario della Spogliazione, sempre in Assisi, dove si trova dal 6 aprile 2019. E’ stato proclamato beato il 12 ottobre 2020 da Papa Francesco.

L’oratorio dedicato al beato Carlo Acutis

“Sin da piccolissimo Carlo mostrò una grandissima fede”, ha recentemente raccontato la mamma Antonia Salzano e il papà Andrea Acutis durante una recente testimonianza a Fabriano.

I due coniugi, genitori anche di due gemelli di quasi 11 anni, hanno infatti partecipato lo scorso 17 agosto ad un incontro-testimonianza nella parrocchia collegiata San Nicolò di Fabriano, invitati dal parroco e direttore di In Terris, don Aldo Buonaiuto.

Da sinistra: Andrea Acutis, Antonia Salzano, don Aldo Buonaiuto e il giornalista Giacomo Galeazzi

Alla fine dell’incontro – che ha avuto enorme successo e ha visto la partecipazione di oltre 300 fedeli – don Buonaiuto ha annunciato l’apertura domani, 13 ottobre a San Nicolò, di un oratorio intitolato a Carlo Acutis. I genitori hanno donato alla parrocchia un quadro con la sua immagine e una preziosa reliquia del beato.

I suoi eroi erano i santi

“Carlo era innamorato di Dio. Tanto che a soli sette anni si accostò alla Prima comunione, ricevuta con un permesso speciale. La sua devozione, rivolta in particolare, oltre che all’Eucaristia (che chiamava ‘La mia autostrada per il Cielo’), anche alla Madonna, lo portava quotidianamente a partecipare alla Messa e a recitare il rosario”.

“I suoi eroi non erano i calciatori o i cantanti, ma i santi: san Francesco d’Assisi, che adorava, Francisco e Jacinta Marto, san Domenico Savio, san Luigi Gonzaga e san Tarcisio. Inoltre, Carlo si confessava tutte le settimane. Pregava per tutti e, già in vita, ricevette moltissime grazie. Attraverso la sua preghiera, tante persone si sono riavvicinate alla fede, alla comunione e ai sacramenti in genere; altre sono miracolosamente guarite o hanno ricevuto delle grazie come il dono della maternità e della paternità”.

“Lui non era attratto dal ‘mondo’, ma da Dio e dagli uomini, che erano tutti unici e nei quali vedeva Dio stesso. Si stupiva del fatto che le persone si entusiasmassero per quel cantante o per quell’attore, che riempissero gli stadi ma che le chiese – dove è custodito il corpo di Cristo – fossero semi vuote. ‘Se le persone capissero il dono dell’Eucaristia – ci ripeteva a noi genitori – le chiese sarebbero stracolme!’”.

 La mostra sui miracoli eucaristici nel mondo

Carlo ideò e organizzò così la mostra sui miracoli eucaristici nel mondo, con la collaborazione dell’Istituto San Clemente I Papa e Martire. Tale mostra, ospitata nelle parrocchie che ne fanno richiesta e presente anche online, è già stata ospitata in tutti i cinque continenti: solo negli Stati Uniti d’America in quasi 10.000 parrocchie; nel resto del mondo in centinaia di parrocchie e in alcuni tra i santuari mariani più famosi, come ad esempio Fátima, Lourdes e Guadalupe. Ma anche in Cina, Medio Oriente, India, Africa… in Nazioni non cattoliche o non cristiane, ma “il messaggio e la figura di Carlo è inarrestabile e ha conquistato il cuore di milioni di persone. Attraverso questa mostra, Carlo sta ancora compiendo tanti miracoli” racconta la mamma.

Carlo influencer di Dio

“Inoltre, Carlo era molto portato nell’informatica: aveva creato negli anni dei siti web attraverso i quali diffondeva la fede in Gesù Eucaristia con parole semplici, che colpivano il cuore dei giovani, essendo lui stesso uno di loro. Non a caso Papa Francesco ha recentemente lodato Carlo per come ha usato i nuovi mezzi di comunicazione al fine di diffondere la buona novella. Un vero influencer di Dio! In Carlo i ragazzi si riconoscevano perché non era diverso da loro: amava gli amici, lo sport, i computer, le passeggiate in montagna… ma in più aveva sempre Dio nel cuore”.

Una morte vissuta col sorriso

“Carlo sapeva sin da bambino che sarebbe morto giovane. Ci diceva: ‘morirò perché mi si romperà una vena nella testa’ e ‘rimarrò giovane per sempre!’. Anche quando gli dissero che aveva solo un’influenza (ma era già la leucemia) disse: ‘offrirò le mie sofferenze a Dio così andrò direttamente in paradiso senza passare per il purgatorio’. Noi genitori pensavamo che scherzasse: era sempre molto allegro e scherzoso. Invece, neppure sette giorni dopo, tornò alla casa del Padre. Infatti, dopo la febbre ebbe un tracollo: lo portammo all’ospedale dove gli diagnosticarono una leucemia fulminante. Lui in quell’occasione mi disse: ‘mamma, io non uscirò vivo da qui ma ti darò tanti segni’. Lui, essendo unito con Gesù attraverso l’Eucaristia, viveva nel cuore già una prefigurazione di quella gioia eterna. Per lui la morte infatti non era la fine di un viaggio, ma viveva la morte come un passaggio alla vita vera: viveva la morte come un santo!”.

 

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