Calaça de Mendonça, un poeta a difesa dei tesori della Chiesa

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Fa il lavoro che voleva fare Benedetto XVI e la sua missione è proteggere il patrimonio documentario della Santa Sede. Un compito tutt'altro che semplice e che in passato è anche finito al centro di controversie legali internazionali su copyright e colossali diritti di sfruttamento commerciale delle immagini. Dal giugno 2018 monsignor José Tolentino Calaça de Mendonça è archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa E’ portoghese, di Madeira, dove è nato il 15 dicembre 1965. E’ stato rettore del Pontificio Collegio Portoghese a Roma. Docente invitato nelle università cattoliche di Pernambuco e Rio de Janeiro e alla facoltà di Filosofia e Teologia di Belo Horizonte in Brasile. E’ consultore del Pontificio Consiglio della Cultura dal 2011.

Il sogno di Ratzinger 

“È noto che il cardinale Joseph Ratzinger, al termine del suo incarico alla Dottrina della Fede, avrebbe voluto divenire Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa; i suoi confratelli cardinali hanno deciso però in altro modo – ha ricordato monsignor Jean-Louis Bruguès –. Ma quando Papa Benedetto XVI mi nominò alla guida della Biblioteca Apostolica Vaticana, nel giugno 2012, mi disse: “Le affido i tesori della Chiesa”. Tesori? La parola può sorprendere, poiché dopo tutto i veri tesori della Chiesa sono i Santi o i sacramenti o anche i poveri, come ama ripetere papa Francesco. Ciò nonostante sì, gli scritti sono dei tesori perché essi conservano le tracce più autentiche e più necessarie della Storia della salvezza tra gli uomini”. 

Autore di opere poetiche

Un anno fa il Papa aveva nominato archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa don José Tolentino Calaça de Mendonça, fino quel momento vice rettore dell’Università cattolica portoghese di Lisbona, elevandolo in pari tempo alla sede titolare vescovile di Suava, con dignità di arcivescovo. È stato ordinato sacerdote per la diocesi di Funchal (Madeira) il 28 luglio 1990. Ha conseguito la licenza in teologia all’Università Cattolica Portoghese a Lisbona nel 1989 e la licenza in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico a Roma nel 1992. Ha ottenuto il dottorato in Teologia Biblica all’Università cattolica portoghese a Lisbona nel 2004. È stato, tra l’altro, docente al Seminario diocesano di Funchal e rettore del Pontificio Collegio Portoghese a Roma. Ha  pubblicato numerosi volumi e articoli in ambito teologico ed esegetico, oltre a varie opere poetiche.

Il caso Peconi

Una delle vicende più controverse legate al patrimonio documentario della Santa Sede ha riguardato padre Leonard E. Boyle, ex prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, uno dei massimi studiosi internazionali di manoscritti latini e medioevali. Il nome del domenicano irlandese, grande esperto di San Tommaso d'Aquino, resta legato ad un episodio poco edificante, che alla fine degli anni Novanta gli costò il posto di supremo bibliotecario della Santa Sede. “Si tratta del cosiddetto “pasticciaccio” della Biblioteca Vaticana, ovvero uno scandalo finanziario e giudiziario legato allo sfruttamento commerciale delle riproduzioni della preziosissima collezione di manoscritti e libri dei Papi- riferisce Adnkronos-. Boyle fu silurato dalla Segreteria di Stato vaticana nel maggio '97, quando recise il contratto trentennale stipulato dal prefetto bibliotecario con la donna d'affari americana Elaine Peconi. Le autorità vaticane dichiararono nullo e senza effetti il contratto stipulato da Boyle con Peconi, poiché solo il Papa ha diritto di disporre della Biblioteca Apostolica”. Oltre al licenziamento, Boyle fu citato dalla Peconi, insieme ad altri esponenti della Curia romana, davanti alla magistratura americana per frode e rottura di contratto. In qualità di prefetto della Biblioteca Apostolica, padre Boyle, scomparso nel 1999, aveva  introdotto la secolare istituzione nell'era digitale, rendendola consultabile anche via computer per la gioia degli studiosi di tutto il mondo.

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