Bergoglio: “Gesù piange quando il nostro cuore si chiude alle sue sorprese”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:00

Commentando il vangelo di Luca il Papa ha spiegato che Gesù desidera entrare nei nostri cuori per portare la pace, ma ha bisogno del nostro consenso, della nostra libertà. Il Pontefice nella sua omelia a Santa Marta ha dichiarato che il Signore piange per la “chiusura del cuore, della città eletta, del popolo eletto. Non aveva tempo per aprirgli la porta! Era troppo indaffarata, troppo soddisfatta di se stessa. E Gesù continua a bussare alle porte, come ha bussato alla porta del cuore di Gerusalemme: alle porte dei suoi fratelli, delle sue sorelle; alle porte nostre, alle porte del nostro cuore, alle porte della sua Chiesa. Gerusalemme si sentiva contenta, tranquilla con la sua vita e non aveva bisogno del Signore: non se ne era accorta che aveva bisogno di salvezza. E per questo ha chiuso il suo cuore davanti al Signore”.

Il vescovo di Roma ha attualizzato la Parola del Vangelo, riconoscendo che “il pianto di Gesù su Gerusalemme è il pianto sulla sua Chiesa oggi, su di noi”. Ha continuato spiegando che gli uomini non hanno accolto la novità del Signore perché vivevano tranquilli con quello che avevano, e non volevano problemi, Gerusalemme non ha riconosciuto il passaggio di Dio perché troppo scomodante: “Aveva paura di essere visitata dal Signore; aveva paura della gratuità della visita del Signore. Era sicura nelle cose che lei poteva gestire. Noi siamo sicuri nelle cose che noi possiamo gestire… Ma la visita del Signore, le sue sorprese, noi non possiamo gestirle”. Ha sottolineato poi quali sono state le paure di Gerusalemme: “di essere salvata per la strada delle sorprese del Signore. Aveva paura del Signore, del suo Sposo, del suo Amato. E così Gesù piange. E tutti noi abbiamo paura della conversione, perché convertirsi significa lasciare che il Signore ci conduca”.

Concludendo l’omelia il Papa si è rivolto in particolar modo ai cristiani, alla chiesa invitando ad un esame di coscienza, ad un confronto concreto con la Parola di Dio. “Io mi domando: oggi noi cristiani, che conosciamo la fede, il catechismo, che andiamo a Messa tutte le domeniche, noi cristiani, noi pastori siamo contenti di noi? Perché abbiamo tutto sistemato e non abbiamo bisogno di nuove visite del Signore… E il Signore continua a bussare alla porta, di ognuno di noi e della sua Chiesa, dei pastori della Chiesa. Eh sì, la porta del cuore nostro, della Chiesa, dei pastori non si apre: il Signore piange, anche oggi”. Nel pieno stile bergogliano, l’omelia si è conclusa con un invito a lasciarsi interrogare e mettere in discussione dal Vangelo: “Pensiamo a noi: come stiamo in questo momento davanti a Dio?”.

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