Benedetto, maestro nella ricerca della verità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:00

Un pensiero affettuoso e intenso al Papa emerito Benedetto. La sua preghiera e la sua presenza discreta e incoraggiante ci accompagnano nel cammino comune; la sua opera e il suo magistero continuano a essere un’eredità viva e preziosa per la Chiesa e per il nostro servizio”. Papa Francesco ha reso omaggio ancora una volta al suo predecessore in occasione della consegna del Premio Ratzinger al prof. Theodor Dieter, teologo luterano tedesco; al prof. Karl-Heinz Menke, teologo e sacerdote cattolico tedesco; e al maestro Arvo Pärt, compositore musicale estone, cristiano ortodosso

Francesco ha sollecitato la Fondazione presieduta da padre Federico Lombardi “a proseguire nell’impegno, studiando e approfondendo” l'eredità del Papa emerito e “nello stesso tempo guardando avanti, per valorizzarne la fecondità sia con l’esegesi degli scritti di Joseph Ratzinger, sia per continuare – secondo il suo spirito – lo studio e la ricerca teologica e culturale, anche entrando nei campi nuovi in cui la cultura odierna sollecita la fede al dialogo. Di questo dialogo lo spirito umano ha sempre bisogno urgente e vitale: ne ha bisogno la fede, che si astrae se non si incarna nel tempo; ne ha bisogno la ragione, che si disumanizza se non si eleva al Trascendente. Infatti 'la fede e la ragione – affermava San Giovanni Paolo II – sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità'. Joseph Ratzinger continua a essere un maestro e un interlocutore amico per tutti coloro che esercitano il dono della ragione per rispondere alla vocazione umana della ricerca della verità“.

Il Pontefice ha ricordato che quando il Beato Paolo VI chiamò Ratzinger “ad assumere la responsabilità di arcivescovo di Monaco e Frisinga, egli scelse come motto 'Cooperatores veritatis', 'Collaboratori della verità', traendole dalla Terza Lettera di Giovanni. Esse ben esprimono l’intero senso della sua opera e del suo ministero. Questo motto campeggia sui diplomi dei Premi che ho consegnato, per significare che anche i Premiati hanno dedicato la loro vita all’altissima missione di servire la verità, alla diaconia della verità”.

Ricordando la provenienza dei premiati da tre confessioni diverse, il Papa ha sottolineato che “la verità di Cristo non è per solisti, ma è sinfonica: richiede collaborazione docile, condivisione armoniosa. Ricercarla, studiarla, contemplarla e tradurla in pratica insieme, nella carità, ci attira con forza verso la piena unione tra di noi: la verità diventa così una sorgente viva di legami di amore sempre più stretti. Ho accolto con gioia l’idea di allargare l’orizzonte del Premio per includervi anche le arti, oltre alla teologia e alle scienze ad essa naturalmente connesse. È un allargamento – ha concluso – che corrisponde bene alla visione di Benedetto XVI, che tante volte ci ha parlato in modo toccante della bellezza come via privilegiata per aprirci alla trascendenza e incontrare Dio”

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